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La Via Secca e la Via Umida

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Via Secca e Via Umida


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Chi si interessa attivamente di alchimia, cioè non soltanto come storico della scienza o storico delle religioni, deve risolvere prima di ogni altra cosa tre enigmi, che sono alla base dell’Opus Alchemicum:

1) Quale Materia Prima utilizzare?

2) Quale vaso?

3) Quale fuoco?

L’enigma relativo alla Materia Prima si traduce ulteriormente nel tentativo di identificare tre sostanze fondamentali: Mercurio, Zolfo e Sale che, ripetono i testi alchemici, non sono quelle “volgari”, cioè i termini mercurio, zolfo e sale non hanno il significato abituale. Una volta identificate queste sostanze sarà necessario procurarsi anche l’opportuno fermento, indispensabile per “attivarle”.

A seconda del campo in cui vengono cercate le risposte a questi quesiti, scopriremo quasi sempre che è stata adottata una delle tre visioni che sto per elencare e, in base alla visione adottata, tutti gli scritti alchemici verranno riletti alla luce della scelta fatta:

Una visione spagirico-chimica: la materia che si cerca è minerale oppure organica e viene sottoposta all’azione di un fuoco in un vaso che è in grado di sostenere anche 700°C. La Materia su cui si opera può variare dalla stibina al mercurio, dalla rugiada al “nostoc”, la mucillagine che si forma nelle acque stagnanti, fino a sostanze organiche assai poco nobili.

Zolfo, Mercurio e Sale vengono considerati nomi che nascondono sostanze materiali, che vanno attivate grazie ad un opportuno fermento, che spesso è di natura psichico-spirituale, uno Spirito Universale onnipresente eppure inafferrabile. Catturarlo è come catturare un raggio di sole.

Una visione psichica di tipo junghiano: la trasformazione alchemica riguarda lo stesso operatore, il suo corpo, i suoi sentimenti, la sua psiche. Il fuoco è la sua volontà, il suo desiderare, il suo amore sublimato. Zolfo, Mercurio e Sale sono Spirito, Anima e Corpo, l’intera Opera Alchemica consiste nell’Individuazione del Sé e nella Conjunctio Oppositorum. L’intero corpus degli scritti alchemici è il risultato dell’aver proiettato sulla Materia il Princìpio di Individuazione. L’Operatore deve applicare a sé stesso le indicazioni contenute negli scritti degli alchimisti.

Il problema di chi adotta questa interpretazione è che molti testi non lasciano alcun margine a una lettura dell’alchimia in chiave solo psicologica: le ricette che contengono invitano inequivocabilmente ad operare sulla materia, o almeno, anche sulla materia.
Non si può tuttavia negare che gli scritti di Jung, in particolare Psicologia del Transfert, Psicologia e Alchimia e il Mysterium Conjunctionis siano stati fondamentali, sia per comprendere meglio il linguaggio ermetico degli alchimisti, sia per riscoprire e diffondere i loro scritti.

Una visione che implica la trascendenza e l’invisibile: Né il corpo umano, né il mondo che ci circonda si esauriscono con ciò che possiamo sperimentare con i cinque sensi. Ogni cosa a questo mondo “vibra” a più livelli di esistenza e alcuni, più “sottili”, possono essere percepiti soltanto elevando lo spettro delle nostre percezioni e della nostra consapevolezza e attivando il nostro “corpo sottile”.

Zolfo, Mercurio e Sale degli alchimisti vanno ricercati in questo ambito trascendente: “tutti li utilizzano continuamente, ma nessuno dà loro alcun valore”. Per comprendere meglio questa visione basti pensare che per gli antichi egiziani – e quella dell’antico Egitto è stata sicuramente una cultura fondamentale per l’immaginario alchemico – il corpo umano è costituito da nove componenti, tra quelle materiali e visibili e quelle sottili.

Personalmente credo che tutte e tre queste impostazioni siano sbagliate, eppure che siano tutte vere, se considerate insieme: se non si attivano i nostri “sensi sottili”, se non ammettiamo che lo spettro con cui interagiscono la ragione e i cinque sensi non è che una porzione infinitesima dell’Universo che ci circonda, non saremo in grado di interagire né con gli aspetti sottili della psiche, né con gli aspetti sottili della materia, e il tempo dedicato a trasformare l’una o l’altra con fuochi e reagenti di varia natura sarà tempo sprecato. D’altro canto ogni interpretazione degli scritti alchemici che prescinda dalla psiche o dalla materia non ha alcuna speranza di cogliere nel segno.

Veniamo ora alla questione della Via Secca e della Via Umida.

I seguaci delle tre impostazioni di cui sopra daranno ovviamente diverse risposte per illustrare in cosa consistano le due Vie.

  • I seguaci della scuola spagirico-chimica, quella di Lucarelli o Canseliet, ne faranno una questione di scelta di materia, “magnete”, fuoco, e di regime del fuoco: impetuoso quello della via secca, lento e moderato quello della via umida.
  • I seguaci della via psichico/junghiana identificheranno la via umida come una via che ha a che fare con l’umiltà, l’amore, la dedizione al prossimo, l’oblazione di sé, e la via secca con la via solare dell’eroe, un eremita, un cavaliere errante, uno spirito guerriero che affronta da solo le difficoltà dell’Opera, dovendosi distaccare da tutto e da tutti. Si adotta la via umida o quella secca a seconda che ci si concentri più sull’Anima o sullo Spirito.
  • I seguaci della impostazione che implica la trascendenza, tale è esplicitamente l’alchimia taoista, che insegna addirittura a costruire un corpo sottile in cui trasferire la coscienza, infine, considereranno umida la Via che utilizzi il “loro Zolfo” per lavorare il “loro Mercurio”, e secca la Via che operi nel modo opposto.

Ma un buon pastore non lascia indietro nessuna delle sue pecore…

Non è inutile osservare che i tre modi di intendere l’Opus Alchemicum che abbiamo preso in esame riflettono fedelmente le scissioni dell’uomo moderno.

Intendere infatti l’Opera come un processo solo spirituale significa negare realtà alla materia e al corpo per cercare di volare verso il cielo con ali di cera, lasciandosi pervadere da una tensione luciferina verso l’alto, che non tiene in nessun conto gli aspetti più pesanti e meno sottili dell’essere.

Intendere l’Opera come solo materiale e ridurla a mere operazioni chimiche comporta invece la negazione di ogni trascendenza e tradisce una spinta satanica verso il basso. Gli strumenti dell’intelletto e l’inventario delle spiegazioni scientifiche utilizzate per comprendere il mondo, si trasformano in un muro invalicabile per negare all’uomo la sua dimensione simbolica e spirituale.

Infine, chi riduce tutto a fenomeno psichico non sarà mai né un alpinista, né uno speleologo: per lui non c’è profondità negli abissi celesti o in quelli inferi: tutto ha solo natura psicologica e si riduce ai giochi di ruolo dell’anima.

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Autore Alessandro Orlandi

Alessandro Orlandi (1953) matematico, museologo, curatore per 20 anni dell'ex museo kircheriano, musicista, saggista ed editore della Lepre edizioni, è autore di numerosi articoli e libri riguardanti la matematica, la museologia scientifica, la storia delle religioni, la tradizione ermetica, l’alchimia, le origini del Cristianesimo e i Misteri del mondo antico.