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Giorgione: I tre Filosofi

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Giorgione, I tre Filosofi
Giorgione, I tre Filosofi


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e… dopo la Tempesta… lo suo Pensier, si fece Trino!

Dicono… appunto… giocando a rigirar le parole… quelle fantasiose dicerie accumulatesi nel tempo e che… soltanto poche volte, come in questo caso, assurgono laddove manchino i dati… ad essere un valore aggiunto alla Storia, prodotto dalla fantasia di popolo… un “colloidale cicaleggio”, praticato… anche per tenere insieme, poche, scarnite notizie, relative all’esistenza in terra di quelle persone di grande ed incisivo valore “obnubilate” dalla loro stessa leggenda.

Come in questo caso, visto che desideriamo accentrare la nostra attenzione su di un Artista Grande a tal punto da oscurare le sue stesse origini… confermandosi in maniera assoluta nella Storia come Giorgione da Castelfranco. Nessun documento ricorda il suo cognome o il luogo della sua nascita.

C’è sempre un “forse” nelle sue vicende umane… “forse” nacque a Castelfranco oppure nel vicino paese di Vedelago… “forse” è quel “Zorzo” o “Zorzi” da Castelfranco, secondo il dialetto veneto, di cui parla Paolo Pino nel Dialogo della Pittura  del 1548… “forse” era un figlio illegittimo appartenente alla famiglia Barbarelli… e se ciò fosse vero non sarebbe il primo caso tra gli artisti velati di mistero… basti pensare a Leonardo, a Giovanni Bellini, nati fuori dal matrimonio o dalle origini incerte… non documentate.

Quando la Storia diventa nebulosa… allora impera il… “forse”… “forse” nei contorni fumosi, indefinibili, si nasconde la realtà delle “cose”… forse quelle “cose” hanno bisogno per avere un’attenzione ancora più marcata di un alone di mistero.

Evanescenze?

Sintonie non tarate alla perfezione?

L’interesse messo in gioco per recepire il “Messaggio”, come si evince dagli studi di qualche anno fa sulla Comunicazione del Villaggio Globale teorizzati da Herbert Marshall McLuhan, nei quali viene asserito che nella carenza di definizione come interferenze, scarsa sintonia, quindi con un medium “freddo”, che trasmette pochi o confusi dati, l’attenzione verso il “messaggio” si accentua… lasciando interagire il… subliminale!

Ma, c’è ancora un altro “forse”, che, però, si avvicina di più alla realtà dei fatti… appunto quelle dicerie, quelle “ciarle” dicono che la sua vita fu breve ma certamente… intensa in quel “poco più di trent’anni”… esse raccontano, infatti, quanto egli fosse “nomato”… riconosciuto come una figura romanzesca di eroe; come fosse un uomo appassionato e pensoso, un pittore misterioso e magico, capace di evocare, con pennelli e colori, il soffio leggero dell’aria e… il suo stormire, quand’essa smuove le foglie degli alberi frondosi, nelle campagne… e, per lui, erano quelle venete a prevalere, in particolare, nei suoi dipinti, opere, visioni rappresentanti eventi umani, biblici… con sacre ritualità, oppure più pagane, veneri ed incontri amorosi ed anche d’improvviso, il metereologico incombere di enigmatiche tempeste e… perché no… passate queste ultime col cielo più limpido… quel rasserenarsi dell’animo in bucolici concerti campestri!

Egli appare piuttosto come un mito che come un uomo. Nessun destino di poeta è comparabile al suo, in terra. Tutto, o quasi, di lui s’ignora; e taluno giunge a negare la sua esistenza. Il suo nome non è scritto in alcuna opera; e taluno non gli riconosce alcuna opera certa. Pure, tutta l’arte veneziana sembra infiammata dalla sua rivelazione.
Gabriele D’Annunzio -Il fuoco, 1898

Ci troviamo, forse, di fronte ad Apelle redivivo… oppure è il Tempo, lo stesso che regola il cammino immane dell’Universo ad aprire uno spiraglio di luce, permettendo alla mano di quell’uomo mitico e mistico, di penetrare rapido dentro il suo battito di ciglia… concedendogli di passare la mano attraverso le cosmiche palpebre per “imprestarsi” la Clessidra Eterna e… con essa… quella capacità di capovolgere in un altro senso… e denudare così l’aspetto animico, premiando l’Esistenza nella Memoria del Mondo, come parte spettante dell’Immortalità… piuttosto che la mera “sopravvivenza” degli artisti come lui, come di tutti gli altri uomini con le loro azioni, preferibilmente non discutibili…

Apelle, dunque, un mito narrato dalla Letteratura, senza opere pittoriche tramandate… al contrario, le preziosissime tele non firmate, bensì attribuite, testimoniate e presenti come patrimonio dell’Umanità del nostro Giorgione ci arrivano come un Dono Misterico, con poche prove a certificare che quell’operato sia realmente il suo, se non lo stile e l’eccezionale tecnica che lo contraddistingue… con la sua stessa esistenza messa in dubbio… mitizzata… ridotta a semplice anello di congiunzione tra la pittura di Giovanni Bellini e quella di Tiziano Vecellio.

Se non fosse che, soltanto la sua fama, la sua gloria, la sua leggenda nobile o popolare che sia, gli riconoscono, giustamente, anche per i tempi futuri, il sacro diritto ad esser nato e… ad essere vissuto, seppur brevemente, su questa terra.

Egli è esistito… È stato ed è… UOMO… la sua luminosa presenza è testimoniata dalla sua Grande Arte… la Pittura!

Sono molteplici gli aspetti dell’uomo e dell’artista e… man mano in altri articoli, li esamineremo ma ora ci interessa della sua vita ricostruita e poi ri-velata dalla Leggenda, proprio la particolare dimensione “misterica” del suo pensiero… quella annunciata già nel sottotitolo con le parole ‘e… dopo la Tempesta… lo suo pensier, si fece Trino!’

Giorgione, La Tempesta
Giorgione, La Tempesta

È chiaro che la Tempesta, citata in quella frase, sia l’opera pittorica da lui realizzata “forse” nel 1506, oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia… tappa importante della sua vicenda artistica e filosofica, perché essa raccoglie tutta l’esperienza tecnica e l’evoluzione del suo pensiero precedente, trovando, inoltre, attraverso una sorta di “contrasto metafisico” dovuto a sguardi indiretti e l’incombenza temporalesca sulla scena bucolica, una nuova maniera di “trasferire” l’interesse di chi guarda al centro del dipinto, al centro di una storia della quale, soltanto lui conosce la trama… il fruitore, detto in termini moderni, perché, semplicemente, non è più uno spettatore di passaggio è “preso” e… lasciato al centro di un Mistero del quale farsi carico!

Ci troviamo di fronte ad un Mestiere che si fa… “mistico”, costruito sapientemente, mano a mano sul Genio e sul Talento, mattone su mattone, nelle opere di riferimento biblico, mosaico, salomonico e messianico e con le scene della Natività.

Committenze sì, condizionate dai temi richiesti da un “mercato” dominato dal Clero, dalla Nobiltà e dall’alta Borghesia, ma affrontate da Giorgione come opportunità, campi di ricerca storica, culturale, teosofica e compositiva, se si vuole guardare al lato squisitamente tecnico e, quindi, alla sua magistralità di Pittore.

È il suo, un cammino fatto di tappe segnaletiche, un filamento ideale nel quale, attraverso un sentiero labirintico, si può raggiungere il suo ragionamento esistenziale… filo “srotolatosi” dalla sua stessa cappa dell’invisibilità atta a nasconderlo agli occhi della “cronaca”, ma non a quelli della Gloria e dell’Eternità… un “lascito” ternario, che si concluderà con l’Opera ‘Le tre età dell’Uomo‘, ed ha come centro di quella che possiamo definire, appunto, come una Trilogia, ‘I tre Filosofi‘, che oggi si trova esposta al Kunsthistorisches Museum di Vienna, dipinto sicuramente dopo la già citata ‘Tempesta’.

Giorgione, Le tre età dell'uomo
Giorgione, Le tre età dell’uomo

Che ci sia, oltre all’applicazione certa di una Geometria Aurea anche… un senso “cabalistico” nelle tre Opere d’Arte? In effetti, “iniziando” il ragionamento, si assesta nella memoria dei “fruitori” proprio questo riferimento ricorrente del numero tre.

Tre “tappe”… tre Opere… tre figure umane rappresentate in esse. Appare sempre un giovane o un bambino… e un uomo maturo… una madre amorosa, previdente per il futuro del figlio, sapiente per i dolori della vita, che, con il cibo sacro del cuore, allatta il futuro uomo… lo stesso che si ergerà dopo la tempesta o un vecchio, pronto anche lui a trasmettere “Ambrosia”, l’alimento Aureo della Conoscenza, ad un discente disposto sinceramente ad apprendere.

Si è coinvolti e… così magneticamente attratti in un “contesto magistrale”, Pittura e Filosofia insieme, Arte e Sapienza messe in gioco in una serie di livelli. Sono gradi, anzi gradini, come quelli che appaiono come uno sfaldamento della roccia sulla quale poggiano le tre figure dei sapienti. Essi sono posizionati come delle Icone simboliche… figure mentali, ideali, che “scalano” la crescita o la maturità del Pensiero, offrendo, per tale processo, una salda costruzione filosofica o… forse dovremmo dire… Trinosofica, il metodo sapienziale, capace di agganciare a sé tutti gli altri “normali” strumenti per l’esercizio della Mente?

Ogni età dell’Uomo ha la sua esperienza e la sua maturazione etica. Ogni segmento del tempo esistenziale dell’Uomo, ha la sua Filosofia e… Giorgione, sapientemente, le raccoglie insieme, le connette, nel Tempo Unico della sua Opera, che, per tal motivo, esce dalla normale bidimensionalità della Tradizione, offrendo a chi guarda, non la classica lezione dell’erudizione stabilita per le masse, ma un biglietto d’ingresso in una Dimensione più partecipativa, dove ognuno è parte di un ragionamento corale… di un pensiero generante… opera che si fa strumento di osmosi… pensiero vivente e… suo cammino…

Quella maniera di esprimere l’Arte non è più solo didattica, nel senso di trasmettere ai più i dettami di un’erudizione “canalizzata” per passare ad essere come una “brace sotto la cenere” non evidente, ma della quale si sente il calore… quel modo di porgere secreto… o se vogliamo… esoterico, diventa con la pittura di Giorgione… Trinosofico.

Egli inserisce i tre dati esperienziali… unificandoli in una monolitica contemporaneità… che diventa, per chi osserva la sua Opera, momento di una grande riflessione. È un Dono che egli fa ai suoi posteri, strappandolo all’altera “ritrosia” della Conoscenza più Sublime, con intuizione “prometeica” ed anche tramite la sua dote di grande colorista veneto, che tutto rende smagliante e partecipativo… al Tempo Universale.

Pittore… personaggio evanescente e misterioso… egli preannuncia, a causa… oppure per merito della penuria di dati biografici certi… l’avvento di altre figure e loro opere, che compariranno e, al tempo stesso, con il Gioco delle Ri-Velazioni… scompariranno in maniera leggendaria negli anfratti della “Storia Invisibile” nei secoli seguenti e che saranno, poi, di riferimento agli argomenti propri della Trinosofia

Basti per tutte notare ciò che sfocerà, in seguito, negli ambienti misterici ed iniziatici come l’enunciazione di quella “Très Sainte Trinosophie”, l’opuscolo manoscritto ed illustrato da geroglifici e disegni esoterici, ritrovato nella cella di Cagliostro, dal Generale napoleonico André Masséna, nella fortezza di San Leo, ed attribuita ad un altro fantasmatico personaggio… il Conte di Saint-Germain… un’indicazione a ricercare stati di coscienza più aurei… seguita da Artisti, Letterati, Filosofi ed anche da qualche altro avventuriero che intendeva, appunto, “velarsi” dietro le fitte nebbie della Dimensione Sapienziale… ma, ora, del suo tempo, è soltanto di Giorgione, con il  Mistero racchiuso nella sua sublime Maestria, che ci occupiamo e… della sua Strada d’artista prematuramente interrotta. Il nostro interesse è in quel Centro prima accennato e dislocato nel dipinto intitolato… ‘I tre Filosofi’.

Da sempre, anche nel nostro tempo, disperso sempre più frequentemente in connotazioni stereotipate e… più virtuali, non realmente organiche, rispetto al “mondo” intorno… che con la nostra complicità assale la Natura dilapidandola… appunto, proprio quest’ultima c’è da dire che, siamo abituati a considerarla come una Grande Anima… la summa di una molteplicità di fenomeni, ognuno dei quali contenente un proprio aspetto animico e, quindi, per tal motivo, quale “cornice” scenografica poteva essere più adeguata a contenere le figure emblematiche de ‘I tre Filosof’… che non la invadono… se ne stanno di lato, lasciando uno spazio intermedio tra la ricerca graduale dell’Anima Umana e la Natura nella quale si erge uno “spuntone” di roccia sagomato a… mo’ di panico…profilo?!

E… gli alberi poi, appaiono come le pieghe di un sipario che si apre sul ridente paesaggio retrostante. Alberi frondosi e… spogli, in corrispondenza di quel giovane intento a misurazioni con geometrici strumenti. Tronchi privi di fogliame di una Natura ancora “dormiente”, che potrà rifiorire nel susseguirsi delle stagioni… e proprio su quelle sue radici è accovacciato… forse appena disteso da una posizione “fetale”, il neofita… adepto per naturale istinto e… già Filosofo per scelta intellettiva.

Egli è… dunque… figlio di quella Natura che, come Vedova, piange il calore rigenerativo del suo sposo… il Sole! La sua postura ricorda quella dello Scriba ed i suoi indumenti ci riportano alla dualità del Chiaro e dell’Oscuro… Yin-Yang di universale memoria… ma per la conoscenza di quei tempi, quel bianco purissimo e quel verde carico… maturo, possono riconoscersi in un segnale evidente del processo alchemico legato più allo Spirito, che ad una trasmutazione “vile” della materia. Albedo e Viredo… Opera al Bianco ed Opera al Verde… Fasi del Primo Grado delle Trasmutazioni… o maturazione, rimozione di ogni impurità in un Filosofale Apprendistato.

Non bisogna dimenticare che negli ambienti delle maestranze venete ai tempi di Giorgione interagivano le cosiddette Fratrie de’ li depintori… e molti dei loro secreti di mestiere erano intrisi di quella forma di Scienza Filosofale e… da banco, inteso in senso pratico, che si riconosceva nella parola Al-khimia. Molte delle sostanze coloranti erano frutto di sperimentazioni e mestiche trattate in tal senso. Coloranti come il Minio o il Turchese o il Blu Egizio… tinta di sintesi realizzata già dai tempi dei Faraoni, erano il prodotto reale di quegli esperimenti. Unitamente, ogni fase sperimentale era accompagnata da un ragionamento filosofale, in quanto ogni elemento naturale si riteneva fosse dotato di “anima”… il cosiddetto Flogisto.

Già è ammantata di mistero la figura di Giorgione ed ora… ci stiamo rendendo conto che quel tipo di animismo, “flogistico” nella sua opera non solo è presente, ma si fa addirittura “invasivo”!

È una natura, quella del dipinto, che, da un lato, incomincia a rifiorire, a ricoprir di foglie altri rami in corrispondenza della figura con il turbante e la veste grigia e rossa… un chiaro riferimento alla cultura araba? O… all’Opera al Rosso… la Rubedo dell’Ars Regia che si costruisce… secondo l’accenno di prima, “come bragia sotto cenere”… emergendo dal colore Grigio Plumbeo. Così è, infatti, il coprispalle sul quale risalta un gioiello aureo rappresentante il Cuore inserito tra due forme, una verticale ed un’altra orizzontale… Cielo che è come una vela e Terra come uno scrigno o Arca… E quei tre punti nel cuore? Sono forse un riferimento alla Trinosophia… cioè alla parte apicale, ma capovolta per rappresentare la Terra della Tetractis… al valore del tre cabalistico… all’Algebra, oppure si riferisce, più teologicamente, al misticismo di quei Tre Monoteismi, l’ebraico, il cristiano e l’arabo, discendenti da Abramo?

Nel segno sicuro della mano alla cintola, che mette in risalto la zona ombelicale, è da vedere, quindi, una Maestria più matura, rappresentata dal Filosofo di Mezzo, alla quale segue la Sapienza più anziana, che detiene addirittura le carte astrologiche ed astronomiche del Cosmo, rappresentata dal Filosofo dalla Toga Aurea, adagiata a contrasto con la cappa marrone… il colore del Caput Mortuum o Opus Nigrum… la Nigredo alchemica, nella quale tutto torna per rigenerarsi. Anziano dalla barba folta e imbiancata… che si avvia, sereno e cosciente delle sue conquiste, sapienziali, ma disposto a migliorarle, ripartendo da capo nel suo percorso di Conoscenza… ecco perché si trova discendente sullo scalino di pietra più basso e, al tempo stesso, più “sfatto”!

Già… ma anche un altro è il “perché”. Quest’ultimo e saggio Filosofo ridiscende al primo scalino, quello più consumato… e sembra dirigersi nella direzione contrassegnata da “tre” pietre grezze… ancora informi… non squadrate da mani umane, come appare invece essere la “pietra”… lo scalino dove siede il più giovane dei “tre”. Costui siede su di un lavoro di squadratura già fatto? La Tradizione trasmigra con tutta la sua magistrale interezza e si consegna come Eredità Aurea al Futuro.

È forse questo un riferimento a… “quel sedersi sulle spalle dei Giganti” di antica memoria?

Tre… sempre tre, la sequenza continua…

Pietre, rocce, sassi, schegge, sbriciolature… ad onor del vero, sembrano… ”brecciolina” o i residui polverosi di un lavoro da scalpellino!

E… poi… ci sono i “profili”, e quel senso del panico timor accennato all’inizio? Già… all’inizio… è come dire Iniziatura o Iniziazione… una parola che sembrerebbe ancora più adeguata in quel confrontarsi tra la zona in Luce, dove si svolge l’incontro dei Sapienti, e quell’altra in Ombra… oscura come un anfratto… adeguata alla riflessione interiore del giovane spettatore… o dovremmo dire… iniziando!

Profili, dunque! In quella parte della composizione che sembrerebbe vuota… decentrante; una “macchia” scura… da intendere anche come un’ombrosità in cui si cela sempre l’Animico della natura circostante. Siamo di fronte ad un decentramento compositivo che se non pensassimo a ciò come ad un disegno realmente voluto, progettato convintamente da un maestro come Giorgione, potremmo dar ragione alla banale considerazione di trovarci in presenza di una manchevolezza tecnica! Ma non è così… quello spazio che sembra annerire la visione è, invece, pieno e brulicante di vita! Ciò che può all’apparenza sembrare vuoto è, in realtà il giusto peso per l’equilibrio dell’Opera… tra Ombra e Luce soppesate come su di una bilancia, c’è il Fulcro o… L’Essenza!

Questa parte dell’Opera non abitata dalle umane figure, a guardarla con più attenzione, appare essere un crocevia dove si incontrano simbolismi e metamorfosi elementali… chiarori, fumosità, penombre… atramenti… sembrano giocare e irridere la nostra superficiale “Ragione”… alberi, radici, filamenti erbacei… scheggiature… sfaldature di roccia lasciano intendere di voler stimolare la Percezione, solleticare la nostra capacità e sensibilità nel saper vedere… oltre.

E… lo fanno tramite l’opera di Giorgione… “inscenando” una sorta di Teatro Antropomorfo! Ma dall’altro verso, gli attori che impersonano i tre livelli “carnali” e… di Pensiero con la loro profonda ricerca dell’Essere si trasferiscono, essendo già umane forme, nel Teatro Antroposofico!

Profili? Beh… divertiamoci, dunque, a trovarli e, soprattutto, a riconoscerli nelle loro fattezze e nel ruolo che svolgono nella Trama dell’Opera.

Quel lato sinistro è da far muovere come una “girandola”. Quella roccia dove “giocano” quasi impercettibili i fotoni oppure nel buio della loro “assenza”… si intervallano una fioca luce e una penombra, che poi si fa più oscura, laddove si intravedono foglie svolazzare come farfalle  fuoriuscite dall’alito… da quel profilo d’aria che sembra baciare in quel punto la terra… indicandone il “moto”… ed è, forse, quello il centro, il punto in cui emerge il Fremito Animico della Natura.

Ma, ora proviamo a  girare in tondo e vedremo la roccia animarsi ancora di altre sagome antropomorfe… un profilo della terra aurea su cui poggiano i piedi dei Filosofi… contrapposto vi è poi, quello capovolto della terra scura… la sapienziale, alchemica Khemi… madre primordiale dell’Ars Regia, della Sapienza Antica… la nera, plasmabile mota, origine di vita; poi, in alto sulla sinistra, si affaccia la sequenza dei volti “panici”, che vanno dalla luce di quel riverbero vespertino, perché tutta la scena si svolge al tramonto, all’ombra che ammanta il profilo del Nume dagli “zoccoli e corna caprine”… Pan ovvero il Tutto… l’aspetto globale, sensitivo della Natura… nato dal misterioso incrocio tra il Divino… l’Umano ed il mondo Animale, dunque nell’Opera di Giorgione, magistralmente rappresentato.

Nel mondo classico è il Mito che narra, in una serie numerosa di ierogamie, la genesi di Pan… del Nume che, alla fine quel “Tutto”, rappresenterà, soppiantando le altre “deità”. E, nell’annuncio “divino” tramandato da Plutarco, è ciò che viene rivelato, con voce tonante, al mercante fenicio Thamus… il dovere di comunicare a tutti la morte del gran dio della Natura, nel quale gli studiosi vedranno, nei secoli successivi, il passaggio dal mondo pagano a quello cristiano.

Un’Opera complessa, dunque, per una visione intensa, smagliante della Dimensione Sapienziale. Giorgione propone e mette in pratica un modus di fare Arte che, per noi moderni, contempla la definizione classica e unitaria dell’Aretè… della Tèkne e dell’Epistème… dipingere per il Maestro di Castelfranco è stata non soltanto la manifestazione di un Dono Naturale, raffinato e rafforzato dall’esperienza di mestiere, ma, soprattutto, un Gesto Sublime, da ricercatore intellettuale… appunto, da Filosofo atto a “scandagliare” l’interiorità stessa della Conoscenza, invece del limitarsi come tanti, a “tarpare” le proprie “ali” nella mera capacità imitativa dell’apparenza o… della superficiale visibilità.

Un’Arte ben impressa, che cresce d’importanza nel tempo, senza perdere il suo affascinante Mistero. Domande, interrogativi ancora insoluti ed insoliti permangono nelle tele di un Grande Artista, per amara ironia, non registrato all’anagrafe, ma che rimane, comunque, potentemente presente, a giganteggiare nella storia dell’Arte, come Bene dell’Umanità… ed in fondo, sarà anche perché egli stesso è dentro la Natura.

Un’Arte, la sua, ancora viva e disponibile a dare tracce di Futuro… non in una fatalistica sudditanza espressiva della stessa che risulterebbe, alla fine, copia inadeguata e… di maniera.

L’Arte… quindi… essendo parte dell’Essenza, è Dono Universale, presente nella Storia e mai staticamente all’interno della stessa Natura… non soltanto come “figlia”, ma sempre in evoluzione, attiva protagonista del suo stesso processo “naturante”!

Se ci rimane ancora qualche “spicciolo” di fantasia… significa che non siamo inerti e… inermi nella nostra esistenza… dunque sogniamo ancora di attraversare il mistero delle invisibili “cose” che ci circondano!

Forse, in un’altra Dimensione, l’Artista ha ricongiunto se stesso al Mito… ed accompagnato dal leggendario Apelle… così come Dante lo fu da Virgilio, ha continuato, spiritualmente, il percorso della vita interrotta prematuramente; forse ha dipinto ancora con altri “strumenti”, di certo più eterei… Opere che, ognuno di noi, a modo proprio, potrà cercare di immaginare, ma, che, purtroppo, mai in un museo… in una cattedrale o in grande palazzo… potremo vedere!

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Autore Vincenzo Cacace

Vincenzo Cacace, diplomato all'Istituto d'Arte di Torre del Greco (NA) e all'Accademia di Belle Arti di Napoli, è stato allievo di Bresciani, Brancaccio, Barisani, ricevendo giudizi positivi ed apprezzamenti anche dal Maestro Aligi Sassu. Partecipa alla vita artistica italiana dal 1964, esponendo in innumerevoli mostre e collettive in Italia e all'estero, insieme a Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Ugo Attardi, e vincendo numerosi premi nazionali ed internazionali. Da segnalare esposizioni di libellule LTD San Matteo - California (USA), cinquanta artisti Surrealisti e Visionari, Anges Exquis - Etre Ange Etrange - Surrealism magic realist in Francia, Germania e Italia.