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Particolari. Foto di prigionia

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Particolari. Foto di prigionia


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Zio Umberto mi ha lasciato in eredità un mare di consigli saggi, tipo: “Ci si abitua a tutto”, e ne aveva ben donde. Con la stessa divisa, ugualmente inadatta, aveva affrontato, da prigioniero, sia il freddo della Russia che il caldo africano, approdando poi in Arizona.
È comprensibile che nella seconda parte della sua vita non amasse molto viaggiare.

Tra i tanti ricordi e le poche cose che aveva portato con sé dopo la guerra e la prigionia spiccano due giornali. Il primo, “The Sand Storm”, è un vero e proprio giornale fotografico, una sorta di depliant dal quale si evince che i prigionieri americani, poiché si diventa proprietà del popolo che ti raccatta, vengono trattati come se fossero in un campo estivo.

Accanto alle foto con ufficiali e segretarie dall’aria rassicurante e sorridente, vi sono un odontoiatra all’opera, farmacisti, un beccaio nel frigo che seleziona quarti di bue giganteschi destinati a sfamare gli affamati della guerra, elettrauto e pasticceri… tutti alacremente all’opera alcuni da militari altri da prigionieri.

Il giornale è composto esclusivamente da foto in bianconero. Riesce bene nell’intento di fornire un aspetto umano a chi potrebbe con ben altri atteggiamenti occuparsi del detenuto per guerra.

Anche le pose militari, paradossalmente, mi sembrano più rilassate, come se fossero lì veramente a garanzia della pace… del campo di prigionia. Ma credo di essere fortemente influenzata dal ricordo di zio Umberto che visse quel periodo quasi come felice dopo l’orrore che aveva attraversato i suoi occhi in special modo in Africa. Non so come avesse fatto in sei anni ad attraversare tutti quegli spazi… so però che quella americana dovete apparirgli come un’insperata oasi.

D’altra parte ricollocato anche in un lavoro che non fosse “forzato” dovette sembrargli un miracolo, come quello di poter aver a che fare con la farina: lui che è stato pasticciere tutta la vita.

Di questo giornale fotografico che conservo gelosamente quasi che possa sbiadire al punto di non riconoscerne più neanche le immagini bianconero, mi rimane particolarmente impresso l’odore che è lo stesso di mio zio, passato a miglior vita oramai da più di venti anni.

Ma poiché questa rubrica si occupa, tra le altre cose, di “fotografia” ed è su questa che mi piace girare intorno e lavorare, sottopongo alla vostra attenzione un dettaglio comune a quasi tutte le immagini che riguardano i prigionieri, ma che mi fa particolarmente soffrire per i detenuti-musicisti.

Nessuno ha diritto alla faccia.
Persino il suonatore di fisarmonica è pietosamente piegato su se stesso per non offrire il volto alla macchina fotografica.

Certo, la mente corre a quelle immagini, ben più tristi dal momento che ritraggono militari senza scrupoli che adoperano il prigioniero come la fiera ottocentesca cacciata dal colono.

Uomini che adoperano il ritratto fotografico a testimonianza e trofeo della propria supremazia e della propria ferocia inferta ad un prossimo disarmato.
Ciononostante, quest’orchestrina mi fa venire le lacrime agli occhi. Forse zio Umberto sarebbe più bravo a spiegare perché.

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Barbara Napolitano
Barbara Napolitano, nata a Napoli nel dicembre del 1971, si avvicina fin da ragazza allo studio dell’antropologia per districare il suo complicato albero genealogico, che vede protagonisti, tra l’altro, un nonno filippino ed una bisnonna sudamericana. Completati gli studi universitari si occupa di Antropologia Visuale, pubblicando articoli e saggi nel merito, e lavorando sempre più spesso nell’ambito del filmato documentaristico. Come regista il suo lavoro più conosciuto è dedicato ad una serie di monografie su protagonisti del teatro contemporaneo, tra i quali Vincenzo Salemme, Ottavia Piccolo, Isa Danieli, Luigi De Filippo, in onda per Rai5. Per la narrativa pubblica nel 2003 per la casa Editrice Amaltea “Zaro. Avventure di un visionauta”, a cui seguono, con diversi editori, “Il mercante di favole su misura” (2007), “Allora sono cretina” (2013) e “Pazienti inGattiviti” (2016). Il libro “Produzione televisiva” (2014), invece è dedicato al mondo della TV. Scrive sui blog “iltempoelafotografia” ed “il niminchialista cinematografico” dedicati alla multimedialità.