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Dove sono le prove?

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Quello che anche i bambini devono imparare a chiedere

Lo so, sto diventando pignolo e puntiglioso ma che ci posso fare se certe cose mi si imprimono nella coscienza come le dita nel pongo?
Un amico polemizza e contesta una persona in un social, condannandone il comportamento. Non la solita questione soggettiva che ha a che vedere con ‘mi piace o non mi piace’, bensì accuse ben precise, dirette ed oggettive.

Io gli domando privatamente:

Hai le prove di quello che dici? Sei a conoscenza dei fatti per esperienza diretta?

In tutta risposta:

Le prove? Ma dai, le prove si usano in tribunale, mica in questi casi così superficiali!

Penso sia uno dei nostri mali peggiori.

Credere che nel quotidiano, nei social, o comunque in tutte quelle situazioni in cui si parla del più e del meno, sia possibile giudicare e condannare senza lo straccio di una prova, come se quest’ultima sia una questione che riguarda solo i tribunali.

Ascoltiamo, leggiamo, spesso anche solo i titoli dei giornali e tiriamo conclusioni affrettate.

Questo meccanismo, che viene poi riprodotto nella vita di tutti i giorni, è ciò che provoca un gran numero di danni e di conflitti relazionali.

Un’abitudine da perdere al più presto, se si desidera mantenere armonia dentro e fuori di noi.

L’imperativo, ancora una volta, è:

Come me lo dimostri?

Giacché l’onere delle prove è a carico di chi accusa, ed è perciò un sacrosanto diritto richiederle.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.