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Incontro esoterico tra Pulcinella e Pinocchio

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Pinocchio e Pulcinella


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Una mattina del mese di agosto, il Cetrulo de la Cerra, alias Pulcinella, si sveglia accaldato, sudato, agitato, ma contento, per un intrigante incontro avvenuto in sogno.

Le immagini del Parco di Pinocchio, della Butterfly House, del Pinocchio di legno più alto del mondo, sono ancora vive e nitide. Le parole ascoltate durante la sua visione onirica, sono ancora impresse nella mente.
Il profumo emanato dallo Storico Giardino Garzoni è ancora intenso e continua a impregnare le sue narici.

Paoluccio della Cerra, con il sorriso sulle labbra, per comprendere meglio e continuare a gioire per quanto ascoltato, ripercorre il vissuto nella notte. Paolo Cinella rivive lo strano appuntamento. Pensa alla passeggiata, alla bellezza e ai profumi del luogo, alla ricerca di similitudini con il parco della Reggia di Caserta, ove mai ve ne siano, e rivive il colloquio improvviso con un buffo burattino, probo di modi garbati e affascinanti.

Ricorda il sincero e allegro saluto del burattino, le delicate ed educate parole che fuoriescono da quel pezzo di legno animato. Con il buonumore e la gioia che lo contraddistinguono, la maschera napoletana risponde con un buongiorno altrettanto sincero e, mostrando grande curiosità, dice al suo interlocutore che non avrebbe mai immaginato d’imbattersi un burattino fornito di parola.

Pinocchio, rispondendo che è una lunga storia, promette di fornire i ragguagli necessari sulle origini e le peculiarità che lo caratterizzano e, mostrando una spiccata educazione, afferma di essere il frutto del matrimonio metafisico avvenuto tra la mente e la penna di Carlo Lorenzini, ossia, Carlo Collodi.

Pulcinella, incuriosito, ascolta con forte interesse, presta attenzione alle sue parole, ma lo invita a continuare utilizzando un linguaggio comprensibile. Pinocchio, anticipando che ciò che sta per dire è adatto a chi ha orecchie per ascoltare e occhi per guardare, rende tutto ancor più complicato.

Il Cetrulo de la Cerra, perdendo quasi la pazienza, dimenticando la tolleranza, fraintendendo, emula l’atteggiamento del Principe de Curtis, alias Totò, e con grande spontaneità ne ripete la frase

Ma chi te cride d’essere…. Nu ddio? Ognuno comme a na’ato è tale e quale.

Pinocchio, percependo l’agitazione che pervade Pulcinella, gli chiede con molto garbo di non equivocare perché il suo scopo, usando un linguaggio ermetico, è sottintendere che le avventure che lo vedono protagonista nascondono, tra le righe, messaggi e simbolismi esoterici.

Lo prega di ascoltare perché, avendo la maschera napoletana, i mezzi per comprendere, capirà sicuramente il significato recondito delle vicende. Percependo l’assenso di Paolo Cinella, Pinocchio inizia a descrivere i vari personaggi, partendo da chi l’ha sagomato, sgrossato, levigato materialmente e reso burattino, in altre parole, Geppetto, paragonabile al Demiurgo di Platone, all’artigiano cosmico, al Creatore, al dio minore del mondo fisico.

Infastidito da cotanta saccenteria, Pulcinella, pensando di essere oggetto di burla, domanda a Pinocchio se sia una presa in giro, perché ‘a cunferenza è ‘a mamma d’ ‘a mala criànza’ e ‘A buscia t’esce ‘ncopp’ ‘o naso’.

Il burattino s’inchina per scusarsi e risponde, con fare sommesso, che mai avrebbe l’ardire di burlarsi di chi vanta natali risalenti al Maccus osco delle vicinanze di Acerra e che indossa le vesti di Horus. Circuito da tali parole la maschera napoletana si calma e chiede al piccolo impertinente di proseguire.

Pinocchio riprende riferendo che il buon Geppetto, dopo aver realizzato una scultura di legno così bella e desiderando che diventi umana, ossia, un uomo illuminato, decide di chiedere al Grande Architetto dell’Universo d’infondere al burattino un granello della sua essenza divina. L’intagliatore, per avvalersi di validi alleati ed ottenere quanto desiderato, osserva Sirio, la stella del mattino, l’astro tanto caro agli antichi egizi, e chiede che interceda affinché l’anelato sogno sia esaudito.

Pulcinella, conoscendo l’indole umana, pensando al “do ut des”, immagina che il vecchio sia disposto a dare qualcosa in cambio o che sia una persona importante, visto che ambisce a qualcosa di così rimarchevole e benevolo.

Il Cetrulo de la Cerra, senza inutili giri di parole e mosso da grande curiosità, domanda al burattino per quale ragione Geppetto speri che il buon Dio possa scomodarsi per un pezzo di legno. Il burattino, con grande sincerità, risponde che Geppetto, così come Giuseppe, pur essendo un umile falegname è provvisto di un’immensa fede, ha un’indole buona e fa della bontà la sua vera forza.

La maschera napoletana, sempre più affascinata dalle parole della marionetta, la invita a continuare il suo racconto e così apprende che il desiderio del vecchio artigiano è stato esaudito. Il Grande Architetto, infatti, ha inviato in sua vece la Fata Turchina, affinché Pinocchio riceva la scintilla della Mente Universale, il Nous, l’Intelligenza Cosmica. La Fata Turchina, la Madonna, l’anima, Beatrice che conduce Dante dalla “selva oscura” alla luce fulgente del Paradiso, la donna latomistica appare quale Iside, la Dea Egizia, la Grande Madre, la fata alchemica che gli dona la vita e il libero arbitrio. Il viaggio iniziatico, però, è ancora al principio e così la Fata lo lascia burattino dato che potrà divenire umano solo dopo l’illuminazione.

“A carocchia a carocchia”, Pulcinella comincia a comprendere che il burattino è foriero di tante verità a lui ancora sconosciute. Pensando ad alta voce che “A o cavallo ‘e razza nun serve o scurriato”, gli dice che se gli va può continuare ad allietargli le orecchie con le sue interessanti parole.

Questi, incoraggiato, continua a spiegare i significati esoterici sia delle avventure che lo vedono protagonista che dei personaggi coinvolti, partendo da Mangiafuoco, il burattinaio, chi rappresenta Mammona, Mamòn, la potenza del mondo, il demone, la ricchezza e tutto ciò che osta il percorso evolutivo.

Il Gatto e la Volpe, Corpo Emotivo o Astrale e Corpo Mentale, intralciano l’elevazione perché ingannano e illudono, mentre Lucignolo, ovvero, Lucifero, simboleggia la tentazione, la distrazione che allontana dalla Conoscenza e dalla verità, dunque lo svago che discosta dalla scuola, dall’Illuminazione. Lucignolo vincendo la battaglia, convince il burattino e lo indirizza verso il Paese dei Balocchi, ovvero, i bassi istinti, il vizio, l’ignoranza e la disgregazione umana.

Pulcinella rendendosi conto che gli occhi del burattino abbandonano la tristezza e abbracciano la gioia, gli chiede il motivo di tale cambiamento. Questi, sorridendo, risponde che il suo cuore è colmo di felicità quando pensa al Grillo Parlante, che simboleggia la voce della coscienza e della ragione umana e che, pur avendo la voce fragile, è sempre presente e cerca di orientare verso le giuste scelte, che provengono direttamente dal dentro, cioè dal Divino presente in ogni persona.

Pulcinella, ritenendo che tanta gente privilegi l’ignoranza e le tentazioni, piuttosto che la conoscenza, dice al burattino che

‘A cuscienze ‘a pastenàiene e nun ascette!

Il burattino, intravedendo nel Cetrulo de la Cerra un consistente disappunto, gli consiglia di non essere precipitoso e pazientare, perché solo ascoltando l’interlocutore e riflettendo, si può comprendere il significato esoterico velato.

‘A lucerna senz’uoglie se stuta quindi Pulcinella, anelando la luce e desiderando comprendere, lo sollecita a procedere. Il burattino, felicissimo, continua, anche se in modo ermetico, a fornire le sue spiegazioni.

Pinocchio gli rivela che la trasformazione da burattino ad asino fa riferimento all’opera di Apuleio ‘Le Metamorfosi’ o ‘L’asino d’oro’, ossia, alle avventure di Lucio, mutato in somaro a causa della sua stupidità.
La trasformazione cessa, permettendogli di ritornare allo stato iniziale, nel momento in cui, durante il lungo e difficile viaggio irto di ostacoli, interviene Iside per salvarlo mediante l’iniziazione misterica.

Pinocchio aggiunge che, così come Apuleio, anche lui, previo superamento di una successiva prova, riesce a giungere alla tanto agognata iniziazione. Infatti, una volta a casa, non trovandovi Geppetto, decide di cercare il Demiurgo, ossia, la luce spirituale, per vivere l’iniziazione, appunto.
Il tanto desiderato incontro tra lui e il mastro falegname avviene nelle fauci della balena: Pinocchio è stato ingoiato dal cetaceo alla stessa stregua del Profeta Giona citato nel ‘Libro di Giona’ dell’Antico Testamento.

Il burattino, accortosi che Pulcinella non riesce a comprendere pienamente la spiritualità e la simbologia del racconto allegorico, continua la sua dissertazione. La permanenza nella pancia del mammifero marino, giungendo al termine del percorso evolutivo, delle esperienze iniziatiche, gli permette d’incontrare Geppetto, in altre parole, il Demiurgo.
Questo ricongiungimento asseconda il volere della Fata Turchina, ovvero, dell’anima, ed è analogo a quello della parabola del figliol prodigo.

Il percorso che porta alla riunione mostra un burattino che superando gli ostacoli del viaggio iniziatico, abbandonando il buio dell’ignoranza, si risveglia e ottiene la trasformazione alchemica dell’’ego; in altre parole, giunge alla conoscenza.

Pulcinella comprende come il nome Pinocchio alluda alla ghiandola pineale, in altre parole al terzo occhio, e, al contempo, pensa che per il Demiurgo “e figlie so’ ppiezz’ e còre”.

Capisce che le avventure di questo burattino meccanico, dormiente, privo di coscienza, siano prodigiose, colme di significati archetipi e che rappresentino il percorso del risveglio; che questo burattino, al quale è insufflata l’anima, mediante diverse prove iniziatiche, muore e risorge, vive la trasmutazione alchemica, la trasformazione del piombo in oro, dal caos ottiene l’ordine, riesce a trasformarsi in un vero bambino, in altre parole, a compiere la Grande Opera.

Pulcinella, a questo punto, è conscio di aver compreso una verità esoterica rilevante e di aver sognato un incontro prezioso, profondo, significativo e che lo rende felice. Paolo Cinella si rende conto che la favola per bambini ha un risvolto esoterico molto profondo; che il personaggio fiabesco è, in realtà, un burattino eroe capace di manifestare il prototipo di un Io che agisce in armonia con il Sé; che in queste avventure siano presenti tantissimi simboli della trasformazione; che il burattino compia significativi viaggi attraverso l’acqua, l’aria e il fuoco, ovvero, elementi centrali della tradizione esoterica; che il percorso iniziatico di Pinocchio gli cagioni una consistente trasformazione di tutti i piani del suo essere, ovvero, di quello vitale, fisico, mentale, subconscio e subliminale; che la disobbedienza felice del pezzo di legno animato sia paragonabile a quella di Adamo ed Eva che, mangiando la mela proibita, danno il la alla redenzione di Cristo.

Pulcinella è consapevole dei messaggi subliminali ricevuti dal suo inconscio e intrisi di simbolismi evolutivi ed esoterici, ma sa che gli sono preclusi quando è desto, perché, nonostante sia cosciente di esistere nel “qui ed ora”, incarna ed indossa la maschera popolare, che “adda fa ‘o scemo pe’ nun ghi’ ‘a guerra.

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