La leggenda di Park Hyeokgeose

La leggenda di Park Hyeokgeose

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Park Hyeokgeose


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Novembre 2018

Per vari anni della mia vita ho praticato il Taekwondo stile Kukki, meglio conosciuto con l’acronimo WTF – World Taekwondo Federation, moderna arte marziale coreana di stampo filosofico.

Per comprendere un’arte bisogna capire prima l’anima e il corpo della terra che le ha dato i natali, così, in punta di piedi, mi avvicinai alla Corea, per secoli ponte silenzioso e nascosto tra Cina e Giappone, penisola che è stata il naturale punto di scambio tra i due imperi dell’estremo oriente.

Attraverso la Corea il Giappone “imparò” a scrivere con l’introduzione degli ideogrammi nati in Cina, o come nel XVI secolo, nel tentativo di conquista dell’impero cinese da parte del Giappone, quest’ultimo, durante la ritirata dal suolo coreano, ordinò il rapimento di intere famiglie di ceramisti per trasferirli su terra giapponese. Nacque così quella che oggi è conosciuta come ceramica giapponese. Ancor oggi il ricordo di questo ratto è vivo nella memoria dei discendenti di quei ceramisti coreani.

Nel procedere in questa conoscenza del mondo coreano, approdai a quel periodo storico conosciuto come dei “Tre Regni”, dal 57 a.C. al 668 d.C., in cui, per l’appunto, la penisola era suddivisa in tre regni autonomi: Goguryo nel nord, nel momento della sua massima espansione arrivò ad includere territori oggi cinesi e russi, Paekje nel sud ovest e, infine, Silla nel sud est. E, in questo momento, ha inizio la leggenda dell’uovo che diede origine al fondatore del regno di Silla, capostipite mitico del clan Park, scritto in coreano come Pak o Bak.

Si narra che intorno al 69 a.C. sei capi di altrettanti villaggi autonomi, Yangsan, Goheo, Jinji, Daesu, Gari, Goya, si radunarono per unirsi in regno ed eleggere, di conseguenza, un re. Una luce fu emanata dal cielo nella foresta di Na Jeong, nei pressi del villaggio di Yangsan, vicino ad una fonte. Nel punto in cui il fascio luminoso aveva toccato il suolo fu trovato un cavallo bianco genuflesso e lì vicino il capo Sobeolgong scorse un uovo, di colore rosso, dalla forma simile ad una zucca. Appena questi lo sfiorò il guscio si ruppe e ne uscì un bimbo. I capi lavarono il piccolo nel vicino fiume, dal suo corpo uscì un’intensa luce e nel cielo il sole e la luna risplenderono insieme. Al bambino fu dato il nome di Bak Hyeokgeose, dove Bak (박,) ha il significato di zucca in ricordo della forma dell’uovo, mentre Hyeokgeose è un titolo onorifico che potrebbe essere tradotto come “colui che governa con luce splendente”. Il neonato divenne così il primo re di Silla.

In questo racconto si ritrovano i simboli di una conoscenza antica comune a più culture, come quella relativa ai quattro elementi attraverso i viaggi compiuti dall’essere nuovo che, nato come essere divino, giunge alla terra, da questa all’acqua per poi arrivare al fuoco nella sua estrema esaltazione.

Ad una lettura di poco più profonda i viaggi possono essere una rappresentazione simbolica della creazione divina. Dal cielo arriva sulla terra un uovo, un seme che custodisce la vita fecondata tra gli dei. Un uovo informe dalla strana forma di zucca, come il bozzolo di una farfalla adattantesi alla crisalide in esso contenuta. È accompagnato dal cavallo bianco, antico simbolo solare e collegamento ancestrale tra l’uomo e la divinità. Ambasciatore, quindi, del divino lascia agli uomini la creatura nuova. La consegna alla terra in un modo particolare: genuflettendosi, saluto ultimo a chi è da esso considerato al pari degli dei.

La fonte è lì vicino e non è un caso. È attraverso l’acqua, infatti, che si ha la seconda purificazione e ciò è ancora più evidente nel momento in cui, sotto gli occhi di Sobeolgong l’essere racchiuso nell’uovo rompe il guscio. Fuoriesce il nuovo nato, ma è ancora sporco, corrotto nel suo senso di “corrupto”, cioè diviso, infranto, non ancora coeso nell’unità. Viene però salvato proprio dall’acqua che lo purifica. Nel fiume in cui viene immerso risorge a uomo nuovo, emette luce perché ora non solo il suo corpo, ma anche lo spirito lì racchiuso diviene libero di esaltarsi verso livelli più elevati. I polmoni si riempiono di aria espandendosi all’interno del corpo. L’essere nuovo è iniziato per la terza volta proprio attraverso l’aria.

Viene riconosciuto divino e re. Sul suo capo viene posta la corona d’oro del regno eterno. Ha avuto termine l’ultimo viaggio dell’essere nuovo, dell’essere rinato. L’iniziazione di Park fu compiuta e nel cielo la Luna e il Sole risplenderono insieme, nello stesso istante i due astri fusero le loro luci diffondendo una luce nuova come un rebis.

Quel guscio informe ricorda la condizione umana prima della purificazione, è la caverna buia. L’informità che si trova al suo interno, però, possiede il seme divino, e la luce inizierà a risplendere con la nuova rinascita. È l'”Uovo del Mondo” la cui forma si incontra nel Omphalos di Delfi che lo ricollega al “Centro del Mondo”. È la rappresentazione del cosmo, però non della sua massima manifestazione, ma della sua potenzialità di sviluppo. In esso è racchiuso, come tramandato dalla tradizione indù, l’Hiranyagarbha, “l’embrione d’oro” (questa tradizione la si ritrova nella leggenda dell’origine di un altro clan coreano, quello dei Kim. L’uovo è assimilato alla caverna e alle altre forme che assume nelle diverse leggende associate ai Kim, in cui venne ritrovata una scatola d’oro; kim, o gim, deriva appunto da geum cioè oro come è indicato dal relativo hanja), forma in cui rinasce Brahma rinchiuso nell'”Uovo del Mondo”, per questo motivo chiamato anche Brahmanda. Qui si palesa la divinità racchiusa all’interno del guscio sotto l’aspetto di un embrione, di un germoglio d’oro, ricollegandosi, quindi, al simbolismo solare che vede l’astro come uno dei simboli del “Centro del Mondo”.

La particolarità del simbolismo dell’uovo come cosmo in potenza sta nella sua forma. L’espansione dell’universo dal proprio centro ha come forma iniziale una sfera che va polarizzandosi assumendo la sagoma di un uovo, o meglio, di un solido la cui sezione è un’ellisse con due fuochi, due nuovi centri. Tale rappresentazione polare è rappresentata chiaramente nel taoismo attraverso i concetti di Ying, Eum in coreano, e di Yang, che si ritrovano esplicitati nell’immagine nazionale della Corea del Sud circondati dai quattro trigrammi Geon, Ri, Gam, Gon identificati, rispettivamente, con gli elementi Cielo, nel senso di Paradiso, Fuoco, Acqua e Terra. Questa, ovviamente, è una prima lettura superficiale dei trigrammi trascritti nell’I Ching.

L’uomo ha compiuto così i primi tre viaggi, il passaggio attraverso i primi tre elementi. Attraverso l’ultimo, quello del fuoco, l’essere appena nato viene eletto nuovo re. L’incoronazione è un atto di forte simbolismo antico che ricorda quello di un altro iniziato comparso nella tradizione mediterranea un paio di millenni fa, anche lui nato all’interno di una grotta, poco prima si diceva della simbologia comune tra l’uovo e la caverna, e quindi la grotta, dove comparve al suo cospetto una signora, la “donna della Corona”.
Preferisco fermarmi qui per non perdere il cammino tracciato.

Il capo dell’uomo, quindi, viene cinto con una corona d’oro che nella tradizione del regno di Silla ha una forma particolare avendo sulla sommità degli alberi stilizzati che si innalzano verso il cielo con i loro frutti. È “l”Albero del Mondo”, simbolo sciamanico antico ricollegato all’Albero della Vita, all’Albero della Conoscenza e così via. Un segno impresso nel nostro essere, forse in tempi in cui l’uomo era ancora un primate che viveva essenzialmente tra le fronde di alti alberi. L’importanza del simbolismo racchiuso in questo tipo di diadema è la connessione che si ha con la popolazione nomade iraniana Saci, ramo orientale degli Sciti, che utilizzava corone con la medesima simbologia.

La Scizia era una regione dell’Asia Minore il cui confine occidentale erano le coste del Mar Nero, quindi a ridosso dell’Impero Romano, mentre quello orientale era l’attuale India, comprendente, dunque, la Battria nell’odierno nord dell’Afghanistan. Propaggine questa dell’impero realizzato da Alessandro Magno in cui la cultura greca fu introdotta e fusa con le tradizioni locali. Un ponte culturale che introdusse in Asia le conoscenze e tradizioni ellenistiche, un ponte anche in senso inverso che attraverso l’India fece giungere alle sponde del Mediterraneo conoscenze di quei popoli lontani.

Altra tradizione simbolica che si può ritenere trasversale è legata al cavallo, associato ad un aspetto solare e celeste già nella mitologia greca dove il carro di Apollo, che trasportava il Sole, era trainato da destrieri. O come ricordato nei miti di Ippolita, amazzone figlia di Ares, e di suo figlio Ippolito, avuto con Teseo, che Virgilio nell’Eneide chiama anche Virbio, cioè il “nato due volte” per essere risorto a nuova vita dopo la discesa agli inferi.

Probabilmente a questo mito si riallaccia la tradizione del santo cristiano che porta lo stesso nome i cui festeggiamenti cadono il 13 agosto, il “Natale di Diana”, forse non un semplice caso.

Il cavallo era oggetto di devozione non solo nell’antica Grecia, ma anche tra le popolazioni scandinave in cui era uno degli animali sacri a Odino. Tradizione presente anche nell’India antica in cui si praticava l’Asvamedha, o Sacrificio del Cavallo, considerato simbolo solare e di fertilità, che riporta all’inizio di questa storia dove un cavallo bianco scese dal cielo portando un uovo pulsante di vita la cui scintilla divina espanse la propria luce attraverso l’iniziazione per portare l’essere in esso racchiuso a rinascere a nuova vita.

La leggenda di Park Hyeokgeose non termina in queste poche righe. I percorsi che si sviluppano dalla lettura della simbologia in essa racchiusa sono svariati e mostrano tutti il seme di conoscenze che il nostro mondo ha attraversato nello scorrere dei millenni, continuando a parlare a chi ha orecchie per intendere.

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Fabio Picolli

Autore Fabio Picolli

Fabio Picolli, nato a Napoli nel 1980, da sempre appassionato cultore della conoscenza, dall’araldica alle arti marziali, dalle scienze all’arte, dall’esoterismo alla storia. Laureato in ingegneria aerospaziale all'Università "Federico II" è impiegato come capo reparto in "Leonardo", ex Finmeccanica. Il Viaggio? Beh, è un modo di essere, un modo di vivere!