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Mi ricordo Totò, un viso schiacciato dall’altra parte del vetro della TV

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Totò


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Questa è una storia di indizi, veri indizi, non metaforici, non descrittivi, non biografici né saggisti. È una storia di indizi, alcuni veri,altri ricordi, altre piccole testimonianze.

È una storia che potrebbe anche sembrare poco importante, ma colma un buco, un momento dimenticato, un evento decisivo senza il quale oggi forse Totò non sarebbe Totò per la maggior parte delle persone.

Iniziamo dalla fine, cioè dal 2019, e dalla testimonianza di mio zio Zaccaria, napoletano, cinefilo, classe 1937. Di famiglia agiata, mio zio iniziò a frequentare teatri e cinema molto presto per cui parlare da appassionato di Totò era molto semplice. I primi ricordi di mio zio risalgono ai primi anni ’40, Totò recita con Anna Magnani in diverse riviste di teatro, credo abbia visto ‘Volumineide’, perché ricorda il ‘Totò Pinocchio’.

Quando poi iniziano i ricordi dei film è qualche anno dopo, Totò, ha smesso di fare teatro per dedicarsi al cinema e questa seconda vita artistica lo accompagnerà fino alla morte. Mio zio i film se li ricorda tutti, tutti e 97, tenete bene a mente questo numero.

Nel 1967, Totò muore. Resta solo in qualche cinemino di terza visione, cineclub, esistono ristampe dei suoi manifesti cinematografici del 1971, 72, 73 ma se cercate, articoli, saggi e altro non troverete nulla.

Ma come, Totò?

Di Totò nel 1972 ad esempio nessuno ricorda nulla? Come è possibile? È ‘attore più conosciuto attualmente, tutti anche i ragazzi sanno chi sia Totò, tutti conoscono Totò e nel 1972, un anno a caso nessuno ne sa nulla?

E i giornali? Le riviste di cinema? La televisione italiana?

Tempo al tempo.

Totò, morto e dimenticato, non esiste più. Gli anni ’70 sono anni meravigliosi perché anche se relativamente vicini restano ancora delle sacche di eventi sconosciuti perché non c’era la catalogazione, la registrazione, la classificazione che arriverà solo a ridosso degli anni ’80

Lo so, vi starete chiedendo:

Chissà sto stupido dove vuole arrivare?

Dal 1985 in poi subentra la mia memoria, fervida e forte. Nel 1985 avevo solo tredici anni ma conoscevo Totò così bene, ma così bene da potere battere a macchina tutto il copione del film ‘Miseria e Nobiltà’, per darlo al resto della mia classe per la rappresentazione di natale di quell’anno. Anzi lo conosco così bene e l’ho visto così tante volte che per comodità non scrivo le mie battute, quelle del personaggio principale che avrei chiaramente interpretato io , ma solo quelle degli altri.

Nota: Avevo già un videoregistratore VHS in casa.
Ciò significa che Totò, nel 1985 era, vivo e vegeto e presente nella memoria anche di noi più piccoli, questo perché le televisioni private ce lo facevano vedere ad ogni ora del giorno e della notte tanto da lavarci il cervello, ho fatto un conto approssimativo di quante volte abbia visto un film di Totò uno qualsiasi e sono arrivato a fare questa stima, dalle cento alle tremila, per ogni film intendo.

Alle soglie degli anni 2000, la mia passione Totoiana è ai suoi massimi livelli. Ho raccolto biografie, libri, ho stampato intere pagine dai siti internet, insomma ho dato seguito a quel primo volume biografico trovato a casa di mia nonna insieme ad una stampa de ‘A Livella, che imparerò a memoria fino alla nausea.

Il volume era ‘Totò Principe del sorriso’, di Vittorio Paliotti, Fiorentino Editore.
Trovato e divorato alla tenera età di sette massimo otto anni, questo volume è la ristampa del 1978 del volume originale del 1972, quella che è in assoluto la prima biografia di Totò.

Ebbi modo di parlarne circa quindici anni fa proprio con Paliotti, incontrato per altri motivi a casa sua, mi disse che Totò effettivamente era caduto in un dimenticatoio da cui non sarebbe uscito mai e che fece fatica a trovare l’editore per questa biografia che, in fondo, nessuno aspettava e che a nessuno interessava più di tanto. Anche chi aveva amato Totò, gli anni elettronici della televisione a cavallo tra i sessanta e i settanta. Ne stavano offuscando la memoria.

Ma qui c’è già un altro indizio.

A circa otto anni per interessarmi alla vita di Totò significa che avevo già visto qualche suo film altrimenti non lo avrei riconosciuto ? Per cui dal 1985 quando la popolarità era Ri-esplosa e acclamata dal pubblico contemporaneo, mi resi conto che potevo già far risalire una certa possibilità di visione che doveva essere per forza televisiva almeno al 1980.
L’indagine sulla base di questi indizi continua.

Cosa è accaduto tra il 1970 e il 1980, chi e cosa tirò fuori dalla tomba il cinema di Totò per proporlo di nuovo ad un pubblico che lo aveva ormai riposto in un angolo della propria memoria?

Mi tocca ripartire dai miei primissimi ricordi su Totò e, andando a ritroso, un fotogramma forse due o tre li trovo nella mia mente. È Totò, con il viso schiacciato sul vetro del televisore, come se volesse provare ad attraversare quella membrana, quello specchio ed irrompere nel mio salotto, si deforma e fa ridere, ma anche un po’ impressione, forse per questo me lo ricordo.

Ricordo anche il televisore, un TV bianco, in bianco e nero, tenuto su una mensola in alto nel soggiorno di casa. Chiedo ai miei genitori che anni fossero, ma loro fanno confusione tra i modelli di TV, perché in quella casa in cui abbiamo abitato fino al 1981, abbiamo avuto due televisori di cui il secondo, più grande, marrone, quello che poi identificherò con buona approssimazione un Telefunken a colori, del 1976/77 acquistato dalla mia famiglia agli inizi del 1978.

Ho sbrogliato la questione, guardando e riguardando, fotografie e filmati in super 8 , girati in casa, e al mio compleanno in settembre del 1977 c’era ancora la TV bianca, in bianco e nero.

Il cerchio si stringe, Totò devo averlo visto nel 1977. Ma dove? Su quale rete?
Non poteva che essere che la RAI, in fondo, TV di Stato, potenti mezzi, solo la RAI. Quindi tirando fuori un po’ di guide programmi di quegli anni scopro che di Totò, nemmeno l’ombra. Infatti la RAI parlerà compiutamente e in maniera eccezionale di Totò solo nel 1981, in un rubrica di Giancarlo Governi: ‘Il pianeta Totò’.

La sigla finale era una ‘Malafemmena’ cantata da Fausto Leali. Da un pezzo di giornale trovato su alcuni siti che parlano di questa trasmissione, si legge chiaramente che la RAI “arriva tardi” che “sono ormai cinque anni che le TV private ripropongono in maniera continua Totò”.

A questo punto gli indizi diventano una prova, 1981 meno cinque fa 1976. Quindi ho visto quella faccia spiaccicata tra il 1976 e l’inizio del 1978. Ma dove?
Dove è importante, perché da quella prima volta Totò è rinato, forse nemmeno rinato, ma nato per la prima volta, da quella prima volta arriverà la popolarità, i modi di dire, le magliette, le pubblicità, i saggi, le università.

Gli indizi sono quasi una prova, ma non del tutto, inizio a cercare le emittenti private, quelle libere, perché la prima programmazione di un ciclo di Totò sulla RAI risale al 1979, ‘Otto Totò’, quindi deve essere un’emittente privata che ha iniziato a trasmettere nel 1976 via etere, perché via cavo ce ne erano già, ma a casa non avevamo il cavo.

Nel 2001 mi imbatto in due persone molto importanti per la mia vita.
Pietrangelo Gregorio e Mauro Caiano.
Li ho incontrati come docenti ad un corso europeo che stavo frequentando per imparare il mestiere del regista. Pietrangelo è già un uomo sulla settantina, Mauro molto più giovane, ma hanno in comune un passato glorioso, arcaico, cavalleresco e inimmaginabile per me.
Pietrangelo aveva fondato la prima TV libera via cavo anni prima e nel 1976 aveva dato vita via etere a Canale 21. Mauro era stato il suo primo cavaliere. Ma di Totò mi parlò e chiarì tutto Mauro.

Nel 1976 – 77 Mauro, che veniva da una grande ed autorevole famiglia di produttori e distributori indipendenti, ebbe modo di dimezzare i costi per i diritti di trasmissione dei film oltre al reperimento delle pellicole, all’epoca cosa non affatto semplice. Si decise, quindi, di dare il via ad un ciclo di film di Totò, uno a settimana. Recuperate le pellicole ma non avendo ancora a disposizione una macchina professionale per il tele cinema si ricorse ad una versione casalinga dello stesso. Di fatto, le telecamere dopo essere state sincronizzate mandavano in onda l’inquadratura della proiezione di un normale proiettore cinematografico fatta su un telo. Una proiezione di piccole dimensioni in modo da non perdere luminosità e qualità.

Successivamente, i film di Totò ormai tornato in auge, vengono registrate sul magnetico, e passati di TV privata in TV privata che all’epoca si moltiplicarono molto velocemente, e successivamente poi come testimoniato dalla storia la RAI nel 1981 contribuisce in maniera definitiva al rilancio della terza vita di Totò.

Ci sono voluti quindi diversi anni per me per conoscere e documentare questo piccolo frammento di storia, in fondo fino agli anni ’80 molte cose su Totò restavano frammentarie, ad esempio la quarta di copertina di alcune biografie riportano una filmografia di 114 film quando Totò ne ha girati 97 e, riepilogando nella mia mente la storia del teatro di Totò, del cinema e poi di fatto quella della televisione, non riesco a fare a meno di pensare che, inconsciamente, Antonio de Curtis, dentro di sé avesse già il seme della consapevolezza di aver dato vita ad un altro se stesso che avrebbe affrontato cambiamenti, metempsicosi, trasformazioni di energia incarnati in materiali sempre diversi, dalla carne del teatro, all’ombra e la luce del cinema, alle onde della televisione fino ai numeri dei file in cui oggi resta imprigionato lo spirito di Totò.

E pensare che lui stesso disse:

Di me non resterà niente.

Vorrei rispondergli:

Ma mi faccia il piacere.

Che già ripercorrere questo lungo viaggio dalla mia infanzia ad oggi mi ha dato l’opportunità di fissare per sempre la storia di parte della mia storia, parlando di Totò come fosse, appunto, uno di famiglia, uno di noi.

P.S. Questo articolo è stato reso possibile grazie ai racconti di Antonietta, Mario, Pietrangelo, Mauro, Antonio, Valeria, Giuseppina, Vittorio, Enrico e, infine, mio zio Zaccaria, immortale nella mia mente come lo è Totò.

Vittorio Paliotti, 'Principe del sorriso'

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Nicola Guarino

Autore Nicola Guarino

Nato a Napoli nel 1972, lavora in Rai dal 2007, ha frequentato l'accademia napoletana d'arte drammatica e ha una qualifica di "Esperto in regia cinematografica e televisiva" rilasciata dalla Regione Campania. Si occupa di regia televisiva e cinematografica. Noto per il suo interesse per l'ufologia, è Socio Onorario del Centro Ufologico Nazionale, ne è stato consigliere, ricercatore e articolista.