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Pulcinella, Fabio Da’ath, Carlos Castaneda e l’Arte di sognare

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Pulcinella


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In un periodo surreale e difficile come quello che stiamo vivendo vorrei essere foriero di una buona novella e, con queste parole, essere di grande conforto, un amico sincero, una luce lungo il percorso, il difensore della comunità, la voce del popolo oppresso e affamato che cerca una rivincita e un sollievo dai soprusi del nemico virale e invisibile.

Si fosse n’auciello, ogne matina vurria cantà ‘ncoppa ‘a fenesta toja: bongiorno, ammore mio, bongiorno, Italia! E po’ vurria zumpà ‘ncoppa ‘e capille e chiano chiano, comme a na carezza,
cu stu beccuccio accussi piccerillo, mme te mangiasse ‘e vase a pezzechillo…si fosse nu canario o nu cardillo, te cantasse rinascerò, rinascerai.

Rinasceremo tutti se riusciremo ad usufruire di uno dei tesori più preziosi per l’equilibrio mentale, la calma. Dato che essa sfuggente è necessario perseverare affinché, agguantandola, si possano utilizzare tutti i meccanismi, le azioni e gli ausili idonei alla cosciente e consapevole autodifesa.

Si chiama calma e mi costò molte tempeste. Si chiama calma e quando scompare… esco di nuovo a cercarla.
Si chiama calma e mi insegna a respirare, pensare e ripensare. Si chiama calma e quando la follia la tenta si scatenano venti terribili difficili da dominare. Si chiama calma e arriva con gli anni quando l’ambizione giovanile, la lingua sciolta e la pancia fredda cedono il posto a più silenzi e più saggezza.
Dalai Lama

Nell’osservare i comportamenti delle persone, riesco a comprenderne le visioni oniriche, positive e negative, profonde ed evanescenti. Giorno dopo giorno, aggiungo nuove speranze e tristezze e, quando il cielo di sera è terso, utilizzando il mio balcone, a mo’ di capanna per il birdwatching, nel contemplare l’orizzonte vesuviano, cerco di tendere un agguato a tutte le visioni utili per l’ascesa.

Emanano una delicata luminescenza, sembrano astri che vivono di luce propria e, allo stesso modo delle lucciole, pulsano lievemente e ritmicamente, sono innumerevoli, sembrano scintille e ti viziano, da lontano, per evitare che possano essere catturati e spenti.

Sono stelle luminescenti, che fluttuano dolcemente, e se si riesce a prenderne una si diventa brillanti, quindi si deve prestare attenzione a non porre alcuna benda scura su di essi, perché se ne causerebbe lo spegnimento, dunque, la morte.

Se qualcuno o qualcosa, sciaguratamente, li copre, il sognatore deve perseverare, ravvivarlo, senza mai stancarsi d’infondervi energia, anche quando questa sembra una missione gravosa ed impossibile.

Chi vuole che sopravviva deve conoscere il modo in cui raggiungere la meta, apprendere quello che serve per vincere nella vita. Esso va vissuto e disvelato perché, così si scopre la direzione da percorrere.

È necessario riporli tutti in un angolo della mente, perché, se durante il cammino un ostacolo si para davanti, coltivando l’attività onirica, si può riprendere la strada maestra.

L’ultimo, in ordine cronologico, intrigante ed interessante, mi conduce sul terrazzo – cenacolo del mio fido amico Fabio Da’ath, e mi consente di rincontrarne la zia, Madame Carmen. Nonostante si pensi che l’emozione non ha voce, è come se l’avesse, perché, non appena giungo al cospetto della dama, il mio viso si colora di un rosso peperone e le mie gambe vacillano.

Dopo sinceri e gioiosi saluti, la Signora, accortasi che sono incuriosito da due amache a forma di nido che sono lì vicino, rivolgendosi a me e a Fabio, esclama:

Sono particolari e molto utili e costituiscono un valido ausilio per chi intende sognare in modo consapevole.

Quindi, ci sprona ad adagiarvici sopra e a lasciarci andare. Ci chiede di disporci nella posizione che permette al corpo di stare né troppo comodo, né troppo scomodo e, attraverso il rilassamento dei muscoli, aiuta ad esplorare gli altri mondi.

Lentamente e con voce monotonale, aggiunge:

Cercate, nel buio, di vedere con gli occhi del cuore. Ponetevi queste domande: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Che cosa anima il mio corpo? Quale mistero si cela dentro di me? Di che sostanza, di che energia sono composto? Sono già esistito prima, in un altro tempo, in un’altra realtà e con un’altra forma?  

Sento una voce che, dal profondo del mio corpo, dice:

Sei molto più di quello che conosci. Esplora te stesso, sei cosmo, energia, osservato e osservatore, sei persino lo spazio che intercorre tra questi due.

Come per incanto, ci imbattiamo in Carlos Castaneda e don Juan Matus, lo sciamano yaqui.

Lo scrittore esordisce:

Vorrei pregarvi di sospendere, per oggi, i vostri giudizi ed aprirvi, anche solo per un’ora, alla possibilità che vi presento. Non sono abituato né a rivolgermi alla gente, né a parlare, ma sono qui per spalancarvi le porte di un mondo meraviglioso.

Il mio dovere consiste nel ripagare un debito a don Juan, che, mediante i suoi discorsi, mostra, con dovizia di particolari, certi aspetti. Non dovete difendere il sapere che lo sciamano trasmette, ma ponderarlo, poiché ci sono opzioni insolite che non sono fuori dalla vostra portata. Avete la possibilità di conoscere lo Splendore della Consapevolezza.  

L’arte del sognare è riservata solo a chi possiede un animo da stregone tolteco, esploratore delle altre dimensioni, sconosciuti ed impossibili, che, con i suoi comportamenti, è indotto a vivere in luoghi ignoti ai più e si estranea, spesso, sia dall’ordinario che dalle vicende quotidiane.

L’individuo è caratterizzato da due principali attenzioni: la prima è legata all’emanazione della terra, alla realtà manifesta, la seconda al mondo invisibile, al soprannaturale, a quella del Cosmo. Egli, quando in questo modo, sperimenta la seconda, tendendo ad oltrepassare tutto ciò che è umano, terreno e manifesto. Questa peculiarità consente d’identificarlo come viaggiatore di realtà altre d’infinite possibilità e d’innumerevoli posizioni del punto di unione.

Quando è intento in tale attività, corre il rischio di perdersi in percorsi interminabili, perché, ancora legato ed ancorato alla realtà, non riesce liberarsi delle zavorre materiali. Il suo obiettivo, considerati i limiti soggettivi, deve consistere nella ricerca della consapevolezza e dell’apprendimento dell’arte di cui parliamo.

Vi invito ad approfondire lo sciamanesimo dei toltechi, dei maestri costruttori, perché i loro insegnamenti trasmettono profonde verità. Per essi, la capacità di sognare dipende dal grado individuale attenzione e si sviluppa nel corso di molti anni, permettendo di scorgere oltre il visibile, percepire che l’individuo è un essere splendente, avvolto in una sfera di luce, in un insieme di fibre scintillanti e di campi di energia, a forma di uovo luccicante.

Alcuni punti della bolla spiccano per luccichio perché vi si addensano una serie di filamenti risplendenti provenienti dall’esterno.
Lo stregone, osservando il fenomeno, lo classifica, gli dà ordine e coerenza, e si trasforma essere luminoso.
 

L’agglomerato particolarmente brillante, in una posizione specifica dell’uovo luminoso, indica la consapevolezza personale e la capacità di assemblare il mondo, secondo un dato schema. Assiemaggio che, avvenendo in un definito spazio, fa sì che divenga punto di unione, che, per sua natura, anziché, risiedere staticamente in un posto, è mobile, perché si lascia fissare e dislocare in una determinata posizione, dalla cultura e dal sistema di credenze in essere nel luogo entro cui si muove e vive l’individuo.   

Durante il giorno, il punto d’unione, vibrando leggermente, causa cambi di umore, mentre di notte, in particolar modo durante i sogni, si sposta più velocemente, a scatti, scivola sull’involucro esterno dell’uovo e allinea filamenti diversi da quelli ordinari, che provengono da altri universi.  

Gli sciamani, intervistando il sognatore con metodo quasi scientifico, gli chiedono informazioni sulla sua visione. In base alle risposte, si rendono conto che quanto più esse sono articolate, complesse e lontane dal consueto, tanto più il punto di unione varia; maggiore è lo spostamento, più complesso è il sogno.

Il popolo tolteco, grazie agli studi, giunge alla conclusione che il mondo, i mondi, l’Universo e gli infiniti campi che si possono percepire ed entro i quali ci si può muovere, appartengono a tre categorie: Noto, Ignoto ed Inesplicabile.

Il Noto consiste nell’insieme di campi energetici che la persona riesce ad interpretare, catalogare e classificare. L’Ignoto in tutto ciò di cui non ha esperienza, non ha informazione

e non sa catalogare. Essi sono tra loro molto simili; non a caso, il secondo, a seguito di una serie di esperienze dirette, viene decodificato e si trasforma nel primo.  

L’Inesplicabile è quello entro il quale il sognatore e lo sciamano, badano bene a non entrare e a non rimanere invischiati perché è un territorio al di fuori della loro portata. Nel dedicare, quindi, attenzione agli altri due, si evita di indagare sul terzo, su ciò che va oltre il possibile; se lo si facesse, si rischierebbe di non poter tornare nel mondo ordinario. 

Gli stregoni toltechi, immersi nel cammino spirituale, mediante l’esercizio, cercano di bilanciare, in maniera perfetta, i due aspetti dell’individuo, il Tonal e il Nagual. Il primo consiste nel lato destro, quello della prima attenzione, del guardiano, della percezione, della razionalità, alle cose pratiche e terrene.
Il secondo, invece, nel lato sinistro, della seconda attenzione, dell’intuito e del sentimento, quello magico e misterioso, molto più vasto del precedente e che esiste al di fuori di quello in cui le persone vivono

La percezione è canalizzata, perché in ogni essere umano c’è un fattore chiamato «punto d’unione», che sceglie emanazioni interne ed esterne e la qualità e la durata dei viaggi attraverso altri mondi dipende dalla capacità di fissarlo in un’altra posizione, in modo volontario e controllato. 

Ciò che si sta osservando diviene concreto quando si è in grado di bloccare, in maniera stabile, la visione con tutti i suoi elementi. Le esperienze fatte in sogno, come quelle in stato di veglia, sono vere, così come lo sono entrambi i mondi.

Il punto d’unione intriga molto, perché, oltre a potersi muovere sulla superficie del bozzolo luminoso, può spostarsi anche verso l’interno dell’uovo brillante. Durante l’attività onirica, esso inizia a scivolare verso l’interno, quindi, la correlazione tra le due realtà, smette di esistere.
La visione si correla a contesti caratterizzati dalla presenza di esseri inorganici, provvisti di consapevolezze estremamente più grandi di quelle dell’uomo.  

Don Juan, oltre a ribadire che in essi è facile perdersi, afferma che da essi possono giungere voci diverse da quelle a cui si è abituati, quelle degli alleati del sogno, che, cercano di stringere patti con la quotidianità, dato che non riescono ad accedervi. Ciò che chiedono, come contropartita, è la possibilità di stabilire alcune posizioni del punto d’unione e gli accessi che non hanno.
Si deve, però, prestare attenzione, perché siglando tali alleanze, se ne diviene schiavi, ci si priva della libertà, si ci lega ad altri allineamenti e ad altre visioni. 

Gli esseri inorganici attribuiscono una grande importanza al punto d’unione, perché quando esso si dirige verso il nucleo dell’uovo attraversa, incessantemente, tutti i centri di percezione, di potere, delle decisioni e il vibratorio e, in prossimità di quello della volontà, innesca un meccanismo che fa incendiare le fibre che lo compongono. Un impeto che concretizza il cammino dello sciamano e dà luogo al Volo Astratto, allo spegnimento della vita ordinaria, al Fuoco dal Profondo, e che lo trasforma in pura energia, consapevole e libera, e gli fa vivere la Terza Attenzione. Quest’ultima rappresenta la coscienza incommensurabile, che integra le due precedenti, e che consente di penetrare nell’inconoscibile, che interessa aspetti indefinibili del corpo fisico e di quello luminoso.

Don Juan, contento per l’intervento di Castaneda, intendendo fare una precisazione, gli mette delicatamente una mano sulla spalla e prende la parola:

Caro Pulcinella, l’itinerario che stasera tu e Fabio avete scelto, non è di quelli comodi. Chi decide di intraprenderlo deve essere un valido cacciatore, sviluppare l’arte di osservare e sapersi mimetizzare, perché il sistema di credenze sciamaniche è molto scaltro; quando credi di averlo fermato ti sfugge di mano.

Se riuscite ad acciuffarlo, giocateci, perché, mediante le credenze, vedrete che l’ombra, catturando la luce, diverrà essa stessa luce.
Il vostro è un tragitto che va perseguito sinché lo zoccolo duro del giudizio, sgretolandosi, non lascia che un piccolo frammento utile per alimentare il Fuoco dal Profondo, che, a sua volta, ardendo perpetuamente, consente di proseguire verso la meta.

Dopo queste parole, Carlos, non essendo domo, aggiunge:

Grazie alla maestria e alla centratura del buon don Juan, posso dirvi, che l’arte di sognare non è una costante catarsi borderline con la follia, bensì, un lungo apprendistato che conduce alla crescita interiore e che fa poggiare stabilmente i piedi sul gradino della scala di Giacobbe, che compete al praticante, che deve sempre fare i conti con quell’invincibile nemico conosciuto come ego.

Un guerriero che, abituato a combattere ad oltranza la sua battaglia, non rinuncia mai ai suoi giudizi e alla sua importanza, perché per lui la resa equivarrebbe alla morte per mano di belve feroci.
Un lottatore che, spesso, oltre a paralizzare qualsiasi apprendista, anche quello animato dalle più buone intenzioni, può impedire la percorrenza della strada che conduce alla sorgente.

Miei cari, la mia formazione a contatto con don Juan è caratterizzato dallo studio di diverse arti, tra cui quelle per accedere alle energie individuali, ai corpi energetici, al modo di fare sciamanico e a quella del sognare. Quest’ultima, oltre a consistere in uno dei punti fondamentali del suo insegnamento, rappresenta l’inizio del viaggio astrale.

Nelle visioni, attraverso la consapevolezza del proprio corpo energetico e fisico, si accede ad un mondo di poteri e coscienza di grande rilievo. Don Juan, per spalancare le porte di questo fantastico universo, senza mai stancarsi, illustra come organizzare e controllare l’arte del sognare, come penetrare da una visione ad un’altra, esercitandosi, mediante l’intento, sia alla ricezione delle informazioni atte a supportare il controllo del sogno, sia a decidere il da farsi e la direzione da prendere.

È necessario approcciare l’attività onirica con grande leggerezza, anziché ossessione, spogliarsi dei pensieri opprimenti e dell’ansia del risultato, allenarsi costantemente, con serenità ed allegria, per giungere a risultati positivi.  

Don Juan, in quanto sciamano esperto del viaggio astrale, dimostra che tale arte prevede il superamento di sette varchi, sette livelli, sette entrate, di cui il primo è prendere coscienza di una particolare sensazione, del proprio corpo energetico e fisico.  

Egli insegna all’apprendista a sognare con consapevolezza, a prendere coscienza del passaggio dallo stato di veglia a quello del sonno, dal mondo reale a quello immaginario. La percezione richiede volontà, esercizio equilibrato e costante del sentire e dell’orientare e rafforzare l’attenzione, così da ricordarne, da svegli, la struttura, le persone, i particolari, i luoghi, i colori, le scritte, i tragitti e qualsiasi cosa, che nel quotidiano possa essere riconoscibile ed irriconoscibile. Colui che ci riesce è nel primo varco del sognare, quello che consistente nella capacità di intendere, sentire, focalizzare e dirigere il proprio corpo energetico, percepire il transito dallo stato di veglia a quello di sonno.

Occorre fare senza fare, desiderare senza desiderare, distaccarsi dal risultato e dall’attaccamento a quello che si sta facendo, provarci senza voler perseguire a tutti i costi il risultato, allenare l’immaginazione, essere fermi, energici e disciplinati e, anche da svegli, praticare le discipline che aiutano a trattenere l’energia, anziché sprecarla.  

Prima che le parole possano fuggire, Fabio, interessato, domanda a Castaneda in cosa consista il secondo varco.

Carlos, prontamente, replica:

Esso si raggiunge quando, svegliandosi, da un sogno si passa a un altro. In base alle capacità individuali, se ne possono fare di svariati, ma è necessario avere una gran padronanza di sé, così da non ritrovarsi nel mondo ordinario.  

Don Juan, oltre ad asserire che al termine dell’attività onirica ci si deve svegliare in modo naturale, afferma che, se si vuole andare oltre, è necessario destarsi in un’altra visione. Il secondo accesso, però, a seconda della propensione e del carattere individuale, può rappresentare un problema; infatti, chi tende a rimanere attaccato alle cose o alle situazioni, se incline alla condiscendenza, rischia di precipitare in abissi tenebrosi.

Il curandero suggerisce di utilizzare gli elementi di un sogno per provocarne un altro. Nel superare tale entrata, si raggiunge una specifica soglia e si iniziano a vedere immagini, sentire la voce dell’Emissario del Sogno, percepire l’Energia aliena caratterizzata dalla concisione, che si propone di aiutare il protagonista suggerendogli specifici elementi.

Il secondo livello si raggiunge e valica solo quando si impara ad isolarsi e a seguire gli esploratori.
Il transito attraverso questo valico, soggetto alle regole degli antichi sciamani, consiste in tre gradi: nel primo, praticando l’esercizio di cambiare visioni, si scopre tutto sui viaggiatori; nel secondo, seguendoli, si entra in un altro vero universo; nel terzo, in quel cosmo, con le sue azioni, si scoprono, autonomamente, le leggi che lo governano.
 

Al terzo ingresso si accede quando, sognando, si fissa un dormiente che non è altri che se stesso che si auto osserva riposare. Chi è capace di arrivarvi, deve esercitarsi a muoversi autonomamente, perché, così può completare sia il corpo di sogno, che quello energetico, realizzando il movimento del doppio.  

Dopo queste parole, perdendo la verve iniziale e manifestando qualche celato timore, prosegue:

Il quarto passaggio implica il vedere: ci si sposta verso luoghi specifici. Ci sono tre modi di utilizzarlo: viaggiare verso luoghi concreti di questo mondo, fuori da questo mondo o verso quelli che esistono solo nell’intento degli altri. Tra i tre, quello più pericoloso e difficile da realizzare è l’ultimo.

Carlos, man mano che procede, prestando sempre più attenzione alle frasi che pronuncia, rimarca:

Poiché sono molto stanco, vi chiedo di ascoltare attentamente le parole di Taisha Abelar, l’antropologa che quotidianamente intende infrangere le predisposizioni e i pregiudizi che, imprigionando le persone entro i confini del mondo di ogni giorno, impediscono loro di entrare in altri mondi percepibili.

Ed ecco provenire dal lato sud-ovest del terrazzo – cenacolo, con grazia mista ad una forte dose d’energia, una bellissima donna, che si presenta come Taisha e dice:

Ringrazio Carlos perché, concedendomi la parola, mi consente di condividere con voi dei fenomeni difficili da spiegare, pieni di profonda spiritualità.

Chi arriva al quinto livello si sveglia nella visione più concreta che si possa immaginare, in cui si fissa intensamente il punto di unione. A questo stadio occorre attuare le posizioni gemelle; iniziare a sognare sdraiati sul lato destro, con le ginocchia un po’ piegate, mantenere la postura e addormentarsi così.

Durante la visione, poi, è necessario sognare se stessi, nella stessa posa e ripiombare nel sonno in tale disposizione. Il secondo sogno, oltre ad essere uguale al precedente, è tangibile. Mentre si pratica questo esercizio, non si tiene conto della specifica posizione del punto d’unione, quindi, nell’istante in cui ci si assopisce per la seconda volta, si impedisce che il punto d’assemblaggio si sposti da un sogno all’altro.

La sesta entrata prevede il trasporto e la possibilità di spostare il corpo fisico altrove. Occorre, inoltre, visualizzare un elemento della realtà ordinaria o manifesta, poi trasferirlo all’interno del sogno e in terza istanza, ma nella seconda attenzione, recarsi all’interno del sito ricreato.  

Il settimo varco, a cui si arriva dividendo la percezione del proprio essere tra lato destro e sinistro, si attraversa quando si riesce, nella realtà quotidiana, a sperimentare il corpo sognante.

Dopo queste parole, saluta tutti e si congeda per tornare nelle zone più alte, uno dei regni di quiete.

Mentre ci lascia, percependo che le gioie del più profondo percorso o dei più lievi anditi del cuore sono solo l’ombra della luce e che la lontananza dalle leggi che dettano le regole insite nel percorso evolutivo mi rendono infelice, chiedo a Madame Carmen di difendermi dalle forze contrarie, nel sonno, quando non sono cosciente e quando il percorso si fa incerto.

Castaneda, anticipando l’intervento della zia di Fabio, rimarca:

Il settimo livello comporta il trascendere. Si deve riuscire a portare il proprio corpo fisico, che è tutt’uno con quello energetico, nel Nagual, il mondo ignoto. L’uomo comune, generalmente, vi transita solo dopo la morte, ma, senza fisicità e consapevolezza. Il sognatore, invece, desiderando la libertà, prima di svegliarsi si impegna a raggiungere la piena coscienza di sé.

Gli sciamani toltechi ritengono che sognare sia un’arte estremamente raffinata, mediante la quale, supportati dalla volontà, si riesce a spostare il punto d’unione dalla sua posizione abituale, per intensificare ed ingrandire la portata di ciò che si può percepire.

Dopo queste parole, Carlos ci saluta e, accompagnato da don Juan, abbandona a sua volta il terrazzo – cenacolo.

Madame Carmen conclude:

Miei cari, l’uomo è la rappresentazione terrena del macrocosmo e della sua perfezione. Chi vuole comprendere ed assimilare tale condizione ed ottenere la libertà, deve imparare a vedere. I toltechi insegnano a farlo attraverso il viaggio, nella vita conscia ed inconscia. Per essi, l’attività onirica è un modo per espandere la coscienza individuale e superare i limiti dell’ordinario.

Intanto, lentamente, mi sveglio nel mio comodo letto e penso alle parole di Giordano Bruno:

Intrepido, fendo lo spazio con le mie ali e la fama non mi fa urtare contro mondi tratti da falsi principi, secondo i quali rimarremmo rinchiusi in una prigione immaginaria come se tutto fosse cinto da muraglie di ferro… ma fendo i cieli e all’infinito m’ergo.

Rifletto su chi, nell’ambito degli insegnamenti cabalisti, ribadisce che, all’interno del corpo umano, si possano distinguere due fattori motivazionali noti come Luce Interiore e Luce Circondante e su chi sostiene che alla nascita, antecedentemente alla discesa nel mondo materiale, le persone siano piene della prima, che le accompagna ed aiuta nella ricerca dell’ascesa spirituale, e che la seconda rappresenti il livello di consapevolezza illimitato che ognuno, compiendo buone azioni, merita nel corso della propria vita, ma che dipende dalla misura in cui si riesce a subordinare la materia alla Luce.

Più si riescono a controllare i desideri egoistici e la propensione al male, accumulando, seppur in modo lento e graduale, Luce Circondante per salire la scala della spiritualità, meno si è limitati nel tempo, nello spazio e nel movimento.

Mi viene in mente Jung, che afferma che il sogno è un prodotto autonomo e significativo dell’attività psichica in cui sono presenti elementi individuali e collettivi, personali e culturali, in cui non ci sono parti nascoste o ambigue, bensì, l’inconscio si manifesta con autenticità attraverso simboli e archetipi.

Padre Celeste, insegnami a vedere la luce delle stelle e i volti degli antenati, nei mondi lontani e vicini. Insegnami ad accogliere le visioni che mi appaiono, a vedere la verità nel dettaglio e a chiarire i misteri.

Portami nel Tempo del Sogno, dove spazio e tempo sono alterati, affinché io possa condividere queste visioni con ogni credo e razza. Custode di tutte le dimensioni, io cerco le tue Vie di Medicina, per realizzare le mie Visioni, vedendo la verità che è in me.

Giandomenico Tiepolo, La partenza di Pulcinella, 1797, affresco. Ca' Rezzonico, Venezia

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Domenico Esposito

Autore Domenico Esposito

Domenico Esposito, nato ad Acerra (NA) il 13/10/1958, laureato in Scienze Organizzative e Gestionali, Master in Ingegneria della Sicurezza Prevenzione e Protezione dai Rischi, Master in Scienze Ambientali, Corso di Specializzazione in Prevenzione Incendi. Pensionato Aeronautica Militare Italiana.