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Angelina Romano, innocente vittima che non aveva ancora compiuto 9 anni

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Angelina Romano - foto fake
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Le nefandezze a firma dei Savoia sono state molteplici, tuttavia, questa le batte tutte

Correva l’anno del Signore 1862, 162 anni fa, quando a Castellammare del Golfo, oggi in provincia di Trapani, andò in scena la Rivolta dei Cutrara.
Si trattò di una sommossa dei siciliani che si rifiutavano di sperperare cinque anni della loro vita al servizio dell’esercito piemontese.

Naturalmente, questo ‘privilegio’ sarebbe toccato solo ai poveri, poiché i benestanti erano esentati dalla leva tramite pagamento di una cospicua somma di denaro.

Inoltre, la pressione fiscale era tremenda e la popolazione, capeggiata da due popolani, Francesco Frazzitta e Vincenzo Chiofalo, insorse contro tali ingiustizie al grido di:

Abbasso la leva e morte ai Cutrara.

Dopo aver piantato una bandiera rossa al centro del paese furono assaltate le abitazioni del commissario alla leva e del comandante della guardia nazionale, che vennero catturati e uccisi, mentre le loro case furono bruciate.

La repressone Savoia non tardò ad arrivare, perpetrando, ai danni degli indifesi cittadini, una storia di violenza e di crudeltà che i libri di storia del nostro Paese ignorano.

Arrivarono i Bersaglieri da Palermo e i rivoltosi scapparono nelle campagne circostanti.

In mancanza d’altro, l’esercito invasore diede libero sfogo alla sua frustrazione su sette inermi, radunatisi nelle campagne di contrada Falconiera, per tenersi lontani dagli scontri in paese, che, una volta scoperti, furono barbaramente trucidati per ordine del generale sabaudo Pietro Quintino.

I nomi sono noti e pubblicati in Castellammare del Golfo e sono i seguenti:

Maria Crociata, una ragazza non vedente di 30 anni;
Marco Randisi, bracciante analfabeta di 45 anni;
Benedetto Palermo, sacerdote;
Angela Catalano, vedova di 50 anni;
Angela Calamia, una disabile di 70 anni;
Antonino Corona, disabile di 70 anni.

Alla fine dell’esecuzione si sentì il pianto di una bambina che aveva assistito alla fucilazione, Angelina Romano, nove anni non ancora compiuti, il cui unico crimine fu aver visto tutto.

La piccola fu girata con il viso al muro e ‘giustiziata’, come le più pericolose delle brigantesse.

Era il 3 gennaio 1862, le ore 13 di un freddo venerdì.

ATTENZIONE: la becera propaganda filo unitaria ha fatto circolare in rete una foto di una bimba ‘indio’ delle Americhe, spacciandola per Angelina Romano.

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Autore Mimmo Bafurno

Mimmo Bafurno, esperto di comunicazione e scrittore, ha collaborato con le maggiori case editrici. Ha pubblicato il volume "Datemi la Parola, Sono un Terrone". Attualmente collabora con terronitv.