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Quando ‘o bestione non era il Borbone

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Caricatura di Vittorio Emanuele II


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Ogni qual volta che rivedo il vecchio, ma ancora godibile, film ‘Ferdinando I re di Napoli’, 1959, del regista Gianni Franciolini, non posso fare a meno di constatare che nella pellicola in questione si consuma l’ennesimo scippo alla memoria storica del Sud ovvero del perduto regno delle Due Sicilie.

Certo il cast degli attori è veramente eccezionale: dai tre fratelli De Filippo, Eduardo, Peppino e Titina, a Marcello Mastroianni, Aldo Fabrizi, Renato Rascel, Nino Taranto, Rosanna Schiaffino.

E poi quell’accattivante motivetto della canzone ‘Vola, vola palummella…’, colonna sonora del film, che ti invita subito a canticchiarlo.

Eppure, proprio in quella canzone si consuma il falso storico accennato sopra. D’altronde, di falsi storici ai danni del regno delle Due Sicilie ne è piena la nostra storia patria.

A cominciare dalla ‘fulgida’ vittoria del generalissimo don Peppino Garibaldi a Calatafimi, dimenticando che fu l’improvvido (?) ordine di ritirata del generale Francesco Landi a vanificare lo sforzo dei cacciatori borbonici ormai ad un passo della vittoria.

Poi, nei libri di storia, ci si dimenticò di scrivere che il Landi era stato comprato dall’oro piemontese. Di esempi simili ne possiamo portare a iosa e così generali e ammiragli, felloni e cialtroni ad un tempo, scipparono anche l’onore dell’esercito borbonico.

Ma torniamo al film e alla canzone. La pellicola fu girata per celebrare e festeggiare il centenario dell’Unità d’Italia, che cadeva nell’anno 1961. Fin qui niente di male, d’altronde il perseguimento dell’Unità d’Italia nell’Ottocento era nel corso ineludibile delle cose, ma non in quel modo e con quei metodi, che portarono alla fine ad una Malaunità e al sorgere della mai risolta, fino ad oggi, questione meridionale.

E il falso storico?

Il regista Franciolini prese una canzone cantata dopo il 1861, contro i Savoiardi, ovvero i Piemontesi, dalle bande legittimiste, brigantesche secondo la storiografia ufficiale, e dalle popolazioni meridionali e la mise in bocca ai suoi attori a sfottò del Borbone, nel caso in questione re Ferdinando I.

Ci dispiace che attori meridionali del calibro dei De Filippo e di Nino Taranto si siano prestati a tale mistificazione. Probabilmente Totò non avrebbe accettato.

Qui di seguito riporto il testo di ‘Vola, vola palummella…’, che ritengo il più vicino all’originale:

Vola, vola… palummella, po’ paese ca se lagna…
Statte attient’ ‘o falcone… ‘o falcone ca te magna…
Pe’ tutta Napule, tutt’ ‘a campagna
corre na voce… co falcone addà schiattà.
Fà ‘o padrone, fà ‘o lione
chistu piezz’ ‘e bestione.
Và arrubbanno, massacranno
triemm’ ‘o vì ca stà arrivanno.
Palummella vola, vola
pecché tu sola
cù chesti scelle piccerelle può vulà!

La stragrande maggioranza degli storici è oggi concorde nel ritenere questa canzone in auge, nel Meridione, negli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, quindi dopo l’Unità d’Italia e successiva alla monarchia dei Borbone, quando più forti ed acute erano le tensioni nel Sud per un’unità così malamente perseguita.

Il canto era assai in voga tra le bande legittimiste, quindi ‘o bestione che addà schiattà non era affatto il Borbone, bensì il savoiardo Vittorio Emanuele II.

Da precisare che la musica della canzone risaliva ad un testo della fine del Settecento, musica adattata per la circostanza, dopo il Sessanta, ad un canto di ribellione e di nostalgia per la perduta libertà e indipendenza del bel Regno delle Due Sicilie.

Il testo venne poi codificato in quello attuale con il titolo ‘Palummella zompa e vola’, fermo restando la melodia settecentesca, che si ritiene di certo Piccinni. Per alcuni studiosi ciò avveniva nel 1869 per opera di Domenico Bolognese, per altri nel 1873 per mano di Teodoro Cottrau.

Di questa versione ne riportiamo le prime strofe:

Palummella, zompa e vola
addó sta nennélla mia…
Non fermarte pe’ la via
vola, zompa a chella llá…
Cu ‘e scelle, la saluta…
falle festa, falle festa
attuorno attuorno…
e ‘ll’haje ‘a di’ ca notte e ghiuorno,
io stó’ sempe, io stó’ sempe a suspirá…

Ma la canzone, pur modificata, restò sempre invisa alla polizia dei Savoia, che ne contrastò ferocemente la diffusione.

D’altronde, un’esegesi, seppure superficiale e limitata, della canzone ‘Vola, vola palummella…’ non lascia adito a dubbi di sorta a chi fosse in realtà ‘o bestione.

Và arrubbanno: nei primi 10 anni del nuovo regno d’Italia, cioè dal 1860 al 1870, i Piemontesi depredarono di tutto e di più, dallo smontaggio dei macchinari delle fabbriche meridionali portati poi al nord, all’incameramento di circa 600 milioni frutto, o meglio rapina, della vendita dei beni ecclesiastici e demaniali.

Massacranno: citiamo per tutti gli esecrabili massacri di Casalduni e Pontelandolfo.

Aggiungiamo, poi, l’odiosa tassa del macinato e l’aborrita leva obbligatoria e, per le genti meridionali, dopo le stragi a mo’ di pulizia etnica, iniziò la dolorosa emigrazione di massa durata decenni.

Si avverava così la profezia fatta un giorno lontano da re Francesco II: Essi (i Piemontesi, ndr) non vi lasceranno nemmeno gli occhi per piangere!

A questo punto è facile arguire che ‘o bestione che addà schiattà non poteva essere il Borbone, ma il re savoiardo che, peraltro, parlava la straniera lingua francese.

 

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Autore Orazio Ferrara

Orazio Ferrara, docente, scrittore, saggista, nato a Pantelleria (TP), vive a Sarno (SA). Negli anni Settanta ha fatto parte del Gruppo 77, gli intellettuali della rivista romana Futurismo Oggi, diretta da Enzo Benedetto, amico ed allievo di Marinetti.