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Derviso-Rovani: intervista esclusiva

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Danilo Rovani e Alessandro Derviso


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Il regista e l’attore partenopeo ci raccontano ‘La trilogia contro la violenza’

Incontriamo il regista Alessandro Derviso e l’attore Danilo Rovani in occasione dell’uscita, in anteprima nazionale, dei corti ‘La trilogia contro la violenza’, prodotti da Gianfranco Unione per Scacco matto produzioni, la cui presentazione è avvenuta al cinema Ambasciatori Hart di Napoli lo scorso 30 maggio.

Vengono affrontati temi di grande attualità, non solo per evidenziare le problematiche esistenti nella nostra società, ma anche e soprattutto allo scopo di trasmettere un messaggio di speranza e di riscatto, accompagnati da una grande voglia di cambiamento che, però, deve essere prima di tutto interiore.

Il regista Alessandro Derviso ci spiega il contenuto dei tre cortometraggi, sottolineando come la loro sceneggiatura sia stata realizzata conoscendo il contesto sociale in cui è stata ambientata e, pertanto, nella consapevolezza del messaggio che si è voluto trasmettere.

Le tre opere, confezionate come fossero una trilogia, sono ‘L’ultimo passo del perdono’, contro la violenza sulle donne, ‘Anima ribelle’, contro la violenza sulle vittime della camorra, e ‘Gli spettatori’, contro la violenza tra i banchi di scuola.

L’intera produzione è di Gianfranco Unione, imprenditore ‘prestato’ momentaneamente al cinema. Il Direttore della fotografia è Peppe De Muro, mentre le musiche originali sono di Fabrizio Castania.

‘L’ultimo passo del perdono’ è incentrato sulla vita di una donna, interpretata da Francesca Della Valle doppiata da Daniela Cenciotti che, stremata, non riesce più a sopportare le violenze del marito, Lando Buzzanca, e, per non soccombere, compie un gesto estremo che si sviluppa con un finale onirico.

Si tratta di una nuova versione, leggermente rivisitata rispetto a quella presentata a dicembre scorso, in cui sono state tagliate alcune scene.

Nel cast ci sono anche Arduino Speranza, Danilo Rovani, Daniela Ioia e Marco Milano. Il D.O.P., Direttore della fotografia, è Peppe De Muro.
La sceneggiatura è mia.

Sempre onirico è il finale di ‘Anima ribelle’ che rappresenta il prequel, l’evoluzione di un progetto, iniziato un paio di anni fa, nato per promuovere una campagna sociale e intitolato ‘Messaggio ai ragazzi di Scampia’.

‘Anima ribelle’, che ha vinto il Festival Napoli in Corto, è ora in concorso al London Rolling Film Festival che si terrà a settembre nella capitale inglese.

Protagonista è Danilo Rovani e nel cast ci sono Patrizia Spinosi, Mauro Di Rosa, Virgilio Brancaccio.

Sceneggiatura mia e di Piero Disogra, carissimo amico, persona eccezionale e gran professionista che ha lavorato anche ad Hollywood.

La cosa importante da sottolineare è che, in fase di sceneggiatura, ma anche di concezione del personaggio, è stata fatta una scelta significativa, utilizzare lo stesso linguaggio dei delinquenti di quartiere.

Ogni volta che un’opera si rivolge ai ragazzi in difficoltà, quelli che stanno intraprendendo un percorso criminale, si utilizza sempre un registro linguistico che o li sminuisce e, quindi, li condanna, li critica, o li allontana, come se ci fosse una sorta di presunzione.

Noi, invece, abbiamo pensato di utilizzare il loro stesso modo di esprimersi per cercare di farli identificare in un personaggio che riesce a veicolare un messaggio molto forte.

Infine, il terzo cortometraggio, ‘Gli spettatori’, è stato girato in collaborazione con una scuola alberghiera, l’Istituto paritario San Giorgio.

La dimensione artistica è decisamente meno rilevante perché, per metà dell’opera, gli interpreti sono dei semplici studenti che non si sono mai cimentati prima nella recitazione.

È importante fornire tale chiave di lettura per comprendere il valore di quest’opera cinematografica, un prodotto che a me piace molto, ben confezionato. Il messaggio arriva, grazie anche ad un colpo di scena nel quale la vittima diventa quasi carnefice.

Nella realizzazione del corto, il contributo e la complicità degli insegnanti sono stati significativi.

Un particolare ringraziamento va alla dirigente scolastica, la prof.ssa Carolina Amato.

Nel cast, oltre agli alunni della scuola, che interpretano ruoli bellissimi e molto divertenti, ci sono anche Danilo Rovani, Rita Corrado e Daniela Cenciotti. D.O.P. Peppe De Muro.
La sceneggiatura è interamente di Piero Disogra.

 I tre corti sono stati girati a Napoli, ma occorre fare una distinzione, dato che si tratta di tre progetti diversi fra loro.

Ne ‘L’ultimo passo del perdono’ l’ambientazione non è importante, nel senso che non fa da cornice, in fondo si tratta di una violenza subita all’interno delle mura domestiche, in una casa che potrebbe essere quella di chiunque ovunque nel mondo.

In ‘Anima ribelle’ lo sfondo napoletano fa da protagonista, in quanto è una storia di violenza ambientata nella città partenopea, ai danni di un giovane che ha fatto di tutto per tenersi fuori dalla criminalità ma, in un modo o nell’altro, alla fine si trova coinvolto nell’ambiente deviante già da bambino e, quindi, si porta dietro, per tutta la vita, questi atteggiamenti, questa repressione.

E il prequel, l’evoluzione del progetto nato per promuovere una campagna sociale?

Il prequel, ‘Messaggio ai ragazzi di Scampia’, la storia di Totore, un personaggio inventato quando dovevamo fare la campagna promozionale.

Noi eravamo arrivati a girare delle interviste e dovevamo fare delle riprese relative all’associazione che si occupa di rivalutare le strutture sequestrate alla camorra.

Il giorno prima mi venne in mente un monologo, lo scrissi e lo mandai a Danilo a cui piacque molto. Infatti poi è stato utilizzato.

Secondo me è stata una delle interpretazioni più belle di Rovani, toccante ed incisiva.

Con le difficoltà conviviamo quotidianamente e sono anche stufo di parlarne, sembra che ci si voglia lamentare sempre ed io ho smesso di farlo dato che sono intenzionato ad agire senza pensare a come dovrebbero essere le cose, perché sappiamo benissimo che realtà vorremmo.

Ci rivolgiamo ora al bravissimo Danilo Rovani a cui chiediamo un commento su questi corti ai quali ha partecipato in veste di attore.

Mi è piaciuto molto realizzare i tre corti e ricoprire tre ruoli completamente diversi fra loro, è stato stimolante dal punto di vista recitativo.

Ne ‘L’ultimo passo del perdono’ ho dei cammei e giro solo due scene.

Per divertirmi un po’, dato che la mia apparizione è minima, ho citato un attore italiano molto famoso e l’ho fatto alla sua maniera, tenendo conto del modo in cui si pone normalmente.

Non dico chi sia, tanto poi, si capirà guardandolo.

Ne ‘Gli spettatori’ sono un professore di chimica timido, impacciato, che ha difficoltà pure a prendere un caffè alla macchinetta della scuola.

Un docente secchione e impacciato nel quotidiano, che non è capace di relazionarsi con la sua collega di lavoro, di cui è innamorato, e che ha un rapporto particolare con la sua classe che non riesce a tenere a bada, sovrastato com’è dagli alunni.

In ‘Anima ribelle’, invece, interpreto il prototipo del ragazzo cresciuto per strada che vive secondo i suoi stilemi lottando invano per allontanarsene.

Affronta un percorso inconscio molto forte, animato da una ricerca interiore che lo porta a svelare, più che la ribellione, la sua vera anima.

Suo malgrado, si trova coinvolto in una vita che potrebbe essere diversa se facesse quella piccola scelta che non riesce invece a compiere, perché si sente coinvolto all’interno di quel meccanismo.

Inevitabilmente, prende la decisione sbagliata visto che tutto quello che lo circonda che lo mette di fronte a questa scelta, che è la più facile.

Vuol dire che in certe circostanze non si ha scelta?

No, c’è sempre scelta! Però, a volte, anche per i condizionamenti della società, del sistema, dell’ambiente, un percorso deviante diventa quasi obbligato. Come direbbe Sartre: l’inferno sono gli altri.

Nel rapporto con gli altri, per dimostrare di non essere da meno, di non essere un codardo, di non essere un vigliacco, si finisce, spesso, per optare per la soluzione più semplice, quella errata.

In una società che trasmette quei controvalori, necessariamente ti devi conformare ad essi perché non hai la forza di dire di no.

C’è anche una componente economica che rafforza l’ineluttabilità della scelta del mio personaggio solo apparentemente forte, in realtà molto debole; spinto dalla miseria, dalla disperazione e dalla velocità con cui la criminalità offre facili guadagni è costretto a delinquere.

 Significa che chi vive in certe realtà non ha alternative?

Alternative ci sono sempre, ma sono molto difficili da realizzare e solo in pochi ci riescono. Un paio di mesi fa ho lavorato a Nisida –  e ci tornerò a breve – con i ragazzi del Laboratorio teatrale del carcere sullo spettacolo ‘La Tempesta’ di William Shakespeare, traduzione di Eduardo De Filippo, regia Salvatore Sannino, che è stato poi messo in scena al Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore.

Non era la prima volta che affrontavo un progetto del genere, mi era già capitato una decina di anni fa con il ‘Falstaff’ per la regia di Mario Martone.

Proprio per il fatto che conoscevo già quella realtà, ho potuto constatare come si è evoluta, in peggio, la criminalità. Fino a dieci anni fa, i ragazzi con cui partecipavamo al laboratorio e alla rappresentazione erano in prigione per furto, rapina, al massimo estorsione. C’era solo un tentato omicidio durante una rissa per via di una ragazzina.

Stavolta, mi sono rapportato con giovani di sedici, diciassette anni ed, in particolare, con un’adolescente molto dolce e tenera, che aveva commesso, senza esagerare, quattro omicidi.

Si capisce bene come il crimine sia progredito.

Dal carcere mi hanno contattato per un realizzare un altro spettacolo, sempre con trama shakespeariana. Dovrò interpretare, in questo caso, l’usuraio ebreo Shylock, il protagonista de ‘Il mercante di Venezia’, sempre per la regia Salvatore Sannino.

Voglio sottolineare che quando nasci e cresci all’interno di un tessuto criminale e affronti la galera molto presto, non c’è rieducazione che tenga, non c’è alcuna possibilità di recupero.

Purtroppo è inevitabile, perché ti hanno fatto il lavaggio del cervello e lo strato criminale è proprio ramificato dentro.

Sarebbe bello se riuscissimo a proiettare nelle scuole il ‘Messaggio ai ragazzi di Scampia’, ‘L’ultimo passo del perdono’, ‘Anima ribelle’ e ‘Gli spettatori’, per far comprendere il messaggio insito in questi corti.

Sarebbe interessante, soprattutto a livello nazionale, rivolgersi alle scuole, perché è vero che quella camorristica può essere una realtà molto partenopea e del sud, se leghi la camorra alla mafia, alla ndrangheta, alla sacra corona unita.

Però, anche al nord ci sono tante realtà criminali, specialmente giovanili, di cui fanno parte anche piccole gang. Tra l’altro, il meccanismo di reclutamento è sempre lo stesso! Si fa leva sulla miseria, sulla disperazione, sulla prospettiva di una vita agiata.

I ragazzi vanno continuamente stimolati e coinvolti, per questo, utilizzando il linguaggio filmico, il messaggio viene veicolato con immediatezza lasciando il segno.

Trovo sarebbero corti perfetti da portare negli istituti proprio come momento formativo, per aprire dibattiti che possano durare tutto l’anno scolastico.

Il corto ha un linguaggio diretto e permette al pubblico di immedesimarsi e provare empatia quasi subito. Ed è allora che si può cercare di inserire ‘forzatamente’ il seme della legalità.

Chissà che non accada presto

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Giuseppina Iuliano

Autore Giuseppina Iuliano

Giuseppina Iuliano, giornalista pubblicista, laureata in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli 'Federico II', esperta di relazioni pubbliche, marketing e comunicazione sociale.