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… e per tetto un cielo di stelle

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Stelle


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Ciò che del cielo attraeva l’uomo erano principalmente le stelle, quelle luci in mezzo al buio che sorprendevano e stupivano e, che per millenni, hanno costituito la mappa unica e sicura per coloro che percorrevano il mondo per terra e per mare, per chi, come i marinai, cercavano la rotta per la nuova terra o per il ritorno verso casa; o per chi, come i Re Magi, seguivano la Stella per trovare un essere divino.

Ancora oggi si guarda alle stelle, profanamente, perché ci suggeriscano la giusta rotta da seguire quando, per esempio, indaghiamo sulla posizione che le costellazioni occupavano al momento della nostra nascita o quando, anche quotidianamente, leggiamo il nostro oroscopo.

Il cielo stellato, tra tutti gli spettacoli della natura, è quello che più è capace di scuoterci profondamente, stimolando la riflessione sulla nostra natura e sul “senso” della nostra esistenza.

Forse ciò è dovuto al fatto che, a differenza degli altri spettacoli naturali, il cielo è sentito come irraggiungibile, come “ultimo orizzonte” oltre al quale, al pari della siepe de ‘L’infinito’ di Leopardi, non possiamo avventurarci se non con il pensiero.

La sensazione di irraggiungibilità e di estensione illimitata nello spazio e nel tempo, genera in noi una mescolanza di sentimenti di ammirazione, per l’imponenza ed immanenza del Cosmo, e, contemporaneamente di angoscia, nel momento in cui confrontiamo la nostra limitatezza con l’infinità del cielo, che ci sovrasta, che in momenti di stanchezza sembra addirittura schiacciarci, ma forse dal punto di vista massonico possiamo dire che ci avvolge, accoglie l’intera terra e, insieme ad essa, noi stessi.

A volte mi è capitato, nelle terse serate estive, di alzare gli occhi al cielo pensando agli innumerevoli soli ed agli infiniti mondi dell’Universo, immaginandomi quanti e quali strani esseri si potessero trovare in tanta infinitezza a fare la medesima cosa.

Non sappiamo, non sapremo mai cosa sono, o meglio cosa significano, le stelle. È certo che sono qualcosa di più e forse di diverso rispetto a dei semplici accumuli gassosi. Più che al “che cosa”, l’uomo è interessato al “perché”. E a questo punto le domande sono molte.

Possibile che il creato sia tutto una costruzione perfetta ma senza uno scopo preciso? Forse le stelle sono le discrete e silenziose depositarie di questi segreti. Rappresentano l’elemento ‘vivo’.

Si tratta di una vita intesa come evoluzione e movimento; quindi, mobilità nel tempo perché hanno una loro durata e, nello spazio, i gas da cui sono composte si espandono.

Inserite negli spazi siderali vuoti, ne costituiscono la materia vitale, allo stesso modo che sulla terra alberi e fiori vivificano l’ambiente naturale. In un certo senso, le stelle stanno al cosmo come i vegetali e gli animali stanno alla terra.

Le leggende che accompagnano le stelle sono belle e romantiche: i greci vedevano nella maggiore la ninfa Callisto, amata da Zeus e il figlio Arcade nella minore, trasformati in costellazioni dalla gelosia di Era. Ma gli arabi invece vedevano nel Piccolo Carro una piccola bara e nella stella polare un assassino condannato alla immobilità eterna.

I romani chiamavano, invece, il Gran Carro Septem Triones, i sette buoi che lentamente arano i cielo attorno alla stella Polare.

Le costellazioni non sono più semplici storie mitologiche di edificazione, ma diventano simboli capaci di far vibrare le corde giuste nell’intimo dell’osservatore.

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.
Kant – Critica della ragion pratica

Un Massone non può fermarsi né alla lettura scientifica della volta celeste né all’interpretazione religiosa, ma neppure a quella artistico-poetico-musicale. Quale rapporto stabilire, allora, con le stelle? Come guardarle? Cosa vederci?

Il cielo riprodotto sulla volta del tempio che non è, appunto, un luogo delimitato ma è l’intero cosmo nel cosmo, rappresenta la notte e le stelle visibili.

La volta stellata è il simbolo ultimo dell’ideale di fratellanza, ciascun fratello è avvolto dallo stesso macrocosmo, uniti l’uno all’altro dalle stesse luci e dallo stesso mistero, dallo stesso segreto; il fratello di Loggia è uguale, per ideale di fratellanza, al fratello di un altro Oriente, uguale al fratello di qualsiasi altra lingua, troppo lontano fisicamente per essere incontrato nella vita profana.

Il tempio della libera muratoria non è completo: si lavora sotto il cielo aperto nel Tempio senza tetto, cosa che non dipende solo dall’incompletezza della costruzione: oggi manca, verrà costruito un domani, forse.

Il lavoro è sotto le stelle perché più pregnante deve essere il collegamento con quel mondo buio e misterioso, eppure così fantasticamente luminoso, dell’altrove.

La volta è ora visibile ora nascosta, ma il cielo stellato c’è, è là, sia che lo vediamo sia che resti nascosto: di giorno non è visibile, ma c’è. Durante una serata invernale, molto fredda ma tersa, c’è: noi la vediamo. In una serata estiva, afosa e fosca, è poco visibile, ma c’è. In una sera nebbiosa o nuvolosa non è visibile, ma c’è.

Nei verbali massonici, è indicato che

i Massoni si riuniscono sotto il punto geometrico noto ai soli Figli della Vedova.

Cosa mai significherà questa affermazione? Il punto geometrico è per definizione un’astrazione grafica, non ha confini, è senza estensione, l’idea esprime quindi una “dimensione” che, per quanto reale, è nascosta e conoscibile soltanto a chi sa; quindi, è al tempo stesso simbolo ed edificio.

La forma rettangolare e le colonne del nostro tempio prefigurano la terra ed i suoi limiti, in contrapposizione con il cielo stellato del soffitto scoperchiato, che raffigura l’infinità del cosmo, quale sistema ordinato e armonico, disegno perfetto della scuola pitagorica, metafora dell’Infinito, quale luogo di ascesa dell’uomo Massone, volto alla ricerca dell’Infinito spirituale.

Questo protendere oltre la volta, ci invita ad elevare il nostro pensiero sino a raggiungere le stelle più vicine, onde conquistare la verità e trovare la giusta via che ci permetta di illuminare i nostri lavori.

Per il Massone, in definitiva, l’Infinito è il traguardo cui egli deve tendere, ed ha come meta il Grande Architetto dell’Universo, anello di congiunzione tra la realtà e l’irrealtà delle nostre vite.

Il cielo stellato è stato, è, e sarà, un segno, un simbolo che indirizza la nostra via e la nostra vita.

Quod est inferius, est sicut quod est superius,
et quod est superius, est sicut quod est inferius:
ad perpetranda miracula rei unius.
Et sicut omnes res fuerunt ab uno, mediatione unius;
sic omnes res natae fuerunt ab hac una re, adaptatione.

Dalla Tavola Smeraldina:

Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli della cosa una. E poiché tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento.

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Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero Pensatore.