Home Territorio ‘Magia e Massoneria’: intervista a Salvatore L. d’Ascia

‘Magia e Massoneria’: intervista a Salvatore L. d’Ascia

1303
Salvatore d'Ascia


Download PDF

Un’opera di saggistica priva di tecnicismi di genere per comprendere il mondo iniziatico

Un’opera di saggistica priva di tecnicismi di genere per comprendere il mondo iniziatico

Disponibile dal 15 marzo nelle librerie e online il nuovo testo di Salvatore L. d’Ascia ‘Magia e Massoneria – Comprendere il mondo iniziatico, Edizioni Mediterranee, con prefazione del Gran Maestro Stefano Bisi.  Medico – chirurgo, specialista in Cardiologia e Aritmologia, come recita la quarta di copertina “è considerato opinion leader in materia scientifica. Esperto in comunicazione, sceneggiatura, giornalismo, esoterismo, esplora la scrittura a 360° gradi”.

Ci rivolgiamo a lui per farci raccontare la sua ultima fatica letteraria.

A chi è diretto il testo? Ai profani, ai Massoni o ad entrambi?

Ad entrambi, ma includendo anche gli altri iniziati non massoni e addirittura con un quarto referente: l’autore stesso.
La scrittura, infatti, è sempre evolutiva, serve a chi la usa così come a chi la legge ed un testo, del resto, solo si abbandona e mai si conclude. Ma ancora più profondamente, ricordo Kafka che diceva: “La scrittura è una forma di preghiera” e in questo di certo io non posso paragonarmi a questo mio gigante, ma posso per lo meno sognare come lui ed amare e sentire come lui…

Il lettore che comprerà il tuo libro, cosa si deve aspettare di diverso o di nuovo rispetto alla saggistica già esistente?

La saggistica esistente è confusa: di quale saggistica stiamo parlando?
Il mercato moderno, settoriale piuttosto che mainstream, mescola filosofia, teologia, semitismo e ci sono autentiche bufale ed opere di propaganda antimassonica e non fornisce, insomma, una guida ordinata in contenitori e percorsi.

Vengono associati autori anche distanti trecento anni tra di loro, si cita un onnipresente e islamico Guénon non sapendo, forse, che è deceduto nel 1951, si ignorano spesso i contesti di scrittura, nel caso di Guénon la letteratura della crisi di primo 900, e persino le bibliografie sono povere e rimaneggiate, in opere troppo brevi, o troppo grandi, si pensi all’eccessiva Mainguy, e, infine, poi, internet complica il tutto, con copia – incolla scadenti.

Ho sentito, dunque, la necessità, da didatta prima che da autore, di un’opera semplice e scientifica, umile e ben documentata, e che accostasse, insomma, una ricerca tradizionale a riflessioni più moderne, includendo il dialogo con i grandi autori, ma anche il confronto con il mondo contemporaneo, che è certo ricco di autori e strabilianti cose al pari dei secoli scorsi, si pensi alle forme moderne di linguaggio divino come clonazione e ibernazione. Il tutto in un mix ben bilanciato: ecco, cosa deve aspettarsi il lettore.

Una delle parole chiave del testo è consapevolezza. Quanto oggi c’è di consapevole nella ritualità praticata nelle officine?

La ritualità moderna della libera muratoria è stata ampiamente criticata da tutti gli autori, soprattutto i non massoni come Evola, o Guénon, e definita artificiale, imposta, corrotta da altri ordini, infiltrata, inadeguata, pseudo-iniziatica addirittura e, tuttavia, questi giudizi mi appaiono superficiali, poiché consapevolezza è una parola molto usata dai magisti, ma che i liberi muratori amano completare nel concetto di sapienza.

Di entrambe, insomma, consapevolezza e sapienza, vi è molto poco all’inizio di un percorso esoterico, o iniziatico e dunque anche massonico, ma per fortuna tale pochezza è qualcosa le logge riescono a colmare, termine profano, o meglio rettificare, termine da maghi. La consapevolezza è, infatti, qualcosa di grandemente personale e segreto, ma la sapienza invece, la si ricerca anche e soprattutto assieme ad altri e con tempo, sacrificio ed armonia: cum-unione e facendo muro.

La Massoneria napoletana è legata a doppio filo alla tradizione egizia, tanto da essere, secondo alcuni, un modello sui generis. Quanto pesa questa peculiarità nella tua trattazione, visto che fai spesso riferimento all’Egitto?

Bhe, tutta la libera muratoria e la tradizione sono legate a doppio filo all’Egitto e, prima ancora, ai sumeri e a tracce addirittura più antiche; la tradizione napoletana, viceversa, è altrettanto legata a tradizioni greche, o latine. Non penso sia l’approccio giusto ritenere una tradizione maggiormente legata ad un insieme, piuttosto, proverei ad utilizzare un determinato insieme, ad esempio l’egizio, per approcciare tutta la tradizione in generale.

L’Egitto, insomma, è solo uno dei percorsi di studio proponibili, nello specifico è stato quello che ho scelto di percorrere in quest’opera, poiché, tra l’altro, ben concilia i concetti di magico e sacro, ma ve ne sono altri equivalenti e tuttavia vi sono alcune regole nella scrittura empatica, da cui non deve trascendere la scrittura razionale: scrivi di qualcosa che conosci, utilizza argomenti fascinosi, non tralasciare mai il mito.

Del resto, vi sono regole della scrittura razionale da cui non deve trascendere una scrittura empatica: utilizza fonti rintracciabili e teorie riproducibili, usa coerenza, ricerca la fonte più antica possibile, utilizza grandi contenitori che permettano l’approfondimento. Unendo quindi le due esigenze, di scrittura empatica e razionale, e tenendo anche conto di una sintesi necessaria al lettore contemporaneo, l’opera si è sviluppata con particolare coscienza della tradizione egizia, ma avrei scritto lo stesso anche se vivessi nel triangolo magico di Torino. Una particolare tradizione, insomma, è stata lo strumento a me più facile per provare a svelare la tradizione in generale.

La via secca e la via umida, sono davvero inconciliabili? La Massoneria, nel suo essere confluenza di tradizioni esoteriche diverse, non potrebbe abbracciarle entrambe?

Assolutamente sì, poiché tutte le vie sono unica via, mascherata anche negli insegnamenti essoterici e dogmatici, riprodotta nel primo e antico Tempio di Salomone e che porta dalla valle alla montagna, ovvero al superamento della profanità verso quello che alcuni individuano come semplicemente invisibile e altri spiegano come autenticamente divino.

Discorso complesso, dunque, ma che ci porta dalla mortalità all’immortalità, termini profani, dalle tenebre alla luce, iniziazione in generale, ovvero da occidente ad oriente, termini massonici, da malkut a en soft, tradizione semita, e non ultimo dal khat al neter, tradizione egizia, o anche dal visibile all’invisibile, tradizione cristiana, o per meglio dire all’invisibile attraverso il visibile, termini paolini.

Indifferentemente dalle vie, tuttavia, bisogna ricordare che i punti di incontro possono essere ridotti anche solo a due elementi: tutte le vie tendono al medesimo finale, il divino, matrice, o Grande Architetto, e tutte le vie trovano il limite nella incapacità dell’uomo a concepire l’infinito.

In alcuni passaggi mi è sembrato che tu sostenga che accanto al nucleo autenticamente magico di ritualismo e obbedienza si siano accumulate “scorie” conseguenza dei diversi momenti storici e culturali. Concordi sul fatto che potrebbe essere arrivato il momento di “sgrossare” anche questa “pietra”?

Bisogna partire dalle motivazioni, spesso trascurate, e che sono sempre le stesse dalla nascita dell’uomo: autentiche e profondissime, indistruttibili. Un testo come il mio, volendo fare un esempio, parte dalla mia personale definizione di iniziazione e anti-iniziazione, da quella che possiamo chiamare la mission molto antica del libero muratore e proprio per evitare fraintendimenti dovuti al contesto storico, politico e sociale nel quale io scrivo. Al pari, viene sviluppato un ampio discorso sulle motivazioni alla magia nell’antico passato, pratica addirittura statale, ovvero si approfondisce l’atavica lotta tra giustizia e caos, i massonici virtù e vizio.

Il recupero della dimensione sacrale e magica, insomma, e addirittura trascendente, può a mio avviso giovarsi di alcune proposizioni, pratiche o teoriche e tra queste ci sono uno studio ordinato, il confronto con insiemi differenti l’integrazione di pensieri nella multidisciplinarità, la riproduzione esatta di un ritualismo consapevole, ma paradossalmente integrata alla continua revisione dello stesso e ciò che non si deve mai dimenticare, tuttavia, è il motivo del percorso, con forza ed amore per lo stesso. Invocando, e concludo sorridendo, “vita, forza e salute”, gli egizi ankh, ujat e seneb, o anche “vita, potenza e stabilità”, ankh, was e ged.

Print Friendly, PDF & Email