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Gli Avatāra di Vishnu

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Dasavatara


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Abbiamo dunque visto, nel precedente articolo, che i quattro Yuga sono caratterizzati dalla progressione discendente 4-3-2-1, l’inverso della Tetraktys pitagorica, che indica il progressivo allontanamento dalla pienezza del Dharma, l’ordine cosmico, la Conoscenza, e dà una somma pari a 10, numero che corrisponde allo sviluppo completo di un ciclo, definendo la relazione fra il suo inizio e la sua fine.
Alla divisione di un ciclo dell’umanità in quattro Yuga di durata ineguale, ma corrispondenti a dieci periodi di durata uguale, si collega un’altra dottrina induista relativa alla suddivisione interna dello stesso ciclo dell’umanità: si tratta della dottrina dei dieci Avatāra – Dasavatara – di Vishnu, ovvero delle dieci successive incarnazioni del Dio, considerate come discese dello Spirito divino, che si manifesta, assumendo un corpo, per salvare l’umanità o per ristabilire l’ordine nel mondo.

La serie degli Avatāra, che va inquadrata nella successione dei quattro Yuga, consente di definire le fasi di una vera e propria storia segreta dell’umanità, narrata in chiave mitica dal punto di vista della tradizione indo-ariana, e costituisce pertanto un prezioso schema nel quale possono trovare una collocazione anche numerosi dati provenienti da altre tradizioni:

1. Matsya, Pesce: Vishnu appare in forma di pesce a Manu per avvisarlo dell’imminente Diluvio, e poi porta in salvo la sua Arca sulla Montagna del Nord. Il Diluvio è quindi la catastrofe, Pralaya, con la quale inizia il primo periodo, Krita-Yuga, dell’attuale Manvantara; Manu, il progenitore della nuova umanità, salva dalle acque del Diluvio anche la Conoscenza, portando con sé i Rishi, gli antichi poeti-veggenti, autori dei Veda.

2. Kurma, Tartaruga: in forma di Tartaruga, Vishnu aiuta gli dei, Deva, e i demoni, Asura, a “frullare” il Mare di Latte, ovvero il caotico Oceano degli Elementi, servendosi del Monte Mandara, l’Asse del Mondo, come mestolo e del serpente Vasuki, il Tempo, che lo circonda, come di una corda, per ottenere i 14 Tesori, Chaturdasa Ratnam, le cose più desiderabili di questo mondo,fra cui l’elisir dell’immortalità, Amrita-Soma, che poi ha cura di far bere solo ai Deva.

3. Varāha, Cinghiale: Vishnu-Cinghiale, sconfigge il demone Hiranyaksha, autore del Diluvio, e fa emergere la Terra, la dea Pritvi, dal fondo dell’Oceano.

4. Narasimha, Leone: con l’aspetto di Uomo-Leone, Vishnu sbrana il malvagio re Hiranyakashipu che dubitava del suo potere.

5. Vāmana, Nano: apparso in forma di nano, Vishnu ottiene dal re Bali la promessa di regalargli tanta terra quanta ne potrà percorrere con tre passi; trasformatosi quindi in gigante, copre tutto il mondo, compresa la regione di Patala, gli Inferi, così come l’antico Vishnu-Trivikrama aveva creato il Mondo con tre passi; questa incarnazione di Vishnu viene collocata nel Treta-Yuga, mentre le quattro precedenti appartengono al Krita-Yuga, e si pensa che si riferisca al periodo in cui gli Arii lottano contro le popolazioni dravidiche per il possesso della penisola indiana.

6. Paraśurāma, Rama con l’ascia da guerra: Vishnu, incarnatosi come Paraśurāma, figlio del saggio Brahmano Jamadagni, vendica l’uccisione del padre, distruggendo, con l’aiuto di Shiva, l’intera casta degli Kshatriya, Guerrieri, capeggiata dal malvagio re Kartavirya, nel corso di una sanguinosa guerra durata ventuno anni. La distruzione della casta guerriera è totale, in quanto tutti i suoi maschi vengono uccisi: Paraśurāma fa accoppiare le donne degli Kshatriya con i Brahmani, con l’intento di assicurare la sopravvivenza della casta guerriera, rendendola però più saggia e meno arrogante. Il mito, narrato nel Mahābhārata, si riferisce alla ribellione degli Kshatrya contro l’autorità dei Brahmani.

7. Rāma: settima incarnazione di Vishnu, Rāma è l’eroe per eccellenza e rappresenta l’espressione più alta degli ideali della casta guerriera. Figlio del re di Kosala, Dasaratha, Rāma viene istruito dal saggio Rishi Vishwamitra; in seguito a degli intrighi viene esiliato, e si ritira nella foresta con la sposa Sita e il fedele fratello Lakshmana; dopo 14 anni Rāvaṇa, re dei Demoni, rapisce Sita e con un carro volante la porta in un’isola, identificata con Ceylon; aiutato da un esercito di scimmie capeggiato da Hanuman, Rāma raggiunge l’isola, uccide Rāvaṇa e libera la sua sposa. Le gesta di Rāma, narrate nel Rāmāyaṇa, si collocano nell’ultimo periodo del Treta-Yuga, fra il 5000 e il 4000 a.C., e sembrano riferirsi al’affermazione del primo Impero indo-ariano.

8. Krishna, lo Scuro: Krishna è l’eroe divino più venerato di tutta l’India, la cui leggenda è narrata nella prima parte del Mahābhārata; da bambino viene affidato a dei pastori per evitare che venga ucciso dal re Kansa, suo zio; divenuto poi un eroico guerriero, uccide Kansa e distrugge una città aerea, Saubha, che sorge sulle rive dell’Oceano; quindi fa da mediatore nella disputa fra i cugini Panduidi e Kuruidi, e la Bhagavad-Gita narra di come aiuta e istruisce, in vesti di auriga, il suo amico Arjuna, spingendolo alla battaglia contro i Kuruidi, e rivelandoglisi come dio. Infine, ritiratosi a meditare in una foresta, viene ucciso da un cacciatore, mentre la sua città, Dvaraka, i cui abitanti si sono dati ad ogni genere di vizio, sprofonda nell’Oceano. Con la morte di Krishna ha inizio il Kali-Yuga.

9. Budddha: all’inizio del Kali Yuga, Vishnu si incarna nel Buddha per predicare la rinuncia e il rifiuto del dogmatismo; il nono Avatāra si collega alla diffusione del Buddhismo in India e al suo successivo riassorbimento nell’Induismo.

10 Kalkin: l’ultimo Avatāra si manifesterà alla fine del Kali-Yuga, quando la confusione sarà giunta al culmine; sarà preceduto dall’apparizione di sette Soli, e da un grande calore distruttivo, e giungerà, come il Cavaliere dell’Apocalisse, cavalcando un cavallo bianco e con una spada fiammeggiante in pugno, per restaurare il Dharma, e dare inizio ad un nuovo ciclo.

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Sigfrido Höbel

Autore Sigfrido Höbel

Sigfrido Höbel nato ad Arona (NO) il 30/09/1944 da padre tedesco vive a Napoli conservando un forte legame con la Germania. Attualmente in pensione, ha insegnato materie artistiche nei Licei Scientifici e nella Scuola Media, compiendo studi e ricerche sull'Arte e pubblicando diversi testi dedicati alle discipline artistiche, ma anche alle testimonianze artistiche e culturali presenti a Napoli e nell'Italia Meridionale. Nello stesso tempo si è dedicato allo studio delle tradizioni iniziatiche e delle dottrine esoteriche, interessandosi, in particolare, ai linguaggi simbolici e alla loro presenza nei miti, nella letteratura, nell'arte e nell'iconografia tradizionale. È autore di rilievo della tradizione esoterica napoletana.