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Leonardo… e il Mistero dell’Angelo

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“Lascia ch’io m’immii… per esser tutto mio”

Che gli artisti siano avvezzi a “navigare” nel Mistero… quindi nel mare profondo dell’Incognito, che prelude all’apertura delle “porte” della Conoscenza… è ormai nel ripetersi di un giornaliero copia-incolla pseudo letterario e, dunque, “cosa” nota a tutti!

Che nella loro natura sia insita quella capacità cosciente o latente di percepire, attraverso loro soggettive e particolari espressioni stilistiche, di forma e colore, il senso nascosto delle “cose”, aggiungendovi, inoltre, la propria emozione… anche questo è noto.

E… non parlo solo di alcuni ma, di tutti, condividendo il pensiero di Aurobindo nel sostenere che “ogni essere umano è una particolare categoria di artista” aggiungendo poi, da parte mia, che non ne cambi il senso, il credere che ogni artista è una particolare categoria di uomo… e che tale concetto convalidi più il discorso che conferma la Similitudine degli esseri umani, piuttosto che quello dell’Uguaglianza, che io amo parimenti, ma credo sia da riservare al campo dell’Etica e del Diritto degli esseri umani di essere considerati pari, in maniera “livellata”, di fronte alla Legge che regola la società e la stessa Bio-Etica.

Il Senso ed il Valore morale non ne usciranno comunque menomati se alcuni di questi esseri umani continueranno, nella nostra memoria, ad essere considerati geniali e, rispetto alla media, superiori non nel senso del “rango”, bensì in quello che afferisce al valore spirituale, il quale non richiede particolari privilegi in senso materialistico… ciò lo accettiamo per la venerazione dei santi, perché, dunque, non accettarlo per il rispetto di più laiche figure anche ad onore per la loro opera svolta nel mondo?

Superiori, a tutti gli altri, sì, ma per il semplice fatto di essere riusciti ad alzare la simbolica “asticella” del Valore, la misura e lo spessore della loro mente, come meta e raggiungimento per l’intera Umanità.

Essi continueranno a rappresentare ciò che, tutti quanti noi vorremmo essere… un valore umano da raggiungere, da conseguire, ed un incentivo molto forte a tentare d’essere migliori. Quindi il Mistero, quell’aspetto dell’Essenza delle “cose” che, vi rimane e pervade ogni Fenomeno, anche quando questo viene “denudato” dalla “coprenza dei suoi panni”… esso rimane, come presenza ineffabile, a stimolare la curiosità della mente umana.

Uno degli uomini “fenomeno” più indagato, che continuamente rivela “scoperte” e che persiste nel tempo, manifestandosi al Mondo come inesauribile “generatore” di Mistero… è indubbiamente Leonardo da Vinci, il Genio Universale che, più di tutti, continua a rappresentare il tetto massimo della creatività e genialità umana.

Ogni volta che crediamo di aver chiarito un lato o un fatto particolare della sua vita o della sua Arte, si aprono connessioni ed intrecci con interrogativi ancora più grandi e profondi… tutto sembra crescere come sotto l’effetto di un “lievito madre”, connaturato al suo stesso essere ed alla sua opera, attraverso una vicenda umana composita ed articolata tra Arte, Scienza sperimentazioni e “pentimenti”… e le profonde immersioni nella Filosofia e concezioni dell’Esistenza.

Ciò che muove un artista o colui che si motiva e si accinge a diventarlo e quindi ad esserlo…è il richiamo forte ad inseguire una meta nell’Infinito, attraverso il senso imprendibile della Perfezione e della Bellezza, anche quando queste si manifestano nella “Terribilità” o nella straziante malinconia  del Reale… quando è inevitabile prendere atto delle umane tragedie… e a tutto questo si accompagna, sempre, la presenza di un’Essenza numinosa, che la mente elegge a Musa,  o a guida “siderea”, atta a condurre la creatività dell’Arte dentro le “praterie” dell’Eternità.

Ciò che il mondo gnostico definisce come Eone sembra essere, in un’Anima come questa in esame e che molto vi assomiglia per l’istinto laico che lo domina nella ricerca dell’Essenza della Natura, il paradigma, l’archetipo che imprime un senso alla sua presenza nel Mondo.

Certamente cammina insieme a lui, leggera, eterea, una presenza ideale che mai ha lasciato Leonardo e… ne è la sua vera compagna d’Anima, una Soror Mistica di esoterica memoria, pur nella sua inesorabile solitudine. Solitudine che ha cercato di compensare sul piano della realtà quotidiana, avendo però, come risposta, la grande ammirazione e, al contempo, invidia del mondo, o dei discepoli più cari per la sua genialità, ma ricambiata, spesso, in una gratitudine arida e fredda dal punto di vista del sentimento.

Difficile sarà stato certamente convivere con i suoi silenzi, atarassici, filosofici… mentre, più facile e remunerativo, sarà stato vivere all’ombra della sua eredità magistrale, cercando di assimilarne il più possibile la lezione, mentre per altri ancora… è contato anche l’interesse, il contatto diretto con la sua borsa, nella quale, difficilmente, è mancata la “materia prima”.

È noto quel suo appunto, lasciato in memoria eterna del suo garzone, diventato poi discepolo e “famiglio”, nel quale egli si lascia andare all’amara considerazione:

Salaì… ruba li soldi…!

Leonardo è un centro nodale del Progresso Umano, sia per le sue scoperte, che per i suoi progetti, alcuni mai realizzati e lasciati in eredità al Futuro, dal suo Tempo Eterno e… per il suo Pensiero, che mantenendosi in un linguaggio a noi molto accessibile, perché è già la nostra lingua italiana… incamera una Dimensione “misterica” e “numinosa”, che si espande al suo interno e si delinea come “spazio” parallelo, senza limiti, di fronte a quello “diuturno” dell’esistenza mortale… quel vivere incompreso e solo, temuto per la sua presunta “stregoneria” di cui viene spesso accusato; sfruttato, anche se ben pagato, per le cose di ingegneria che fanno grandi i suoi potenti mecenati.

Nel prendere in esame la sua opera artistica, non sarà sufficiente il mero atto documentativo, il dato storico, il succedersi delle committenze e le collocazioni museali e private successivamente distribuitesi come conseguenza della vitalità produttiva e della sua influenza nella Cultura Generale del Mondo.

Seguiremo, dunque, un “filo”, una congiunzione, che si muove e risuona… un vero e proprio “Eco” che continua imperterrito e conseguenziale a “vociare” ed in lontananza a sussurrare in quelle valli brumose da lui stesso dipinte, come fondali alle spalle delle figure ritratte, per “inseguir tra brume e fumi” la consistenza impalpabile dell’Aere… elemento sempre presente, che dà un senso anche all’effetto motorio… che prelude alle scoperte del Futurismo, dei suoi disegni e studi, in cui “lo segno de li corpi vive e movesi nello alitar della natura” attraverso le matite, le sanguigne e gli inchiostri color seppia… i suoi “leonardeschi pentimenti“, altro non sono che le “onde di forma” della vita stessa che egli documenta nella sua visione dell’Arte… scatti foto-grafici del pensiero e dell’occhio, ante litteram cioè della luce e del segno, sulla dimensione invisibile che ci circonda, a lui solo percettibile ed impercettibile all’occhio del profano.

Per Leonardo… usciremo al di fuori da tutto ciò che è stato finora detto dalla Storia, stratificandosi in un monumento inamovibile, ormai “cementato” nella visione generalizzata del Progresso dell’Umanità attraverso l’ottica del Materialismo… perché, tenerlo fermo, importa soprattutto a coloro che vogliono catalogarlo e quindi ridurlo a “fenomeno” di una età sì straordinaria e irripetibile ma, passata; mentre, invece, può essere visto e letto, riaprendo il suo “codice” e non chiudendolo. E… chiarisco che, non intendo riferirmi alle nuove e “romanzate letture, lucrosissime dei nostri tempi, nei quali in ogni settore domina il mercato”.

Il “codice” vero nel quale si muove l’opera del Grande Genio Vinciano è in quella capacità di eleggere a modello l’Impalpabile, attraverso il suo mirabile sfumato, plasmare e dare corpo al senso etereo, costruire plasticamente attraverso il pigmento… se stesso e darsi consistenza come archetipo e modello filosofale, di elevare sembianze a trasparenti “vasi” dello Spirito ed inserirli parimenti negli aspetti animici di cui è dotata e formata già la Natura… egli ri-crea e ri-forma, mettendosi a livello con essa, segnandosi e proponendosi come un essere capace di trascendere la sua “corporeità” umana in un’altra “trans-umana”… ne è la prova tutto il suo ragionamento sul senso dell’Immiazione, dell’esser interamente suo… di chiara ispirazione dantesca

… come?

Dandosi la liberazione da ogni “contingenza” attraverso i momenti di assoluta solitudine e Assenza Totale di Pensiero…

M’immio per esser solamente mio!

E lo dimostra qualificandosi nel travalicamento dell’umano confine.

Leonardo si pone, dunque, nella sua specifica realtà, fatta di Arte, di Scienza e di Pensiero come “Santo” o come un nuovo Messia, quasi a confermare su se stesso quelle accuse di Eresia che spesso gli vengono mosse, ritenendosi nato nel mondo della Materia per salvare l’Umanità, attraverso la Conoscenza… in questa concezione egli vede il riscatto della sua nascita naturale ma, al tempo stesso, adulterina.

La Gnosi, non la Fede, ma con una concezione nuova dell’Arte e della Scienza?
Egli, per muoversi in questa sua dimensione, ha la necessità di agganciarsi, via via, a ciò con cui ha più familiarità, cioè… se stesso. Ha bisogno di utilizzare come Forma “formante” un’immagine “chiave”, soltanto ed esclusivamente se stesso.

Alla luce di codesta considerazione, appare inutile andare a cercare, se non per esigenze di erudizione didattica o a dar nome a probabili e presunti modelli nell’opera leonardesca… fin troppi aneddoti… spesso senza alcun fondamento, sono stati narrati sul suo conto, attingendo a leggende sparse nel mondo. Al di là della sua eccezionalità ritrattistica… se pur ci siano stati altri modelli reali, questi appaiono comunque riplasmati, idealizzati dall’Artista e magistrale “trasmutatore”.

Quando Leonardo afferma di voler riprodurre la Realtà nella sua oggettività, intende riferirsi sì alla Realtà oggettiva, ma a quella obnubilata…nascosta dalla “veste” del visibile, che lui percepisce attraverso il suo “Occhio Secreto”. Egli incorona, da subito, sin dalle sue prime ed importanti opere, codesta iper-uranica concezione. L’evanescenza di una sua personale filosofia trova corpo e consistenza, come un fenomeno “eidetico”, teorizzato, secoli dopo, dalla Fenomenologia di Husserl, ma antesignana nella sua opera pittorica.

A quale figura particolare egli affida il compito di traghettare il suo pensiero?
All’Essere deputato a condurre l’Ultraterreno collegamento tra il Cielo, come espressione del Divino, e le vicende della terrena umanità, che tanto desidera elevarsi, piuttosto che, annaspare, affondando sempre più nelle profondità abissali della Nemesi.

Ma quali sono le orme da seguire? Per capire meglio il suo Pensiero, se non quelle proprio indicate dalla presenza del salvifico “traghettatore” custode della sua Anima, come siamo stati abituati a considerarlo anche per la nostra…se non la figura dell’Angelo?

Una figura presente, nel suo messaggio artistico, nel quale vorremmo compenetrarci per ricavarne parimenti, una concezione più pura e spirituale, “immiata” e completa del nostro , visibilmente compromesso dall’odierna dispersione, attuata dagli stereotipi che invadono la nostra esistenza.

Traghettatore del Pensiero, che sembra non aver niente da spartire come natura ed esteticamente, pur essendo originato dalla stesso Sacro “ceppo” con l’altro… il traghettatore di anime… quel Caron dimonio dagli occhi di bragia destinato agli inferi… sembra, ma, in realtà, qualcosa hanno in comune il Celeste Messaggero e il sulfureo barcaiolo dell’Ade… in ambedue c’è la prospettiva di una Redenzione, e quindi di una Salvezza, che arrivi sì attraverso il Tormento, ma che, cammina verso la Catarsi

In quello Celeste è l’invito annunciato all’Uomo ad accogliere un messaggio che indica come impegnare le Doti più pure, trasformando le impure nel processo “trasmutativo” con l’Athanor acceso dal fuoco bruciante del Dolore e del Tormento e… ciò non è una rasserenante passeggiata; nell’altro, invece, sulfureo e sotterraneo, è l’espiazione del peccato e della carnalità tra le fiamme dell’Inferno, quindi troviamo ancora e di più: Dolore e Tormento!

Leonardo sceglie il primo, nell’espressione della sua Arte, ma, al tempo stesso, vive appieno la condizione del secondo, nella sua esperienza terrena, non negandosi nessuna delle tormentate attrazioni della carne, per poi rifugiarsi nell’Ascesi e nelle sperimentazioni che danno risposte anche alla propria sete di scientifiche rivelazioni… e per lui ogni dato rivelatore è un passo in più verso la Conoscenza e la Verità.

Ma, appunto, come seguirne il passo? C’è da credere che ciò avvenga soltanto cercando di imbarcarsi in un “meccanismo mentale”… in una sorta di “navicella del Tempo” ed andare a rintracciare quei segni laddove la “sua verità s’asconde! e… le orme che si nascondono quali sono, alfine?

Il filo unificante è da ritrovarsi nelle “similitudini” che puntellano la sua evoluzione d’Artista, sin dai primi passi, che non sono mai così timidi ed incerti come si potrebbe pensare, perché vengono da lui stesso filtrati con senso critico, selezionati dalla sua particolare metodologia dell’acquisizione del dato, che emerge dallo scartare, non a priori ma, nel processo stesso, tutto il “fallibile”, tutto l’incerto, attraverso il suo “disegnar traendo lo giusto segno… in dalli stessi pentimenti“… ciò è il suo “filtro”, il “setaccio” attraverso il quale passa la sua certezza, la sua definizione, che si consegna al mondo, però, senza perdere la numinosità ed il mistero, dai quali rimane comunque impregnata.

“Similitudini” o somiglianze autocelebrative? Parentele che, a lui figlio adulterino di un “notaro di campagna”, tal Ser Piero da Vinci, sono state negate dalla nascita? Forse egli si affida al certo… a quella maternità riconosciuta, all’essere un individuo che si specchia nella vita, alla paternità putativa, prima di quel fannullone fantasioso dello Zio, fratello di sua madre, e che poi ravvisa in colui che gli dispensa insegnamenti magistrali.

La Madre, se stesso, il suo Maestro d’Arte… Andrea del Verrocchio.
Questa è la sua realtà all’origine… perché l’unica importanza che avrà nella sua vita il suo padre naturale sarà quella di aver pagato con “denaro sonante” le spese del suo apprendistato… rivelatosi poi, ma solo per le doti personali del figlio, un sentiero di vita… e di Immortalità. Non so Leonardo… ma noi comunque siamo grati a lui per questo poco e per averlo fatto nascere… ma lui… l’avrà capito?

C’è, dunque, uno “snodo”, un momento “cerniera”, che sembra a codesta indagine, dare l’avvio al processo che tramite le “similitudini” caratterizza la sublimazione umana ed artistica di Leonardo… e ciò prende l’avvio non solo dalla precedente analisi ma, da quella che ora appare come una nuova “unzione messianica” come artista nel mondo.

Il “profeta” che lo “unge” è Andrea del Verrocchio… egli lo celebra utilizzandolo come modello per il suo Davide, il Messia, l’Unto del popolo di Israele… ed è forse a questo punto che Leonardo scopre la propria legittimità nel mondo; riconosce le sue sembianze come una “chiave” della sua Arte e del suo Pensiero per attraversare il mondo, la propria esistenza ed affermare la propria genialità.

Non sappiamo il prima o il dopo… la nostra “navicella del Tempo” corre veloce e ci consente solo di intuire… di sbirciare molto velocemente… ma, ciò sembra non alterare il risultato e non cambia questa considerazione basata sulle fattezze di Leonardo… scolpite indelebilmente nel bronzo.

Il Verrocchio, inoltre, gli affida la realizzazione dell’Angelo in primo piano nel suo stesso dipinto, il Battesimo di Cristo, oggi agli Uffizi di Firenze.

Il Battesimo di Cristo di Andrea del Verrocchio - Angelo dipinto da Leonardo
Il Battesimo di Cristo di Andrea del Verrocchio – Angelo dipinto da Leonardo

Alcune nuove versioni storico – critiche propendono per il paesaggio sullo sfondo, ma l’omogeneità stilistica e la maestria pittorica sono tali che, a questo punto, è da ritenere una compartecipazione più estesa di Leonardo all’opera del suo Maestro… e poi, nel metter di profilo il Davide di bronzo del Verrocchio, poc’anzi citato, non è forse sorprendente la sua affinità somatica tra le due raffigurazioni, pur eseguite da mani diverse?

Leonardo è il Davide ed al tempo stesso è l’Angelo… nel primo è modello, nel secondo è lui stesso che si autocelebra con il suo stesso “sembiante”. Forse abbiamo trovato la “chiave”!

Ciò che avviene in quest’opera meriterebbe un saggio a parte, per un’indagine di tipo Sapienziale… e perché il dipinto a tema Sacro non ricalca quello che nei Vangeli è rimarcato, in modo chiaro, come un evento pubblico avvenuto lungo le sponde del fiume Giordano, dove il Battista celebrava la sua ritualità purificatrice alla presenza del popolo o dei suoi seguaci.

L’opera in questione sembra invece ispirarsi ad un rito “privato”, alla presenza di pochi, solo dell’Onnipotente, del quale si intravedono soltanto le mani, che concedono lo Spirito Santo in veste di colomba… i due Angeli… uno bisbigliante, quello attribuito a Leonardo, e l’altro pensoso, con lo sguardo fisso nel vuoto e le mani conserte, come a voler contenere in sé, un “segreto”… essi stanno come testimoni tra “Svelamento e Ri-Velazione” e… meraviglia delle meraviglie… la Natura stessa sembra animata da misteriose presenze.

Quello tra Verrocchio e Leonardo sembra essere un dialogo di tipo più esoterico che religioso, il che, non sembra comunque togliere niente al senso del Sacro, il quale, invece, pare essere completo, comprensivo anche di quell’apporto animico che pervade tutte le “cose”, anche in senso filosofico… sembra un dialogo ermetico tra due alchimisti… e viene forte il sospetto che lo sia… tra il Maestro ed il suo Apprendista.

L’opera è come un passaggio di consegne e di conoscenze tra Maestro e Discepolo, nel senso della Percezione del Divino e dell’Umano. Nel Pensiero e nell’Arte è l’avvio ad un’Epoca Nuova. Agli osservatori più attenti ed esperti non potranno sfuggire le trasformazioni antropomorfe ed elementali inserite nel paesaggio.

Noi non le indicheremo… lasciando tale incarico stimolante ai più appassionati ricercatori di enigmi… perché il richiamo dell’Arte non può essere privato del suo Senso Magico, illuminando tutto e proprio tutto, indistintamente.

Leonardo insegna, appunto, ad utilizzare il “chiaroscuro”, che toglie le asperità e le “brutture” del “palese”, che, senza tale accorgimento, rischierebbe d’esser condannato alla banalità… e l’opera di Leonardo può essere tutto, ma certamente non sarà mai la banale e pedissequa narrazione della realtà da tutti riconoscibile.

La nostra “navicella del Tempo” vola veloce, non solo per seguire e comprendere la sua vicenda mortale, ma anche per fare nostra la sua eredità ideale, rimasta imprigionata nelle “mestiche” pittoriche secrete della personale “bottega viaggiante”… ma, mentre esse vivono la loro “vita chimica” sempiterna, vincolata alle modificazioni lente della Materia esposta agli agenti atmosferici… ed oggi protetta dai più moderni e tecnologici sistemi di salvaguardia nei musei del mondo, vivendo un tempo più lungo dell’umana biologia, le figure che da loro sono emerse, vivranno nella Memoria Eterna… noi, quindi, per seguirne le tracce fino alla loro irraggiungibile meta… dobbiamo accelerare i nostri passi.

Improvvisamente, nel seguir le “committenze” che si susseguono, avviene un’ennesima trasformazione, che egli vive, insistendo come punto fermo con il “gioco” introspettivo della “Similitudine”… nell’Annunciazione, sempre agli Uffizi a Firenze, ma proveniente dalla chiesa di San Bartolomeo di Monteoliveto, considerata, a lungo erroneamente, come opera di Domenico Ghirlandaio ma, finalmente tutto di sua mano…

Annunciazione - Leonardo
Annunciazione – Leonardo

L’Angelo mette le ali… ma, non sono più come “sagome” stilizzate o posticce, come nella pittura tradizionale precedente… non sono non sono nemmeno protesi meccaniche come quelle che lui stesso cercherà di realizzare per dare all’uomo il potere del volo e dominare quell’Aria impalpabile e misteriosa che continua a studiare con le sue correnti e venti ascensionali, come documentato nei suoi codici atlantici e nel suo Tractato de la Pictura. Ali vere, reali, nelle quali egli sfrutta tutta la sua visione di scienziato che analizza, con curiosità e pignoleria naturalistica, tutti i fenomeni della natura, che attraversa con la sua sfera d’azione.

Ed a ragion di ciò si deve contemplare anche la sua conoscenza della Botanica, nella varietà degli alberi dello sfondo, dei fiori di giglio nelle mani dell’Angelo e nel tappeto erboso, trapuntato dai fiori di campo, tra i quali predomina, disambientata dai suoi crepacci montani, l’aquilegia vulgaris o Amor Secreto, che eleva a simbolo della Conoscenza, Flos Filosopharum, e della sua “iniziatica scelta” di costruzione spirituale e della quale, insieme appunto al Giglio ed alla Rosa, seguirà le tracce ed i valori simbolici per l’intera sua esistenza.

L’Angelo è sempre lui… una sembianza capovolgibile che si sdoppia come espressione di un’altra natura nascosta… “come in alto, così in basso, per la maraviglia della cosa unica” recita la Tabula Smaragdina di Ermete Trismegisto di cui segue, come gli umanisti dell’epoca, la Filosofia e la Scienza Alchemica, aspetti che continuano a lasciar traccia, tramite Leonardo… e l’equilibrio dell’Opera è spettacolare… risulta essere davvero… Aureo!

E così si va avanti… seguendo la presenza dell’Angelo, della figura “androgina”, ed alla fine il “chiaroscuro”, con il suo sfumato, fa perdere ogni delineata distinzione nel capire dove, e in quale punto della “trasmutazione” il Rebis-Ermetico si compenetra con l’uomo… Artista… Scienziato… Alchimista… Mago… Filosofo…  e quando tale “impasto” di doti eterogenee si plasma nella Divina Emanazione…

… ma è lei che per poter circolare liberamente sulla terra, assume le sembianze leonardesche oppure è Leonardo stesso, che per “agguantare” il mezzo che lo può condurre nell’Aria fino a toccare l’Empireo come un “novello Icaro”, assume le sembianze dell’Angelo?

Tutta la sua storia umana è costellata da eventi nei quali si manifesta questa duplicità, che lo porta anche a sdoppiare, a sua volta, la sua stessa opera. Ne sono la prova le due versioni della Vergine delle rocce… una custodita oggi al Louvre di Parigi, dipinta tra il 1483 ed il 1490, e l’altra alla National Gallery di Londra, tra il 1495 ed il 1508.

 Vergine delle Rocce di Leonardo al Louvre e Vergine delle Rocce alla National Gallery
Vergine delle Rocce di Leonardo al Louvre e Vergine delle Rocce alla National Gallery

In ambedue, anche se a distanza di almeno un decennio o forse più, si riconferma tale presenza numinosa dentro la vicenda della Sacra Famiglia, in quella parte legata alla sola parentela umana e Divina di Maria… Madre… il futuro Battista e… l’Angelo, il Custode, l’Annunciatore, l’Indicatore e… soprattutto il Portatore di Sembianze: le sue!

Il dipinto è totalmente inventato e non se ne trova traccia nei Vangeli. Leonardo alimenta un Mito facendosi ideatore… narratore autonomo! La storia, l’evento raccontato, è anch’esso un “sembiante” della sua vicenda umana ed è l’Angelo con le sue fattezze giovanili che la narra, tra quelle frastagliate rocce, che lasciano intravedere come tra le “fauci” di un “drago” animico, il paesaggio delle Alpi o dell’Appennino… siamo forse a Vinci o tra le brume della Lombardia o addirittura nelle valli della Loira, in Francia?

L’Angelo continua ad essere la “chiave” riconoscibile attraverso le sue sembianze. Fattezze idealizzate, che, ad un certo punto della sua evoluzione d’Artista, diventano invasive, e che, infine, non può più controllare o dominare… oppure volutamente le lascia libere di esprimersi; come una doppia natura, indipendente… anche nella realtà d’ogni giorno Leonardo è un “mancino” ed un “ambidestro” come tutti quelli che, al suo tempo, cercavano di nascondere quella particolarità attribuita da tutti all’Anticristo.

Dettaglio volto dell'angelo de La Vergine delle Rocce di Leonardo al Louvre
Dettaglio volto dell’angelo de La Vergine delle Rocce di Leonardo al Louvre

Oggi la Scienza ammette che non è solo un “gioco di mani”, ma che ci sia una certa partecipazione “doppia” della mente. E… Leonardo se… doppio è stato… credo abbia preferito giocare questo ruolo in osmosi con l’Annunciatore… anche se non rinuncia a camminare sul filo bilanciandosi con “Perfecta Scientia et Coscientia“.

Quella similitudine ritorna… compare…si maschera… cambia sesso… invecchia, seguendo anche la sua trasformazione fisica, da giovanile in virile, in senile. La vediamo ricomparire ogni volta in panni diversi, nel Cristo e nel San Giovanni, o come taluni sostengono, nella Maddalena dell’Ultima Cena a Santa Maria delle Grazie di Milano e… nello studio per la testa di Leda, in Sant’Anna e la Vergine, dove l’immagine si sdoppia per Madre e Figlia e… nel cartone di studio tende addirittura a moltiplicarsi nella figura di Gesù e di Giovanni Battista.

Nel Bacco, al Louvre di Parigi, tenta una “sortita” nel mondo classico, nel mito dionisiaco, per ritornare poi, in veste di “Annunciatore”, come Giovanni Battista, sempre al nello stesso museo parigino.

Bacco - Leonardo
Bacco di Leonardo al Louvre

Sorride enigmatica la Gioconda e… sembra dire “Beh, forse avete capito il gioco… ma io comunque me ne sto zitta”… e lo stesso autoritratto realizzato a sanguigna che ci presenta un Leonardo, anziano, vissuto, sapienziale, ma diafano come un “ectoplasm” nella sua ormai proverbiale e sublimata “Atarassia”… sembra confermare il senso di tutte quelle similitudini e trasformazioni alle quali ha sottoposto il proprio animo, per diventare così etereo… incorporeo… e poter attraversare la Dimensione del Tempo… anche lì, prima di tutti gli altri esseri umani che, invece non riescono, ancora oggi, a liberarsi dalla schiavitù del tempo cronometrico, inquinato, dissanguato dei Valori Principiali.

Uomini che guardano e non vedono, uomini che adottano stereotipi e non pensano… riproducono, montano, assemblano, seguendo istruzioni seriali e non creano… uomini che spiano altri uomini, sbirciano, invidiano e più non… ammirano, non intravedono che oltre il nerofumo, la bruma, quella fuliggine che… “fa prender corpo all’Aere” Leonardo vive, continuando a dipingere, introspettivamente, il proprio “sembiante” fattosi “chiave” per aprire la porta… dell’Eternità!

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Vincenzo Cacace

Autore Vincenzo Cacace

Vincenzo Cacace, diplomato all'Istituto d'Arte di Torre del Greco (NA) e all'Accademia di Belle Arti di Napoli, è stato allievo di Bresciani, Brancaccio, Barisani, ricevendo giudizi positivi ed apprezzamenti anche dal Maestro Aligi Sassu. Partecipa alla vita artistica italiana dal 1964, esponendo in innumerevoli mostre e collettive in Italia e all'estero, insieme a Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Ugo Attardi, e vincendo numerosi premi nazionali ed internazionali. Da segnalare esposizioni di libellule LTD San Matteo - California (USA), cinquanta artisti Surrealisti e Visionari, Anges Exquis - Etre Ange Etrange - Surrealism magic realist in Francia, Germania e Italia.