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La vita e l’arcobaleno

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A passeggio tra sogni ed orizzonti

A volte alcune coincidenze, che potrebbero sembrare casuali, innescano tutta una serie di riflessioni, più o meno profonde.

Potrebbero sembrare casuali, ma il caso non esiste, tutto accade per un motivo, anche le cose che ci sembrano insensate. O assurde. Significa solo che, almeno al momento, non riusciamo a coglierne il senso.

La vita è come l’arcobaleno, se lo vedi da lontano ti sembra bellissimo e reale, ma quando ti ritrovi nel posto in cui lo vedevi, non esiste più. La vita è un’illusione.
Osho

Questa frase l’ho trovata sul blog di un mio carissimo amico. Era abbinata a questa altra frase:

A questo mondo vi sono solo due tragedie: una è non ottenere ciò che si vuole, l’altra è ottenerlo. Questa seconda è la peggiore, la vera tragedia.
Oscar Wilde

L’accostamento mi è sembrato geniale. Forse non volontario, ma semplicemente geniale. Frasi che provengono da contesti anche culturali diversi. Ma che assieme assumono, secondo me, un significato particolare.
Immediatamente quello che ci giunge come messaggio potrebbe essere assolutamente negativo. La vita è un’illusione, come l’arcobaleno.

Siamo destinati all’infelicità, che i nostri sogni si avverino o meno, come il sogno di raggiungere l’arcobaleno.

Ma il mio ragionamento non vuole essere pessimistico. Anzi, non è un invito al suicidio, il mio. Tutt’altro.

La mia semplice riflessione va oltre anche questa apparenza.

La stessa frase di Osho, messa così è decontestualizzata. Il mistico indiano è lo stesso che ha scritto frasi come le seguenti:

Abbandona l’idea di diventare qualcuno, perché sei già un capolavoro. Non puoi essere migliorato. Devi solo arrivarci, comprenderlo, realizzarlo.

Non cercare di capire la vita, vivila! Non cercare di capire l’amore, entraci! Allora saprai, e quella conoscenza sarà frutto del tuo sperimentare.

Semplicemente, a volte passiamo anche anni ad inseguire qualcosa. Facciamo di tutto, ci impegniamo allo spasimo. Mettiamo in campo ogni possibile risorsa.
Poi, magari finalmente riusciamo a raggiungere quello che ci interessa. A quel punto può capitare che la cosa che abbiamo desiderato, una volta che la stringiamo davvero, possa deluderci, come l’arcobaleno della citazione. Possa non essere quella che ci aspettavamo, perché magari l’abbiamo idealizzata.

La vita non sempre ci riserva delle sorprese piacevoli. Anche se vorremmo credere che quando si raggiunge un traguardo debba essere per forza una cosa positiva. Ma questo non significa che sia sempre così.

Di contro, ci sono alcuni traguardi che invece ti danno anche molto più di quello che ti aspettavi. Sono quei traguardi per i quali vale la pena vivere. Quelli che alla fine sono per te importanti. In fondo, se qualcosa ti delude, è probabilmente perché non lo era veramente.

Si vive per le cose che danno un senso a tutta la tua vita.

Il resto sono altre tappe del percorso, che ci insegnano a distinguere le cose che contano davvero per noi da quelle effimere.

Inoltre, la frase di Wilde la accosto anche a quei traguardi che portano ad una condizione di appagamento.

A volte, se raggiungiamo dei traguardi, la vera tragedia sembra quella di restare privi di qualcosa per cui lottare, e questo accade se non si è più che integri “dentro”, essere sciocchi, o deboli.

Se il traguardo diventa un appagamento, e non hai risorse a cui attingere, allora sì, ti fermi.

E perdi stimoli, non ci sarà più niente a motivarti a migliorare te stesso.

Ed è la fine.

Se ci sentiamo arrivati, ci fermiamo. Se ci fermiamo vuol dire che abbiamo smesso di lottare, di credere, di sperare.

Se ci fermiamo significa che abbiamo smesso di vivere.

Ci sono alcuni traguardi, invece, che sono solo dei punti di partenza, tappe intermedie in un percorso più lungo, che tende all’infinito, alla perfezione, a quell’arcobaleno oltre l’orizzonte.

Chi cerca l’elevazione spirituale, la verità, la conoscenza, in fondo cerca la perfezione.

Raggiungere la perfezione significa essere Dio.

Questo è il bene finale di quelli che posseggono la Gnosi: divenir Dio.
Ermete Trismegisto – Il Pimandro

Ma la perfezione, l’orizzonte, sono dei traguardi asintotici.

Ripeto spesso che chi cerca l’elevazione, in fondo, è un sognatore.

Un viandante il cui sogno, il cui traguardo, è l’orizzonte. È consapevole che ad ogni passo l’orizzonte si allontanerà dello stesso passo.

È consapevole che non raggiungerà mai l’orizzonte, mai la perfezione.

Ma questo non gli impedisce di continuare a camminare.

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Pietro Riccio

Autore Pietro Riccio

Pietro Riccio, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano online Ex Partibus, ha pubblicato l'opera di narrativa "Eternità diverse", editore Vittorio Pironti, e il saggio "L'infinita metafisica corrispondenza degli opposti", Prospero editore.