Un calcio al tuo CV?

Un calcio al tuo CV?

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Giuliano Poletti
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Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia.
È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum.

Non ha mancato di suscitare polemiche la frase pronunciata dal Ministro del Lavoro Giuliano Poletti a colloquio con gli studenti dell’Istituto Manfredi Tanari di Bologna.

Leggo che Salvini ha già chiesto le dimissioni di Poletti, accompagnate dalle necessarie “scuse” e dalla “vergogna”; l’autodafé pare rimandato per ora, per questa frase.
Sarebbe un motivo sufficiente per farmela apprezzare, ma non facciamoci prendere la mano.

Certo pare che Poletti se le vada a cercare.

Come quando, parlando lo scorso dicembre a Fano, affermò che non c’era poi da strapparsi i capelli per l’esodo dei giovani cervelli o almeno per alcuni di essi, e che il Paese non avrebbe sofferto “a non averli più fra i piedi”.

Anche qui, come di prammatica, richiesta di dimissioni di Salvini, e non solo.

Ma torniamo alla storia del calcetto.

Certo la frase può suonare antipatica, superficiale e persino irridente. Tuttavia a noi pare che possa prestarsi ad un’analisi più accorta, onde riconoscerle o meno un minimo verità o perlomeno di realismo.

Ebbene, non è falso affermare che gli sport di gruppo, calcetto, ma non solo, siano da sempre un ottimo modo per costituire rapporti lavorativi. Così come quelli individuali, squash, tennis, golf, sono un modo eccellente per rinsaldarli ed accrescerli.

Esperienze personali a parte, credo che molti di noi conoscano amici o familiari che proprio in questi ambiti hanno trovato i canali giusti.

Capita infatti che qualcuno riconosca in te immediatamente, nell’ambito di una passione comune, un talento ed un’energia che dalle carte non trapelano.
O che qualcuno decida di affidarti parte della sua vita privata, fisica, giudiziaria, commerciale, in virtù delle chiacchiere che si sviluppano in questi luoghi, o anche semplicemente dal modo in cui ti comporti.

Può trattarsi dello sport, ma anche della musica. Due ottimi modi per creare rapporti.
Un talento particolare speso al momento giusto dinanzi a chi sa apprezzarti può valere quanto una raccomandazione in più di un campo.

In conclusione, non ci vuole troppo a comprendere che si tratta di un’analisi descrittiva – per come stanno le cose conta spesso x più di y – non prescrittiva – è meglio/vi consiglio di fare x e non y – di una specifica dinamica sociale, magari, ripetiamo, inappropriata e poco accorta visti i tempi che corrono, ma non inesatta.

Altro è voler sostituire il calcetto con il curriculum, altro è affermare che il calcetto è un buon modo per fare network.

Forse è il caso di riflettere, prima di lanciare infuocati dardi politici, ed oltre la figura e le stesse intenzioni dell’autore della frase, sull’importanza delle relazioni sociali condivise, delle percezioni umane, in un tempo in cui i procedimenti di assunzione premiano sempre più l’asetticità curricolare, la verità delle carte, l’esaustivo avallo del dato.
Potrebbe non essere un male.

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Giuseppe Maria Ambrosio

Autore Giuseppe Maria Ambrosio

Giuseppe Maria Ambrosio, laureato in giurisprudenza con una tesi in filosofia del diritto sull’ermeneutica di Hans-Georg Gadamer, ha conseguito il dottorato di ricerca in filosofia politica nel 2012 presso il dipartimento di Studi Politici della Seconda Università di Napoli, dove attualmente collabora. I suoi lavori trattano in particolare del rapporto tra stato e sovranità, dell’impatto delle teorie neocostituzionaliste sui sistemi nazionali e sovranazionali e delle libertà del singolo in ambito etico e giuridico. Collabora con riviste scientifiche e non. È membro del comitato di redazione della rivista “Persona” diretta da Giuseppe Limone.