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La mimosa e la simbologia dell’Acacia

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Il ramo d'oro


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Dalla sepoltura di Hiram al Ramo d’Oro

Una fine febbraio insolitamente tiepida anche per il dolce clima duosiciliano ha permesso la fioritura anche precoce della mimosa, solitamente collegata alla Festa della Donna, che ormai è alle porte.

La simbologia di questa pianta, però, va ben oltre tale ricorrenza.

Dal punto di vista scientifico si tratta di un’Acacia, più precisamente dell’acacia dealbata, cosa che apre le porte a tutta una serie di riflessioni molto ampie, non esauribili sicuramente nello spazio di un articolo, ma di cui proveremo a dare una seppur minima traccia.

Nella letteratura esoterica già l’albero ha una valenza molto forte. Il suo slanciarsi verso l’alto gli conferisce la valenza di collegamento tra terra e cielo.

Anzi, spesso è rappresentato capovolto, con le radici ‘piantate nel cielo’, soprattutto nella cultura indiana.

L’Acacia, anche detta mimosa del deserto, è presente in molte culture poiché possiede una serie di caratteristiche ben precise.

Legno duro, spine, fiori colorati e profumati, sempreverde.

Questo lo riporta ad un concetto di immortalità e di conoscenza allo stesso tempo.

La cultura esoterica cattolica lo richiama diverse volte.

Secondo tale tradizione era di Acacia la corona di spine indossata da Cristo, che, contrariamente alla visione essoterica, dove viene intesa come segno di scherno, rappresenta la Conoscenza, la Gnosi.

Non sembra casuale che quello che iniziaticamente è segno di elevazione sia profanamente visto come qualcosa meritevole di derisione.

Anche l’Arca dell’Alleanza era costruita in legno di Acacia.

Bezaleel fece l’arca di legno di acacia: aveva due cubiti e mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e mezzo di altezza.
Esodo, 37, 1

Per quanto riguarda il collegamento alla Massoneria, dove questa pianta ha una forte centralità, una prima suggestione può essere quella che rimanda alla Camera di Mezzo, che trova un collegamento a partire proprio dalla Bibbia, più precisamente da I Re.

E contro il muro della casa egli costruì camere tutto attorno, contro i muri della casa, sia del tempio che dell’oracolo: ed egli edificò camere d’intorno: la prima era larga cinque cubiti, e quella di mezzo era di sei, e la terza era larga sette cubiti: poi vi edificò, d’intorno, dei piccoli supporti, così che le travi non avrebbero dovuto poggiare sui muri della casa. La porta della camera di mezzo era nel lato destro della casa: ed essi costruirono una scala a chiocciola fino nella camera di mezzo, e da quella di mezzo fino nella terza.
I Re, 1, vi. 5, 6, 8

In Massoneria la Camera di Mezzo è quella di terzo grado, di Maestro, che si pone, allegoricamente, come spazio tra tenebre e luce.

Così come, centrale è la figura di Hiram, che sempre nella Bibbia, figlio di una vedova di Tiro, è il costruttore del Tempio di Salomone.

Questo è il motivo per cui ci si riferisce ai Massoni anche come i Figli della vedova e i loro templi sono tutti ispirati al modello salomonico.

La leggenda di Hiram è centrale nel terzo grado e viene richiamata nel rituale di passaggio.

Hiram aveva diviso gli operai in tre categorie: gli Apprendisti, che ricevevano il salario presso la Colonna «B»; i Compagni, che ricevevano il salario presso la Colonna «J»; i Maestri, che ricevevano il salario nella Camera di Mezzo.

Ciascuna categoria aveva parole e segni segreti per mezzo dei quali gli operai si riconoscevano fra di loro e si facevano riconoscere per ricevere il salario secondo il tipo di Lavoro svolto.
Rituale di Iniziazione a Maestro

Il Costruttore del Tempio è ucciso da tre compagni che provano a strappargli con la forza la Parola.

Tre compagni che rappresentano ignoranza, fanatismo e ambizione, i tre principali nemici di chi ricerca la Luce.

Hiram viene seppellito sotto un albero di Acacia.

Alla luce del crepuscolo, viaggiando verso Oriente, abbiamo visto un albero di Acacia. Ai suoi piedi, sulla terra che appariva scavata di recente, erano disposti una Squadra e un Compasso. Forse lì è sepolto il nostro Maestro, ma solo voi potete fare quanto occorre. La tomba è sorvegliata da tre Maestri.
Rituale di Iniziazione a Maestro

Ecco perché questa pianta è il principale simbolo del Maestro Massone, che si dice, appunto, che sia tale per aver conosciuto l’Acacia, per aver conseguito Innocenza, Incorruttibilità e Luce, qualità che gli conferiscono l’immortalità.

La somiglianza tra l’Acacia e la ginestra porta ad un’altra suggestiva ipotesi. Durante il suo soggiorno campano Giacomo Leopardi si avvicinò molto agli ambienti Massonici, anzi, secondo molti sarebbe stato lui stesso iniziato nella Loggia dell’amico Ranieri.

La ginestra, o fiore del deserto, punto di arrivo della poetica del recanatese, potrebbe essere influenzata proprio da questa similitudine; l’Acacia, tra le altre cose, è anche detta mimosa del deserto.

Questo ci porta al Ramo d’Oro, molto comune in tante culture, che è universalmente riconosciuto come essere l’Acacia, ma che per estensione può essere associato ad alberi con caratteristiche simili.

Anche come mito lo ritroviamo nel VI libro dell’Eneide. Enea, prima di discendere nell’Ade, presso il lago Averno, riceve dalla sibilla un ramoscello di quercia.

Più avanti nel tempo, Il ritrovamento del Ramo d’Oro è un dipinto di William Turner non molto famoso che però ha dato una particolare ispirazione a James G. Frazer per il titolo del suo celeberrimo saggio di antropologia culturale, Il ramo d’oro, appunto.

Chi non conosce il Ramo d’oro del Turner? La scena del quadro, tutta soffusa da quella aurea luminescenza d’immaginazione con cui la divina mente del Turner impregnava e trasfigurava i più begli aspetti della natura, è una visione di sogno di quel piccolo lago di Nemi, circondato dai boschi, che gli antichi chiamavano «lo specchio di Diana».
James G. Frazer – Il ramo d’oro

Tralasciando tutte le influenze che il libro ha avuto su tanti autori, come Lovecraft, Joyce, Yeats, Lawrence, quello che ci interessa qui, è di sottolineare come il testo di Frazer abbia rintracciato le origini della Magia presso diverse culture, e come questa ricerca sia fortemente legata alla simbologia dell’Acacia.

Che questa sia sostituita dalla quercia, come in Virgilio, dal vischio, come nello stesso Frazer, o, perché no, da una ginestra, assume lo stesso significato di trascendenza dall’umano.

Possedere l’Acacia significa essere anche al di sopra della stessa natura, averne il controllo, superare la morte.

Potrebbe essere, in fondo, un altro modo di intendere la Pietra Filosofale.

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Autore Pietro Riccio

Pietro Riccio, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano online Ex Partibus, ha pubblicato l'opera di narrativa "Eternità diverse", editore Vittorio Pironti, e il saggio "L'infinita metafisica corrispondenza degli opposti", Prospero editore.