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‘La Voce’, il nuovo brano di Nijukun

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Ed il caos diventa libertà

Un messaggio con due tracce e due testi e mi ritrovo piacevolmente di fronte alla musica di Nijukun. Una sera di fine febbraio ebbe così inizio.
Si possono dipingere figure con le parole? Certamente sì, ma non è così semplice come si possa pensare e, proprio per questo motivo, non è da tutti riuscirci. Nijukun regala con questo nuovo pezzo un’immagine che è un quadro in penombra, una foto, una di quelle che si credeva rubassero l’anima del soggetto inquadrato. Ed è proprio questo che riesce a fare questa canzone: ha preso l’anima di un uomo tirandola fuori sotto forma di voce sussurrata. L’immagine è morbida. I contorni non sono netti. Indefiniti.

Un testo, quello de ‘La Voce’, che porta a vari e nuovi spunti. Fa giungere e nuove e diverse riflessioni.

La quiete di una stanza in penombra. La finestra a ridosso di un tavolino in legno. La luce che penetra soffusa, la luce del primo mattino che si fonde con la rugiada che inizia il suo percorso verso il cielo. Fuori da quella finestra si intravedono degli alberi leggermente appannati, avvolti da un velo bianco latte. Un uomo è seduto su di una panca in quella penombra dal sapore di ambra. È distante dalla realtà in cui è immerso. Il braccio sinistro è stretto al ginocchio. Ha davanti a sé il tavolino con sopra un foglio di carta ancora bianco.

Da qualche parte una radio trasmette Roller Coaster di Bon Jovi.

Sconquassa tutte le anime a due teste.

La canzone, la radio, la battaglia che infuria all’interno dell’uomo “sconquassa tutte le anime a due teste”. Anime doppie. Anime come Rebis.

Una canzone nella canzone. Due viaggi che si intersecano su binari distinti delle stesse montagne russe.

La rappresentazione dell’uomo in quiete è pressante, statica, in cui i piccoli movimenti sono lenti e impercettibili. È al suo interno, però, che si avverte il fragore della vita.
La voce lotta per uscire al di fuori dei sentimenti e far sì che quell’essere auto abbandonatosi la ascolti.

Il viaggio che compie è labirintico, attraversando antri scuri e vaste valli in cui si sente l’urlo della battaglia che le infesta, giunge all’uomo cosciente e si rivela. Prende forma. Diviene canzone. ‘La Voce’ è lenta e segue ora le onde del vento, che nella luce nuova in cui l’uomo si ritrova, viaggia senza una meta precisa, seguendo solo quell’istinto primordiale che rese l’uomo nomade.

Ora la radio tace. Il turbinio del Roller Coaster è terminato. Le note e le parole costellano le pareti che avvolgono l’uomo. Lo spazio si riempie. Nuova musica nasce. Una chitarra esce dall’ombra di quella stanza. Seppur ferma iniziano a sentirsi le prime note.

Si compone un ordine nuovo. Il tormento che vive nell’uomo svanisce sui fogli bianchi che gli sono davanti, il suo riposo. La corrente in cui si ritrova ora l’essere umano porta chiarore, porta la luce di un nuovo mattino all’interno del suo animo, rimettendo a posto i pezzi sparsi dopo la battaglia.

Lo si vede alzarsi dal suo angolo prendendo forza dal nuovo Sole. Lo si vede andare avanti affrontando la vita attraverso la propria voce che riesce a dare forma ai pensieri prima confusi. È un istante. Per un istante il tormento si dissolve in quel canto.

Prende vita la libertà, dando così inizio ad nuovo Ordine dal Caos.

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