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La famiglia Karnowski, di Israel Joshua Singer

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Titolo: La famiglia Karnowski
Autore: Israel Joshua Singer
Editore: Adelphi
Collana: Biblioteca Adelphi
Prezzo: € 17

Israel Joshua Singer, Yisroel Yehoshua Zinger, nato a Biłgoraj, 30 novembre 1893 e morto a New York, 10 febbraio 1944, è stato uno scrittore polacco, autore yiddish. Figlio di Pinchas Mendl Zinger, rabbino ed autore di commentari rabbinici, e Basheva Zylberman. Fu il fratello dello scrittore nobel per la letteratura Isaac Bashevis Singer e della scrittrice Esther Kreitman.

israel-joshua-singerSinger contribuì alla stampa europea in yiddish dal 1916 scrivendo su riviste come Literarische Bleter e Choliastra di Varsavia o Di nye tsayt di Kiev. Nel 1918 entrò a far parte del circolo letterario yiddish del Circolo di Kiev e nel 1921 diventò corrispondente del giornale americano yiddish Vorwärts, ‘The Jewish Daily Forward’.

Dopo molti racconti scrisse il primo romanzo, ‘Acciaio e ferro’, tradotto come ‘La fuga di Benjamin Lerner’, nel 1927. Nel 1934 emigrò definitivamente negli Stati Uniti pur continuando a scrivere in yiddish e, a volte, traducendosi da solo in inglese. Morì di trombosi a New York nel 1944, a soli 51 anni.

‘La famiglia Karnowski’, romanzo uscito per la prima volta nel 1943, è un classico della cultura ebraica, scritto in yiddish e solo recentemente tradotto in altre lingue.

Cominci a leggere e, pagina dopo pagina, ti rendi conto che hai un capolavoro tra le mani. Le parole scorrono veloci, ti prendono e ti fanno vivere il mondo ebraico dall’interno.

La saga familiare Karnowski, che narra di tre generazioni diverse, è ambientata nella società berlinese, in una Germania che dopo la depressione della prima guerra mondiale si avvia verso il nazismo e l’antisemitismo.

Si potrebbe definire l’autore ‘profeta’, anticipatore della storia, in quanto, essendo venuto a mancare nel 1944 non poteva sapeva dell’esistenza dei lager, scoperti solo nel 1945.

È un libro storico che racconta il mondo ebreo come nessun altro ha saputo fare e ti fa nascere l’esigenza di saperne di più di questo popolo tristemente noto per l’eccidio perpetrato dal regime nazista.

L’essenza del romanzo è l’identità ebraica vissuta in modo diverso da ognuno dei protagonisti.

È una vera e propria epopea. Si comincia con il capostipite, David, un giudeo osservante polacco, studioso talmudista, che rifiuta l’anacronismo in cui vivono gli ebrei polacchi e decide di emigrare in Germania che considera proiettata nel futuro. A Berlino si integra perfettamente lavorando nel commercio e stringendo amicizie importanti con studiosi dell’ebraismo che lo rendono uomo rispettabile e rispettato.

A differenza sua, la moglie Lea non riesce ad imparare il tedesco o più semplicemente si rifiuta perché vive nel ricordo del suo paese d’origine. Si sente appagata solo con la nascita del figlio George e, con estrema disapprovazione del consorte, trova grande conforto nel frequentare il rozzo Solomon Burack che le permette di rimanere in contatto con la lingua e gli usi del suo paese d’origine.

David si sente tedesco fino in fondo, tanto da essere incredulo, quando si rende conto che le leggi razziali riguardano anche lui. È un uomo del suo tempo con mente rigida e schematica, tanto da rompere tutti i rapporti con George quando il ragazzo sposa una ragazza cristiana, Teresa.

L’indomani mattina Georg salì su un autobus e andò da suo padre. David Karnowski fu sbalordito di rivedere il figlio dopo tanti anni. Rimase interdetto, impietrito. Georg lo abbracciò.

“Non abbiamo più motivo di essere in collera, papà,” disse con un sorriso amaro “adesso siamo tutti ebrei allo stesso modo”.

David Karnowski gli accarezzò le guance, come si fa con un bambino che ha compiuto una marachella e torna a casa a chiedere perdono.

“Sii forte, figlio mio, come lo sono io e tutti gli ebrei della vecchia generazione,” disse “ci siamo abituati da sempre e lo sopportiamo, da ebrei.

George è un ebreo moderno, non particolarmente osservante, che si sente tedesco. Partecipa attivamente alla vita sociale berlinese e dà il suo contributo come ufficiale medico nella Grande Guerra e, al ritorno esercitando con grande successo la sua professione. È ospite gradito in tutti i salotti intellettuali del tempo. Dopo varie vicissitudini e ribellioni giovanili sposa Teresa e conduce una vita tranquilla tra lavoro e famiglia lontano da tutti i riti ebraici, avendo contratto un matrimonio misto, doppiamente inviso, sia da suo padre, che rifiuta di accettarlo come figlio dopo questa scelta, sia dalla nascente società tedesco/nazista.

Jegor, figlio di George, è colui che forse subisce più di tutti gli effetti dell’antisemitismo. A causa dell’influenza negativa dello zio materno, convinto nazista ed antisemita, ripudia la sua parte ebrea; odia il padre, idolatra la madre, ai suoi occhi ariana e superiore. La sua mente sconvolta lo porta addirittura a pensare da nazista e a disprezzare tutto ciò che è ebreo.

Il dottor Kinchenmeyer passò in rassegna ogni dettaglio dell’”oggetto”, la curva delle spalle, la struttura della cassa toracica, e persino l’articolazione del gomito. Poi prese a esaminare la parte inferiore del corpo, dove, nella pubertà precoce tipicamente semitica, si poteva vedere la degenerazione della razza di cui l’oggetto era un rappresentante. I ragazzi presero a sghignazzare. Il dottor Kinchenmeyer li fermò. Non c’era niente da ridere, quello era un insegnamento serio, una parte integrante della nuova scienza nel paese risvegliato, cui il pubblico doveva il massimo rispetto. Avrebbe voluto parlare di molto altro ancora, ma le ginocchia di Jegor cedettero e il ragazzo si accasciò a terra.

Ed è appunto per salvaguardare Jegor che George decide di emigrare negli Stati Uniti con tutta la famiglia. Ma anche oltreoceano la situazione per loro non è facile: devono accantonare le loro professioni dove eccellevano per ricominciare da zero.

Leggendo questa meravigliosa epopea, viene da chiedersi come mai un capolavoro della letteratura del Novecento sia stato pubblicato in Italia e nel mondo solo oggi.

‘La famiglia Karnowski’ descrive i desideri, lo splendore, le illusioni, il posto di rilievo nella società europea in cui vivevano; infatti la maggior parte dei commercianti, medici, banchieri ed intellettuali erano ebrei.
Il romanzo, come tutti i grandi classici, è immortale ed imperituro, assolutamente da leggere.

La trama
Bastano a volte poche pagine per accorgersi di avere fra le mani un grande romanzo, e per cogliere quel timbro puro che ne fa un classico. È ciò che accade con La famiglia Karnowski di Israel J. Singer, maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d’ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro, fra i memorabili del secolo scorso, ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nel grandioso affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi – Polonia, Germania e America –, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all’alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell’oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna «essere ebrei in casa e uomini in strada». Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski – percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniante e nemica, la contraddizione che innerva l’intera storia familiare. Con una sapiente orchestrazione che è insieme un crescendo e un inabissarsi, Singer non solo ci regala pagine d’inconsueta bellezza ma getta anche uno sguardo chiaroveggente sulla situazione degli ebrei nel­l’Europa dei suoi anni, rivelando quelle virtù profetiche che, quasi loro malgrado, solo i veri scrittori possiedono.

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Elisa Santucci

Autore Elisa Santucci

Divoratrice di libri e sperimentatrice culinaria.