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L’oltre-teatro di Mr. Alone in scena al Nouveau Théâtre de Poche

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Performance immensa di uno strabiliante Sergio Di Paola

Sabato 19 dicembre al Nouveau Théâtre de Poche di Napoli è andato in scena “Le disavventure di Mr. Alone” di e con Sergio Di Paola. Costumi Alessandra Gaudioso, disegno luci Nunzio Perrella, scene Mauro Rea, regia Lucio Allocca.

L’opera è ispirata a drammaturghi come Juan Rodolfo Wilcock e al Beckett di “Atti senza parole”, da cui si parte per arrivare ad una rielaborazione assolutamente originale in un atto unico.

Già la cornice del teatro è suggestiva, ricavato nella pietra viva dipinta semplicemente di nero; è intima, raccolta e contribuisce a creare la giusta atmosfera, a calare gli spettatori nel vivo della rappresentazione, fino a sentirsene parte, ad interagire con l’artista.

La scenografia è affascinante nella sua essenzialità. Sullo sfondo uno schermo sul quale è proiettata una ideale città e che all’inizio simula un disastro nucleare.

Al centro del palco un bidone dell’immondizia, improbabile quanto efficace rifugio antiatomico di Mr. Alone, sul quale campeggia una massima di Gandhi: “Occhio per occhio rende il mondo cieco”.

Pochi altri elementi, una cassa apparentemente chiusa da una catena, un altro bidone, una sorta di armadietto.

Questo basta ad uno strabiliante Sergio Di Paola per dare vita alla sua magia. Sì, perché magico è stato ogni istante dello spettacolo.

Dal bidone appare una timida mano, uccello che si guarda attorno per verificare che il peggio sia passato, che ci evoca già ricordi dell’infanzia, ma ci sembra anche metafora biblica, colomba che dall’arca del rifugio si accerta della fine del diluvio nucleare.

Poi la scena si ‘illumina’ definitivamente, appare lo straordinario protagonista. Esce cautamente dal rifugio, cerca altri esseri umani, tasta il terreno con circospezione.

Immediatamente la mimica del Di Paola coinvolge, rapisce, riesce incredibilmente a trasmettere con il solo uso della comunicazione non verbale interi universi di emozioni e di sensazioni, spesso difficili da trasferire anche ricorrendo alla parola. Lo fa con il linguaggio universale e senza tempo del corpo, del viso, degli occhi.

La sua solitudine è una metafora, come lo è il disastro nucleare, che diventa solo contestualizzazione narrativa; quella di Mr. Alone è una condizione esistenziale astorica, che non necessita della reale assenza dell’altro. In alcuni passaggi si intravede un senso di alterità anche rispetto a se stessi. Nelle uniche due occasioni in cui il protagonista si confronta con la propria immagine, in uno specchio prima e in delle foto dopo, fatica a riconoscersi, resta quasi spaventato dal suo stesso riflesso.

Ma il messaggio che arriva non è pessimistico, non è di disperazione, anzi. Persino i momenti apparentemente più malinconici, più drammatici si risolvono in positivo. Quando ad esempio il protagonista prende una corda per impiccarsi, qui il riferimento a Beckett è esplicito, il tutto si risolve in un gioco di prestigio, che sfocia, per lo spettatore, in un senso di sollievo, in una risata.

Ogni cosa è resa con una favolistica leggerezza, laddove è da attribuire al termine “leggero” l’accezione più sublime che si possa immaginare. È una festa di colori.

In sala con noi c’erano tanti bambini, che si sono divertiti, hanno riso e sobbalzato di stupore con noi ad ogni petardo scoppiato sulla scena, ad ogni sorprendente invenzione di Sergio Di Paola, pur non cogliendone le più alte metafore esistenziali.

La magia è possibile perché sostanzialmente Mr. Alone non ha smarrito il fanciullino che ognuno di noi ha dentro di sé, ne conserva la splendida ingenuità, la fantastica capacità di sognare, ma soprattutto la fondamentale capacità di stupirsi, di meravigliarsi del mondo che lo circonda, di non darlo per scontato, della sua stessa fantasia, delle sue creazioni; in lui è intatta la voglia di incantare e di restare incantati, di essere vivo, di vivere l’essere autentico.

Il risultato è quello di un poetico inno alla speranza, alla capacità degli uomini di reagire, di riscattarsi anche nei momenti peggiori della vita.

E riesce a farlo grazie alla fantasia, alla possibilità di protendersi verso l’altro con sincerità, spontaneità, naturalezza; grazie all’amore.

L’intreccio è reso in modo mirabile da un immenso Sergio Di Paola, meravigliosa sintesi di artisti come Buster Keaton, Antonio de Curtis, Charlie Chaplin, cui sono rivolti suggestivi omaggi. Se il riferimento a Charlot è palese, lo è altrettanto quello al principe della risata, di cui fa rivivere in modo eccellente la scena della marionetta di Totò a colori.

Ed è incredibile artista a tutto tondo: attore, mimo, musicista, clown, prestigiatore, giocoliere, tanto da rendere riduttivo ogni possibile tentativo di dare un’etichetta al suo geniale estro. Anche la splendida definizione di “fantattore”, coniata per lui dal Maestro Lucio Allocca, la cui regia ci appare semplicemente perfetta, ci sembra alla fine non rendergli giusto merito, lo collochiamo indubbiamente accanto ai grandi protagonisti dei palcoscenici italiani.

L’universalità della sua espressività lo rende pronto a misurarsi e stupire sui qualsiasi scenario internazionale, non a caso risulta essere così versatile da essere uno dei pochi italiani selezionati dal “Team dei Clown” del Cirque du Soleil.

Suona violino, chitarra, sassofono, banjo, si esibisce in giochi di prestigio, in numeri da giocoliere, e lo fa con padronanza e talento tali da lasciare stupefatti.

Partendo da questi presupposti, noi che non siamo soliti all’uso delle iperboli, possiamo spingerci ad affermare che la stessa esperienza scenica travalica quelle che sono le definizioni classiche di teatro. Ci sembra quasi di assistere a lungometraggi di registi come Lynch o Von Trier che, nella loro visionaria tensione narrativa, si spingono ben oltre quelli che sono i limiti dell’espressione cinematografica.

Mr. Alone è anche questo, finisce inesorabilmente con il diventare “oltre teatro”.

Quando ci rechiamo nel camerino per complimentarci con Di Paola siamo ancora affascinati, abbiamo riso al punto di piangere e da sentire le mascelle indolenzite. Siamo emozionati tanto che ci sentiamo quasi in dovere di precisare che ci sono alcune settimane in cui passiamo a teatro anche quattro o cinque sere; abbiamo paura di essere scambiati per giovani giornalisti alle prime armi, come rischio è sempre in agguato.

Adesso, quando qualche ora è passata, ci piace pensare che lo spettacolo abbia ridestato anche il nostro fanciullino.

C’è speranza per tutti, anche per noi.

Il prossimo appuntamento con “Le disavventure di Mr. Alone” è già stasera 20 dicembre, ore 19:00, sempre al Nouveau Théâtre de Poche, via Salvatore Tommasi n. 15, Napoli.

Le disavventure di Mr. Alone_Sergio Di Paola

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