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L’ottica

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Mi presento. Osservo il mondo da una finestra privilegiata: quella dell’antropologia. Non è così facile ed immediato farlo, non basta pensare semplicemente di guardarsi un po’ attorno e spiegare in soldoni perché i “battenti” della Madonna dell’Arco portano in spalla un drappo azzurro e perché in un quartiere della Sanità ci si veste come un talebano cinese… probabilmente categoria non ancora socialmente prodotta.
Certo molti credono che sociologi ed antropologi si dedichino alla descrizione dell’aria fritta ed in qualche caso devo ammettere (ahimè) che hanno proprio ragione. Ci sono, inoltre, quelli che invece hanno la pretesa non solo di osservare il mondo, ma di parlarne raccontandone la fotografia, e facendolo si propongono (pure!) di tenere ben presente chi si è e da dove si viene. Ebbene questo è quello che mi piacerebbe poter mettere in parole per voi.

Sono contenta di poter affrontare in questa rubrica argomenti che abbiano diverse partenze (il cinema, la televisione, la fotografia, l’arte contemporanea, il teatro nelle sue molteplici forme), ma che nello stesso tempo dispongano di un comune denominatore: “la persona”.

Ho scelto di dare alla rubrica il titolo “L’ottica”, perché quando ci si mette dietro un’ottica quello che si vede è solo “una piccola parte” di quello che c’è. Più che mai in questa epoca di smartphone ci mettiamo dalla parte dell’inquadratura. Proponiamo, cioè, sui social solo quello che rientra nello spazio offerto dalla nostra inquadratura…. Un piatto di pasta, un tuffo dal trampolino, un abbraccio tra amici, un corpo dilaniato, un cantante, un morto…un vivo… Spesso lo facciamo, senza volerlo, in maniera “disonesta”, non solo col fotoritocco.

Molti per la verità tendono a denunciare l’uso esagerato che si fa appunto del fotoritocco per rendersi più appetibili o per migliorare l’oggetto della foto. In realtà, però, già nella scelta del taglio fotografico abbiamo estromesso qualcosa dall’immagine; l’esaustività, del resto è impossibile da pretendere. Documentando ossessivamente tutto, poi, finiamo con l’ottenere l’effetto opposto: quello di tormentare tutti con argomenti dei quali, purtroppo, diciamolo, non importerebbe veramente a nessuno.

Con “L’ottica” io dichiaro questa mia impossibilità, ma nel dichiararla faccio anche un patto con il lettore, nelle cose che scriverò sulla nostra società e sulle modalità di rappresentazione di esse, il punto di vista dell’altro non sarà mai escluso. Non sarà mai occultato. L’ottica inquadrerà, certamente, il bello ed il brutto della scena nel rispetto del lettore e del letto.

Comincio questo viaggio piena di energia. È un’energia che metto in campo, interamente, per appassionarmi ed appassionarvi a quello che più mi piace: imparare a leggere nei contenuti che il mondo ogni giorno, in mille forme, fa in modo di mettere davanti ai nostri occhi e alle nostre ottiche.

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Autore Barbara Napolitano

Barbara Napolitano, nata a Napoli nel dicembre del 1971, si avvicina fin da ragazza allo studio dell’antropologia per districare il suo complicato albero genealogico, che vede protagonisti, tra l’altro, un nonno filippino ed una bisnonna sudamericana. Completati gli studi universitari si occupa di Antropologia Visuale, pubblicando articoli e saggi nel merito, e lavorando sempre più spesso nell’ambito del filmato documentaristico. Come regista il suo lavoro più conosciuto è dedicato ad una serie di monografie su protagonisti del teatro contemporaneo, tra i quali Vincenzo Salemme, Ottavia Piccolo, Isa Danieli, Luigi De Filippo, in onda per Rai5. Per la narrativa pubblica nel 2003 per la casa Editrice Amaltea “Zaro. Avventure di un visionauta”, a cui seguono, con diversi editori, “Il mercante di favole su misura” (2007), “Allora sono cretina” (2013) e “Pazienti inGattiviti” (2016). Il libro “Produzione televisiva” (2014), invece è dedicato al mondo della TV. Scrive sui blog “iltempoelafotografia” ed “il niminchialista cinematografico” dedicati alla multimedialità.