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Pulcinella, Fabio Da’ath e i Rosacroce

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Pulcinella


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Dagli Astri che orbitano in ciel, eterna Legge immutabile, ci svela il Suo divin voler, in espressione tangibile.
In cerchio i globi danzano, e tempo e spazio coprono, e l’armonia che cantano, nell’universo espandono.

Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto se stesso possa riuscire a realizzare i propri desideri. L’uomo non può mai smettere di sognare. Il sogno è il nutrimento dell’anima, come il cibo è quello del corpo.

Si overo more ‘o cuorpo sulamente e ll’anema rinasce ‘ncuorpo a n’ato, i’ mo so’ n’ommo, e primma che so’ stato? na pecora, nu ciuccio, nu serpente? E doppo che sarraggio, na semmenta?
n’albero? quacche frutto prelibbato?

Potrei essere un albero e magari un ulivo o una vite. Sono santi gli ulivi e sante le viti. Sante le reti quando gareggiano alla pari con i pesci del mare. Santo è il riposo che mi permette di fantasticare.

Ognuno ha la sua croce, ma alcune sono enormi e pesano così tanto da non consentire di proseguire nel cammino. La mia consiste nel sognare e nel trasmettere ciò può consentire il perfezionamento.

Le mie visioni oniriche sono strane, oltre a emozionarmi disequilibrano la mia meza sola e mi tocca riequilibrarla mentre guardandomi rint’o tale e quale penso che ‘a nave cammina e ‘a fava se coce.

Squilla il telefono. È Fabio che mi chiede se nel pomeriggio posso raggiungerlo sul terrazzo cenacolo dove ci sarà sua nonna, Madame Carmen, che vuole farci incontrare un rosicruciano.

Mentre lo raggiungo, penso che i Rosacroce, o Rosa-Croce, sono un leggendario ordine segreto, mistico, kabalistico e cristiano, menzionato nel XVII secolo in Germania e definito da molti come la confraternita continuatrice del pensiero Neoplatonico, Ermetico di Marsilio Ficino e della Kabbala Ebraica e che l’accostamento della rosa alla croce è già presente nel Rosarium philosophorum del XIII secolo.

Una leggenda poco conosciuta riporta che l’Ordine risale all’anno quarantasei, quando Ormus, saggio gnostico alessandrino, convertendosi al Cristianesimo per opera di San Marco Evangelista, fonde la dottrina cristiana con le religioni misteriche dell’antico Egitto. Si ritiene, inoltre, che Christian Rosenkreutz sia iniziato all’Ordine e ne divenga il Gran Maestro.

L’antroposofo Rudolf Steiner sostiene, invece, che la corrente rosacrociana nasca nel XIII secolo, per opera di dodici sapienti dalle ampie conoscenze. Secondo Steiner, questi rappresenterebbero sia le religioni del loro tempo che tutta la sapienza umana fino a quel momento accumulata.

Costoro avrebbero accolto nella loro cerchia segreta un tredicesimo giovane adepto, spiritualmente devoto e capace di apprendere tutti gli insegnamenti dei dodici, il cui merito sembrerebbe essere quello di vivere la visione del cristianesimo universale che, in chiave esoterica, può essere definito sintesi suprema di ogni altra religione. Il tredicesimo adepto, morendo in giovane età, si reincarnerebbe poi in Christian Rosenkreutz, l’eremita del mistero.

Anche Nostradamus si occupa dei Rosacroce, infatti, in una sua quartina risalente al 1555 scrive:

Nascerà una nuova setta di Filosofi, che disprezzeranno la morte, l’oro, gli onori e le ricchezze. Vivranno vicino alle montagne della Germani, avranno molti sostenitori che li appoggeranno e seguiranno.

Arrivato a casa di Fabio e raggiungendo la terrazza cenacolo mi imbatto sia nel mio ormai fraterno amico, che in sua nonna Madame Carmen. Dopo i soliti convenevoli beviamo una tazza di caffè preparata dalla Signora e ci accomodiamo al tavolino predisposto per ciò che dobbiamo fare.

Tenendoci per mano la dama invoca il famoso esoterista tedesco Christian Rosenkreuz, che, in men che non si dica, ci raggiunge e si siede anche lui attorno al tavolino.

Christian Rosenkreuz

Madame Carmen ci presenta all’illustre ospite e ci informa che possiamo iniziare a dialogare con lui. Mosso da una consistente sete d’informazioni, chiedo a Fabio il permesso di postulare una domanda al graditissimo ospite e, ottenutolo, domando:

Caro Christian può parlarmi dei Rosacroce?

Christian, elargendoci un ampio sorriso, prontamente risponde:

Cara Madame Carmen, carissimo Fabio ed esimio Pulcinella, i Rosacroce derivano dalla confraternita universale conosciuta come Stirpe di David, che Gioacchino da Fiore chiama Radix Davidis. David discende da Giuda e prende il trono rispetto a Saul perché così può ristabilire la regalità della tribù di Giuda su tutti gli ebrei. La Stirpe di David non è altro che la tribù di Giuda; infatti, Matteo l’evangelista, ricostruendo il completo genetliaco, radica i genitori di Gesù Cristo in questa casata.

Simbolicamente, la regalità della Stirpe di Giuda, ovvero, della Radix Davidis, nasce per recuperare quella condizione perduta, in altre parole, con l’intento di riconsiderare l’uomo come emanazione della divinità, anziché come essere che venera Dio ma ne è separato.

Il Tempio di Salomone, figlio di Davide, è, infatti, il simbolo del recupero della condizione umana come espansione del divino, anziché come contemplazione dello stesso.

I Rosacroce sono affini ai Templari, che essendo monaci guerrieri, quindi re sacerdoti, hanno come obiettivo quello di riunificare e di riportare il tesoro nel tempio. I Templari non vennero fondati per cercare qualcosa, per sottrarre e custodire, bensì per ricongiungere e reintegrare.
I Templari, o cavalieri del tempio, si rifanno alla regola di Sant’Agostino piuttosto che a quella di San Bernardo. Jacobus Burgundus De Molay, meglio conosciuto come Jacques de Molay, è il trait d’union tra i Templari e i Rosacroce, giacché è burgundo, cioè un goto, quindi, un discendente della Radix Davidis.

Resomi conto che ha terminato la sua esposizione lo incalzo con una domanda che mi sembra legittima:

Caro Christian, in che modo comunicate al mondo intero la nascita della Confraternita dei Rosacroce?  

Ribatte:

Caro Pulcinella a Kassel, in Germania, viene pubblicato il primo Manifesto dei Rosacroce, già in circolazione sotto forma di manoscritto.
Il titolo del Manifesto è ‘Fama fraternitas, des Loblichen Ordensdes Rosenkreutzes’, ovvero, ‘Annuncio della Confraternita del nobilissimo Ordine dei Rosacroce’.

Con questo testo comunichiamo al mondo che, dopo un lungo viaggio in Oriente, riesco ad entrare in un bellissimo santuario della Kabbala nella città di Damcar e tornato in Occidente, fondo l’Ordine dei Rosacroce affinché gli appartenenti al sodalizio, oltre a curare gratuitamente gli ammalati, acquisiscano e diffondano conoscenza.

La Fama si occupa di me, che, dopo la trasmissione degli arcani agli allievi pronti, trascorro la vecchiaia nel fondo di una caverna e diffondo sia l’idea di un cammino che rappresenta la meta, sia la teoria che sulla conoscenza si fonda il discernimento e, su quest’ultimo, si basa il cammino spirituale. 

A Kassel si assiste alla pubblicazione della ‘Confessio fraternitatis’, il secondo Manifesto che sostiene, con maggior vigore, la Fama, che divulga l’idea di un rinnovamento del mondo intero, ambisce all’abbattimento della tirannia religiosa del momento ed esalta la potenza sapienziale dell’Ordine.

La ‘Confessio’ contiene propositi e scopi, ma non rivela i segreti, riporta la dottrina, ma non è corredata di quella sapienza celata ai più. Questo scritto condanna sia la Filosofia del momento che l’Oriente e l’Occidente, per la loro empietà.

Il terzo Manifesto, che vede luce a Strasburgo, s’intitola ‘Le Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz’. Testo base dei Rosacroce in cui l’ignoto autore descrive la sua esperienza quale invitato al matrimonio iniziatico tra un re e una regina.

Anche questo, colmo di simbologia alchemica ed ermetica, alla stessa stregua dei due precedenti manifesti, è opera del teologo protestante di Tubinga, Johann Valentin Andreae.
Si occupa delle nozze regali fra Federico V del Palatinato ed Elisabetta, figlia di Giacomo I d’Inghilterra.

Nel corso del racconto, con l’incarico di protagonista, partecipo alla cerimonia come cavaliere. La narrazione si svolge in sette giorni iniziatici nei quali vivo numerose esperienze mistiche, che mi conducono verso la meravigliosa conoscenza dei processi alchemici. Ricevo dai regali sposi il Toson d’oro, il Leone volante e la Pietra d’oro, che simbolizza la pietra filosofale e la trasmutazione alchemica.

I tre Manifesti sono allegorie ed hanno lo scopo di diffondere una cultura alternativa, nata da un sapere immenso, che si basa unicamente sulle consistentissime conoscenze rosacrociane, che, come potete immaginare, si scontrano apertamente con la cultura religiosa del momento.  

Dato che è stato abbastanza esaustivo e non aggiunge altro, gli chiedo chi siano i Rosacroce.

Prontamente replica:

I Rosacroce sono Adepti altamente evoluti che, possedendo facoltà interiori d’altissimo livello, mediante diverse esistenze, servono in modo amorevole e disinteressato la razza umana e, passando attraverso le Scuole dei Misteri minori e maggiori, raggiungono un grado di evoluzione tale da renderli liberi da tutti i legami con il mondo materiale.

Oltre a essere degli illuminati dediti a svolgere il compito di guardiani della tradizione esoterica, sono interpreti della luce dei Vangeli, medici delle anime e annunciatori della venuta dello Spirito Santo. Sono apostoli della bontà, amano la povertà, sono semplici ma sinceri e impenetrabili, sono sapienti, ma non ambiscono alla buona reputazione, disdegnano la gloria e ristabiliscono l’armonia.  

Sono la manifestazione di una scuola composta di persone che aspirano all’elevazione spirituale e che, percorrendo un cammino di liberazione che elevi l’anima, giungono alla trasmutazione. Sono individui che cercano risposte, che indagano la vera origine della vita, tendono alla verità, inseguono ideali che altri considerano utopistici, aspirano a tornare allo stato originario, provano amore per gli altri e sentono qualcosa che li spinge a vivere una vita gioiosa e luminosa.

Sono una forza che si manifesta mediante un gruppo di persone. Cercano di svelare un aspetto della vita che generalmente non viene evidenziato e ricercando il senso dell’esistenza hanno avuto la risposta da quella radiazione che si trasforma in insegnamento, ovvero in senso di riconoscimento verso la radiazione stessa. Non appartengono ad un’organizzazione codificata, sono eredi dei Terapeuti, degli Esseni, dei Manichei e della comunità cristiana gnostica conosciuta come Catari.

Mediante lo studio, scoprono e accolgono l’intima armonia che esiste tra l’universo e tutto ciò che ne fa parte. Sanno che il creato esiste per uno scopo preciso e che l’uomo, nello scenario universale, ha un ruolo specifico da svolgere. Attraverso gli insegnamenti ricevuti, scoprono la vera missione, a loro assegnata, dal divino e, vivendo sul piano fisico, mentale e spirituale, non permettono a tutto ciò che ostacola il percorso intrapreso, di condurli alla schiavitù morale e fisica.

Desiderano scoprire e sviluppare il centro del proprio mondo, quello più profondo della loro esistenza. Cercano di comprendere e penetrare nella realtà assoluta anziché in quella relativa e realizzano quello stato di coscienza divina atto a far comprendere loro la condizione di essere umano originario.

Fabio, dimostrando di essere curioso come me, chiede all’ospite:

Qual è il significato della Rosa?

Christian, accennando un luminoso sorriso, risponde:

La rosa, oltre ad essere emblema di bellezza, vita e amore, esprime misticamente un pensiero profondo e segreto. È la carne in rivolta contro l’oppressione dello spirito, è la natura che si manifesta figlia di Dio, è la vita che non vuole essere sterile. È l’umanità che aspira a quella religione naturale fatta di ragione e di amore, fondata sulla rivelazione delle armonie dell’essere.

La rosa è un pentacolo di forma circolare in cui le foglie della corolla sono tagliate a forma di cuore e si appoggiano, armoniosamente, le une sulle altre. 

Fabio incalza ancora Christian:

Può citarci qualche personaggio affine ai Rosacroce?

Il nostro amato ospite, rispondendo immediatamente, dice:

I Rosacroce annoverano tra le loro fila Renato Cartesio, il Conte di Saint Germain, Guido Cavalcanti, Dante, Federico II, Arnaldo da Villanova, Paracelso, Ruggero Bacone, Leonardo, Botticelli, Raffaello, Tiziano e Michael Sendivogius, l’alchimista scopritore dell’ossigeno e Salvator Dalí, ultimo Gran Maestro Rosacroce.  

Anche Giordano Bruno è affine ai Rosacroce, anzi, il Nolano funge da fulcro della rinascita rosicruciana. Oltre a collocare la tradizione iniziatica egizia, mitraica, nell’alveo di una visione scientifica del mondo, riorganizza la confraternita ribattezzandola Giordaniti.

Per avvalorare l’affinità tra il filosofo domenicano e i Rosacroce, vi faccio presente che i Giordaniti annoverano tra loro i futuri Rosacroce Simon Studion, Michele Mayer, Jacob Andreae, nonno di Johan Valentin Andreae, ovvero dell’autore de ‘Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz’.

A questo punto Christian ci informa che è tardi, deve attraversare la soglia che dal mondo materiale porta a quello sovrasensibile, ma, prima di lasciarci, desidera sapere da Fabio cosa pensa de ‘Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz’

Fabio, felicissimo di essere stato interpellato, risponde:

Caro Christian, non si tratta di un semplice romanzo, ma di un vero e proprio viaggio alchemico, iniziatico e spirituale, in cui lo spirito magico e segreto, che risiede nel profondo di ogni uomo, deve “uscire” all’esterno affinché possa giungere alla realtà assoluta e per farlo e permettere così l’unione animica con le leggi che governano il mondo, deve superare una lunga serie di prove mistiche.

Un viaggio spirituale che ogni individuo deve intraprendere durante la propria vita terrena mentre ogni giorno si imbatte in scelte sia semplici che complesse.

Il testo, a mio avviso, insegna che a fare la differenza non è la scelta, bensì, l’intenzione. Se l’uomo decide di far parte di un’associazione di tipo spirituale per un fine superiore, la decisione ha una sua valenza, se, invece, si affilia per fini economici, affaristici ed egoici ha una differente e ben più mero significato.

Nel primo caso l’uomo aderisce per conseguire il progresso dell’umanità oltre che il miglioramento e il perfezionamento individuale, mentre nel secondo caso asseconda gli interessi personali.

Ascoltate le parole di Fabio, il nostro graditissimo ospite, saluta Madame Carmen, Fabio e me e sparisce prima che riusciamo a rendercene conto.

Fattosi ormai tardi, la Signora, dopo averci avvertiti che sta per andare via, dice:

Cari miei il mondo dei Rosacroce mi affascina, insegna una filosofia di vita che è possibile vivere qui e ora, che aiuta a comprendere i principi cosmici spirituali atti a capire lo scopo della creazione, e sentire la presenza di Dio in tutto.

Detto ciò, ci saluta e si allontana.

Quando ascolto le parole di Madame Carmen sono sempre emozionato, poiché, tra le righe, contengono sempre grandi insegnamenti. Fabio, resosi conto del mio turbamento, decide di accompagnarmi a casa in auto e, nel frattempo, mi chiede di fornirgli la mia impressione in merito ai Rosacroce.

Gli rispondo che i Rosacroce mi attraggono per una serie di ragioni tra cui la ferma volontà di portare a termine, nel migliore dei modi, la missione della loro vita. Mi intrigano perché educano gli adepti sia all’arte della guarigione metafisica, che al modo per programmare positivamente la mente, istruiscono sulle relazioni uomo – cosmo, sui principi di trasmutazione interna, sui vari aspetti della reincarnazione, sui diversi e consistenti principi spirituali e sul metodo per cooperare con la Mente Cosmica, ovvero, con l’Uno.

Delle tante voci che riguardano i Rosacroce, alcune sono vere e altre fanno parte dell’immaginario collettivo. Di certo, i Rosacroce formano una società segreta di uomini che, pur non possedendo poteri sovrannaturali, sfruttano appieno le capacità dell’intelletto umano.

Personalmente non credo che sappiano predire il futuro, né preparare gli “elisir di lunga vita” o la “panacea universale”, con la quale si riesce a restare lungamente giovani. Ritengo, però, che siano in grado di conversare con gli spiriti della natura e che conoscano il segreto di quella “pietra filosofale” che permette l’onnipotenza, che conferisce la saggezza suprema e l’immortalità intesa dal punto di vista di assenza della paura della morte e di proseguimento della vita in un altro regno.

Non appena lascio Fabio un altro pensiero s’impossessa della mia mente. Penso che Rudolf Steiner abbia ragione quando dice:

‘Risplende all’occhio umano il sole dall’alto cosmo. Brillano al senso umano gli esseri del vasto spazio. Ha sete il cuore umano di riunirsi allo spirito’.

È bello penetrare nei sogni e modificarli, gestirne l’andamento e, infine, concluderli come desideriamo. È bello “sognare sapendo di stare sognando”, di essere consapevoli dell’esperienza e anche di essere in grado di gestirla. Trattandosi di un sogno lucido, lo modifico a mio piacere e, nel farlo, mi regalo un inno rosacrociano.

Che il Signore sia con te ognor, che il Suo Amore ti accompagni, la Saggezza Sua ti guidi, che il Signore sia con te ognor. Finché ci incontreremo ancora, per la Rosa-Croce salutar, finché ci incontreremo ancora, che il Signore sia con te ognor.

Giandomenico Tiepolo, La partenza di Pulcinella, 1797, affresco. Ca' Rezzonico, Venezia

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Domenico Esposito

Autore Domenico Esposito

Domenico Esposito, nato ad Acerra (NA) il 13/10/1958, laureato in Scienze Organizzative e Gestionali, Master in Ingegneria della Sicurezza Prevenzione e Protezione dai Rischi, Master in Scienze Ambientali, Corso di Specializzazione in Prevenzione Incendi. Pensionato Aeronautica Militare Italiana.