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Amore incondizionato?

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Amore


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Le ragioni dei risentimenti

Certamente è romantico e poetico sentir parlare di amore incondizionato ma se un figlio viene cresciuto attraverso un amore che non pone condizioni, quando sarà grande, e magari verrà lasciato dal partner, non lo sopporterà e potrà perfino diventare violento.

Ma come? Non mi ami come mia madre e come mio padre i quali sopportavano tutto di me incondizionatamente? Allora ti punisco!

D’altra parte, al contrario, chi non ha ricevuto sufficiente amore durante l’infanzia, potrà, per reazione, sviluppare il desiderio di offrire cure ossessive nei confronti della persona amata trascinando nella nevrosi anche il partner e alimentando, nel tempo, un amore – odio reciproco fatto di attaccamento, rancore e risentimento.

Per il filosofo tedesco Nietzsche, se sviluppiamo risentimento ciò è dovuto al fatto di sentirci mediocri e schiavi dell’altro.

Per l’antropologo e filosofo francese René Girard, invece, il problema è ancora più profondo, poiché, così sostiene, determinate reazioni negative esistono in potenza in ognuno di noi, sia che si abbia autostima oppure no.

Non posso dire con certezza chi dei due abbia ragione, ma posso invitarvi a riflettere utilizzando qualche esempio.

Una moglie che riversa cure ossessive nei confronti del marito o dei figli vede in loro e in se stessa il modello di amore che tanto desiderava dai propri genitori, ma se tale affetto non viene ricambiato, e ciò di solito avviene perché chi è oggetto di attenzioni ossessive si sente soffocare, accade che l’amore si trasformi in rancore reciproco.

Un marito che si sente rifiutato dalla moglie perché lui non corrisponde più all’ideale da lei sognato, se è stato educato ad essere amato incondizionatamente, produrrà risentimento nei confronti della moglie nonostante rappresenti per lui un modello di libertà e di autonomia:

Ti odio perché sei migliore di me, anche se io mi credo a te superiore!

Ovviamente, si tratta di questioni inconsce, che si possono conoscere solo guardandosi dentro con estremo coraggio.

La stima che abbiamo di noi è davvero reale? Ci rendiamo conto di quanto dipendiamo dagli altri nonostante l’arroganza di pensarci più forti?

L’amore che diciamo di offrire non potrebbe essere, invece, paura di non essere amati, di sentirci soli, non accuditi e, per tale ragione, condotti alla schiavitù reciproca?

Come poterci liberare dai meccanismi inconsci che fanno di noi le probabili vittime incomprese in ogni genere di relazione?

Un nemico interiore invisibile è come un cecchino nascosto pronto a colpirci in ogni momento.

Se vogliamo scovarlo dobbiamo prima di tutto renderci conto che c’è qualcosa che non va in noi. In secondo luogo, che sia necessario farsi aiutare da qualcuno a rendere visibile il nemico che è dentro di noi. Per finire, perseguire una strada che ci conduca realmente all’autonomia, all’indipendenza e alla fiducia in noi stessi e nelle nostre forze e capacità.

Finché ci riterremo deboli e dipendenti in modo assolutistico qualunque nevrosi o stato d’ansia resterà sulla porta dei nostri pensieri fino ad entrare in maniera invadente, e purtroppo anche cronicamente, nella nostra anima.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.