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La Valigia delle Indie, treno che faceva sognare i ragazzi salgariani

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La Valigia delle Indie


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Aveva cadenza settimanale e collegava Londra con l’India, attraversando la penisola italiana

A fine Ottocento lo scrittore Emilio Salgari faceva sognare i ragazzi italiani, descrivendo le avventure di Sandokan e dei suoi tigrotti che si opponevano al dominio inglese sulle isole della Malesia.
L’Inghilterra, infatti, era padrona di mezzo mondo e gestiva il commercio e il governo delle colonie asiatiche tramite la Compagnia delle Indie.

Per recapitare e ricevere la posta con le colonie fu istituita La Valigia delle Indie, in inglese Indian Mall, un collegamento marittimo tra l’Inghilterra e Bombay.

Il viaggio veniva compiuto in quattro mesi di navigazione, dovendo costeggiare l’Africa, doppiare il Capo di Buona Speranza e risalire, infine, l’Oceano Indiano.

Con l’inaugurazione del Canale di Suez nel 1869 e l’affermazione del treno come mezzo di trasporto economico e veloce si optò per un sistema misto ferro – nave e l’itinerario fu ridotto a soli venticinque giorni.

Si partiva da Londra in treno per Marsiglia e si proseguiva in nave fino a Bombay, con sosta ad Alessandria d’Egitto.

Due anni dopo, con l’apertura del traforo del Frejus, i britannici scelsero il porto di Brindisi come imbarco per Bombay, riducendo di ulteriori tre giorni il percorso.

Fu istituita la relazione ferroviaria che prese il nome di Peninsular Express, con cadenza settimanale, tra Londra e Brindisi, con fermate anche a Calais, Parigi e Torino, per giungere a Brindisi dopo 45 ore, la domenica alle 18, coprendo i 2.340 ad una media di 50 km/h, compreso l’attraversamento del Canale della Manica.

A differenza dei grandi e prestigiosi treni europei come l’Orient Express o la Felce d’Oro, la Valigia delle Indie aveva una composizione molto modesta: una carrozza ristorante, due carrozze letti che ospitavano i passeggeri e due bagagliai, ognuno dei quali conteneva circa 2.000 lettere e oltre duecento giornali. Una volta al mese era inclusa la posta diretta in Australia.

Sul percorso italiano, il treno da Torino fino a Brindisi veniva trainato dalle locomotive della Rete Adriatica, che potevano raggiungere l’iperbolica velocità di 100 km/h. L’unico esemplare è esposto al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano.

Sfortunatamente, il servizio fu soppresso con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, poiché, formalmente, il Regno d’Italia era nemico dell’Inghilterra, anche se tutti sappiamo come andò a finire.

A pagare il dazio maggiore fu la città di Brindisi, che perse il ruolo di porta del Mediterraneo.

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Autore Mimmo Bafurno

Mimmo Bafurno, esperto di comunicazione e scrittore, ha collaborato con le maggiori case editrici. Ha pubblicato il volume "Datemi la Parola, Sono un Terrone". Attualmente collabora con terronitv.