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Il pregiudizio mimetizzato

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Come svelare un autoinganno

Io non sono razzista, però!

E in quel “però!” si cela tutto il pregiudizio razziale ben mimetizzato da giustificazioni apparentemente convincenti.

Sono molte le idee errate che fungono da ostacolo alla vera conoscenza, ma mentre alcune di esse sono ben visibili e palpabili, altre sono accuratamente nascoste dalla retorica e dall’arguta capacità dialettica.

La sociologia moderna, da tempo, si sta interessando alle più svariate forme di pregiudizio e ci mette al corrente di quanto il problema non appartenga solo alla nostra epoca, ormai globalizzata, poiché già Francesco Bacone (1561 – 1626) se ne occupò ampiamente, suddividendo gli errori cognitivi in quattro categorie rintracciabili nella sua ‘Idola Mentis’.

In questo articolo prendiamo in esame la prima categoria denominata Idòla Tribus a significare le illusioni, i fantasmi della nostra mente, che falsano la realtà attraverso il pensare del gruppo di appartenenza, della società in cui viviamo.

Secondo Bacone crediamo che il mondo abbia una causa finale, poiché tendiamo a farci tranquillizzare dalla coerenza e dall’uniformità delle cose.

Ci lasciamo perciò influenzare dai pochi elementi a nostra disposizione quando questi ultimi agiscono con intensità sulla nostra immaginazione o, ancor più, quando corrispondono alle nostre necessità, ai nostri desideri, ai nostri bisogni.

È per tale ragione che abbiamo la tendenza a scegliere, e a farci piacere, i dati che confermano le nostre opinioni, trascurando e tralasciando tutto ciò che li confuta, che li contraddice, che dimostra parzialmente o totalmente il contrario.

Una volta stabilito un fine, un ordine preciso nella nostra mente, ci guardiamo bene dal farcelo disarmonizzare da una qualunque realtà oggettiva, poiché le nostre idee vengono manovrate da tre elementi emotivi molto potenti e cioè i sentimenti, le speranze e i timori.

Da ciò si deduce che sia alquanto facile, per le passioni, prevalere sulla ragione, e far sì che gli errori di valutazione delle cose diventino automatici e sistematici.

Finiamo allora per difendere le nostre illusioni in modo esplicito, aperto, con arroganza, oppure in maniera implicita, con argomenti fuorvianti e solo apparentemente ragionevoli.

Paul Henri Thiry d’Holbac (1723 – 1789) così scrisse:

Il pregiudizio è tutto ciò che ingombra la strada della verità, è l’errore che occorre sradicare dalla metodologia politica di governo: è l’inganno, la menzogna, l’ideologia di cui il regime si serve come sistema per reprimere i popoli governati.

Luigi XV in Francia si limitò a condannare al rogo l’opera di d’Holbac, mentre Federico II di Prussia, alquanto adirato, disse che il Re di Francia avrebbe dovuto stanare il suo autore e strangolarlo.

A quanto pare, non a tutti piace diventare coscienti delle proprie incoerenze.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.