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La “Mission dell’Uomo… Essere Felice”

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Felice


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Tra le vicissitudini esistenziali della Buona e Cattiva Sorte

Nell’affrontare l’argomento, quindi il suo stesso incipit iniziale La “Mission dell’Uomo… Essere felice”, ognuno si troverà di fronte ad una frase composta da queste quattro parole che, a loro volta possono essere utilizzate singolarmente proprio come un incipit, motivandole attraverso la loro “singolarità”: “Mission”, “Uomo”, “Essere”, “Felice” o Felicità… in senso lato.

Personalmente, in maniera repentina ed istintiva, mi trovo a riflettere su di una sorta di “accelerazione” in avanti ed una conseguente rotazione su me stesso nella quale rivedo e penso a ciò che si andava sviluppando appena un attimo prima e… non sulla risposta risolutiva da dare a tale “cogitare”, bensì al suo principio.

Pertanto, riprendo quelle stesse parole “saltate” in aria, le ricompongo, rileggendole in un’altra sequenza: La Felicità dell’Uomo è Essere nella “Mission”… quindi pienamente dentro la sua stessa realizzazione?

Il Senso dell’Umano si pone come “catalizzatore sapienziale” dell’uomo in sé… illuminandosi per comprendere appieno di “Essere” e quindi agire… per realizzare dunque, tutte quelle condizioni che, determinano lo stato di Felicità?

Gli interrogativi, da qualsiasi parte si affronti l’argomento, spuntano moltiplicandosi.

Basta affacciarsi sul vasto panorama di studi, di analisi fatte in ogni tempo da coloro che hanno indagato il termine e la sua “sostanza” intendendolo come Fortuna, Buona Sorte o come mero stato di soddisfazione: le indagini sulla Felicità del singolo individuo e sulla Felicità pubblica, collettiva.

Poi si deve tener conto delle teorie “edonistiche”, quelle del “sentimento” e le altre “razionalistiche” e, infine, di quelle “religiose” non esclusa la più vicina a noi per cronologia e cultura, ispirata in oltre due millenni dal Cristianesimo.

È … nell’immediatezza del pensiero “comune” voler materializzare il concetto di Felicità, associandolo alla Fortuna, a quella “Buona Sorte” che, fornisce ai percorsi umani le cosiddette “buone occasioni” ed è questa una visione che lega lo stato di felicità al possesso dei beni materiali concretizzati, come possedimenti e ricchezze, con le maggiori possibilità di curare la propria salute, lo stato di benessere e la materializzazione della stessa “Gloria”, come carta di credito da spendere nel mondo.

Sono concetti radicati in quelle società nelle quali esiste una separazione, a volte anche conflittuale, tra Materialismo e Spiritualità. Sistemi in cui Scienza, Arte, Religione hanno allentato, o addirittura contrapposto, le altre linee di connessione con quella che, partendo dalla Ragione, confluisce nella Coscienza ed, infine, nella generale conoscenza dei “fenomeni”, come elaborazione del desiderio in “Trasmutazione”, in un Amore inteso come Motore Universale, atto a conseguire proprio quella Conoscenza, la cui realizzazione non può ignorare il raggiungimento della Felicità: panacea e pausa risanatrice dello stesso tormento della ricerca, dedicata al perfezionamento esistenziale.

La realizzazione di una forma di felicità singolare o collettiva è un processo non solo necessario per il raggiungimento armonico generale, ma appare essere la conseguenza “logica”, organica, ad uno stato di fatto, quindi, un “protocollo” imprescindibile dei raggiungimenti umani più particolareggiati.

Nello stato psicologico della Felicità, nelle risultanti che riguardano il senso di appagamento delle inclinazioni, vi è incluso il “possesso” del valore che, conferisce la “Gioia”, ma, codesto sentimento o stato d’animo, può essere di natura morale e spirituale, non sempre necessariamente concomitante con una valutazione di tipo materiale.

Secondo i filosofi della Scolastica che, hanno indagato e documentato l’atto del “possesso” per ciò che riguarda Gaudium e Delectatio, “la Felicità è propria dell’Uomo e non dell’animale”… perché l’Uomo soltanto ha la capacità di conoscere in modo riflesso il Bene e il Valore di cui entra in possesso.

In questo contesto si inserisce, a pieno titolo, la definizione data da San Tommaso d’Aquino nella Summa Theologica, della Felicità come Bene Perfecto e… di natura intellettuale.

Pur assimilando positivamente gli aspetti di codesta concezione, relativi alla Natura Intellettuale, vorrei ugualmente esprimere anche una personale considerazione ma… lo ripeto, essa è semplicemente soggettiva.

Lo faccio per assecondare e condividere le motivazioni che spingono al movimento frenetico le code dei miei cagnolini… perché queste mi fanno riflettere sul valore della Felicità che a loro viene negata dalla filosofia Scolastica in quella forma riconosciuta agli umani.

La mia personale Felicità, e forse anche quella collettiva contemporanea, dopo secoli di evoluzione del Pensiero, sarebbe certamente più completa, considerando le alternative ed i valori che potrebbero apportare le diversità e le peculiarità presenti in ogni essere vivente.

Un Valore o… una Qualità, possono essere “innati” pur nelle forme primordiali e… l’Uomo ne è l’esempio che, si è differenziato nell’Evoluzione. Essi sono in sintesi, al di là dei percorsi intellettuali dei quali è capace una mente raziocinante.

D’altronde, se non ci fossero nelle possibilità degli esseri viventi i Doni Naturali e… nel caso dell’Uomo, quei preziosi “talenti” da coltivare e sviluppare, non avremmo l’utilizzo produttivo delle idee, delle grandi intuizioni, a favorire lo sviluppo dell’Arte, della Scienza e delle derivazioni molteplici della Spiritualità.

Il Progresso Umano nasce sempre da un Principio del quale si ricerca continuamente il ricollegamento attraverso la Memoria, all’Origine.

Esiste un aforisma che recita:

C’è chi fa il giro del mondo e chi invece lo fa del proprio orto ma, in fondo chi può affermare che, non sia esattamente la stessa cosa?

È… proprio l’interpretazione dei cosiddetti “Doni” che, tende a divaricare o a contrapporre ciò che, normalmente, andrebbe attribuito alla “suscettibilità” e alla “variabilità” del naturale processo “cromosomico”, dall’accezione che vede, in questo, qualcosa da attribuire a Potenze Superiori all’Uomo ed alla sua Natura: i disegni della Divinità o… del Fato; cioè tutte quelle “cose” attribuibili alla cosiddetta “Buona Sorte”.

Lo stesso Aristotele assegna alla Fortuna il regalo “allietante” dei Beni comunemente ritenuti migliori: Salute, Bellezza, Ricchezza… cioè quegli aspetti che, consentono nella maniera materialistica più completa, il “godimento della Felicità”, accordando proprio allo stato di soddisfazione anche l’aspetto di un completamento filosofico che dovrebbe incidere poi, anche sul piano metafisico, cioè animico e spirituale.

Ma nello stesso panorama ci sono anche gli elementi che mettono in una “costruzione” accuratamente fondata gli aspetti tangibili, come lo stesso ragionamento “kantiano”, che afferisce alla completezza della Felicità o alla sua totalità, chiamando in causa la “stabilità”, quindi mettendo in relazione Felicità e Valore, cosa che, alla fine, diversifica una felicità “transeunte”, destinata a passare da una stabile, oppure da un’altra parziale, incompleta ed imperfetta ad un’altra piena e perfetta che rimane, però, come modello da raggiungere, relegata sul piano ideale.

Una Felicità quest’ultima che, può trasformarsi in “Beatitudine” ed ha come scopo il completamento del piano esistenziale perché si rivolge a concetti ed assiomi assoluti che hanno spiritualizzato il senso del “possesso”, trascendendolo in una forma di autosufficienza, di autodeterminazione che, tutto ha superato, saturando il “Desiderio” e quindi nulla più gli necessita di ciò che, riguarda il piano materialistico.

Dunque, nulla avanza al di fuori del raggiungimento dell’Essere.

Una ragionata “Beatitudine” che toglie di mezzo il Tormento? A differenza della Felicità, intesa in senso semplice che, sempre è sottoposta alla “provvisorietà”, a qualcosa, dunque, di incompleto, che non viene mai abbandonato dall’ansia… anche quando è concepita come Limes o Finis Terrae di quel pervadere della Coscienza, derivante dal “soddisfacimento” totale dell’Inclinazione e del Desiderio e rimane dubbiosa, sia per il risorgere di “atavici timori” che, per un senso di malinconica amarezza che offre l’esercizio di ogni analisi dettata dalla Ragione.

La manifestazione della Gioia di fronte ad un raggiungimento è contenuta così, subito dopo dalla sua stessa “certificazione” che apre la strada ad ogni dubbio successivo. Stiamo indagando, per ora, l’aspetto di una Felicità semplice e diffusa che non prevede nel suo “godimento” quel superamento delle barriere temporali e non si richiami ad aspetti che non siano quelli dettati dalla Natura Umana, di fronte alla difficoltà di una scelta di percorso delle facoltà legate allo Spirito, tra certezza ed incertezza.

Alla fine, ogni contrastante o favorevole filosofia porta ad ammettere, in maniera unanime, che la Felicità dovrebbe coincidere con il Bene, con la Perfezione e che la Ragione dovrebbe stabilire un equilibrio comprovato tra accordo e proporzione, tra lo stato oggettivo dell’individuo o della stessa società, quando trattasi di Felicità Pubblica e ciò che, soggettivamente, è tra l’equilibrio della Natura, che si prende a modello, e la Coscienza stessa di una Felicità che vi si ispiri.

Tutto concorre, infine, ad evidenziare la assoluta “principialità” o predominanza delle facoltà legate allo Spirito, nel conseguimento di una Felicità intesa stabilmente in suo “moto perpetuo”.

Un moto che non deve essere concepito come mutevole o cangiante ma, come sintomo della continua azione della Vitalità di un Bene esattamente definito, cioè inteso ed acclarato nel suo Universale Valore.

In tal senso il Bene, nel quale tutti universalmente concordano, è un valore “sublimato” perché ambìto, ricercato come Perfezione, la stessa alla quale tendono Amore e Conoscenza, cioè, gli elementi di quella Suprema Virtù che deve realizzarsi sul piano morale.

Nasce qui l’eticità della Felicità, cioè quel raggiungimento al quale deve mirare la condotta dell’Uomo.

Il Bene è l’elemento portante, strutturato dalla ragionevolezza alla quale si perviene, oltre che, con la “cogitazione” filosofica e spirituale… anche naturalmente. Ed è riferito all’Essere che, seguendo la determinazione del raggiungimento della Felicità, la concepisce attraverso l’esperienza diretta.

Dando uno sguardo anche al metodo empirico, notiamo che anch’esso esamina tutto ciò che si evidenzia come concretezza, attraverso la variabilità dei punti di vista che vengono valutati non più sul semplice intendimento individuale ma attraverso i punti messi in luce e convogliati dalla Ragione, per definire sia il Bene che la stessa emozione del suo conseguimento.

L’analisi di tutto ciò che il Pensiero umano ha sviluppato nel merito è un’impresa ardua e, d’altronde, richiederebbe tempo e spazio molto più esteso. Qualcosa c’è però da dire su quanto riguarda la Pubblica Felicità… quella che il Muratori illustra come:

Pace e Tranquillità che, un saggio ed amorevole Principe o Ministro, si studia di far godere, per quanto può al Popolo suo.

Pur riducendo le innumerevoli opinioni filosofiche a quelle poche ed essenziali, comprendendovi le esigenze metafisiche e spirituali della Natura Umana, la Felicità si pone come Diritto a goderla e Dovere di procurarla al resto dell’Umanità, oltre che a se stessi.

Ma, dobbiamo riconoscere che, tutto ciò riguarda essenzialmente l’aspetto del Fare, cioè l’atto, l’azione di procurare, in senso tecnico, le condizioni che, permettono la realizzazione della Felicità e quindi del suo godimento.

Riguarda essenzialmente l’aspetto “tattile”, tangibile, esteriore di quella “Mission” che, serve a rendere felici; mentre noi ci interroghiamo o almeno proviamo a farlo, di definire, estrapolandola, la parte interiore, essenziale della missione stessa, quella dell’essere felice; un aspetto che riguarda specificatamente il singolo individuo e… di come egli partecipi, partendo dalla propria esperienza o emozione, all’azione che la produce e la distribuisce nel mondo.

Volendo chiarire il senso della “Mission” e del ruolo dell’individuo “agito” ed “agente” rispetto alla stessa, dobbiamo domandarci: quanto di tale “equazione” appartiene all’Essere e quanto al Fare.

Diamo dunque, un rapido sguardo all’aspetto “strutturale” del “Fonema Felicità”. Che sia un caso o meno, il fonema, cioè il suono stesso… parte “espirando” come il Sacro e Creativo Pneuma… Fiat, che insieme appunto a Felicità, Fortuna, Fare hanno la stessa “insufflata” lettera effe iniziale.

Lettera attribuita all’energia solare, Febo, che nasce dal segno primigenio protosemitico in cui l’asse verticale che unisce Cielo e Terra è unito, collegato al disco solare; simboleggia, anche quando si trasforma nel fenicio waw e nel diagramma del greco arcaico, poi etrusco e romano, il fuoco della Vita. Appunto nel nostro alfabeto latino è la sesta lettera, il cui valore numerico è 40 e non ha equivalente in ebraico.

È… un segno universale di protezione, fondamento della Vita. Rappresentata da un’asse verticale che porta l’Energia Divina nell’equilibrio dei pensieri, nel Corpo e nello Spirito. Ricongiunta alla sua immagine speculare, cioè letta a tutto tondo, nella sua interezza tra luce ed ombra è sovrapponibile allo Zed egizio dei primi due livelli: piano animico e piano spirituale, impiantati sull’asse centrale, Axis Mundi, che rappresenta la stabilità.

Tale lettera, ad esempio, è ripetuta per ben tre volte nella formula augurale latina.

Quod bonum faustum, felix, fortunatumque sit…

riferito al nuovo anno

che ti sia buono, felice, prospero

o

che riesca bene, fausto, felice, fortunato.

Vi si augura la Fortuna di essere Felice e Prospero.

Anche in Musica la lettera “F” fu adoperata nella scala musicale medioevale per designare la nota che, oggi, presso le nazioni latine viene detta “Fa”. Essa può essere considerata come la prima chiave musicale conosciuta e adoperata; unita alla sillaba “guidoniana” ut, formò il termine “Ffaut”, indicante il suono FA nell’esacordo di UT. La similitudine fonetica con il Sacro Pneuma è notevole.

“Insufflare” l’Energia Vitale con la finalità di una felice riuscita, intonare per ottenere un risultato armonico, esprime un momento felice, un’azione riuscita, una “Mission” realizzata.

Felicità e Fare, anche invertendone la priorità, sono elementi presenti ed indissolubili nei processi creativi in cui emergono le migliori doti umane. Ma, per quanto la Felicità non sia una manifestazione strutturata per abitare tra le macerie ed il Dolore, l’Uomo continua a produrre queste ultime, dando al senso del Fare una connotazione antitetica a tutto ciò che, dovrebbe produrre “invece” e non “anche” la Felicità; appagandosi in via transitoria, non della realizzazione di un Valore Assoluto ma, di una forma di contentezza plumbea o di mera soddisfazione dei sensi, derivanti solo dal possesso dei Beni materiali, vantaggi, fortuite occasioni o privilegi.

Forse non abbiamo ancora compreso, nella sua totalità, il vero valore della Felicità, presi come siamo a viverla in uno stadio “embrionale” quando temporaneamente Ella ci concede qualche attimo della sua considerazione; mentre dovremmo disimpegnarla dagli “ancoraggi” che ne frenano il libero volo come sentimento “espanso”.

Essa continua ad essere collocata come Sogno Ideale nella nostra mente, atta a convivere tra i resti infranti delle aspirazioni umane! Ed è per tal motivo che ci si continua ad interrogare.

Il Bene e il Male sono, lo sappiamo da sempre, in lotta per aggiudicarsi gli strumenti del Fare e gestirli secondo intendimenti a loro conseguenziali. Ma… mentre il Male, si manifesta sempre attraverso atti di prevaricazione o distruzione delle aspirazioni umane, il Bene rimane, nel Diritto Inalienabile di ogni individuo e della Società in cui vive come realizzazione o Progetto del Divenire.

Il Bene, elemento base dell’Essere Felice e della “Mission” ha infatti la capacità di accrescere sempre di più, inesauribile rispetto al suo “contraltare” che, invece, si estingue nella distruzione, nella “Nemesi” materialistica.

L’Ideale rimane anche nel rimpianto del Bene non realizzato e si trasmette traslato come un Dovere ed un Valore incontrovertibile a tutta l’Umanità.

Ragione e Spirito sono le “colonne” su cui poggia il Dovere, quindi caratterizzano la “Mission” nella realizzazione del Bene… in Osmosi naturale con la Felicità.

L’Intelletto ed il senso del Fare sono, devono essere e saranno gli strumenti della definitiva trasmutazione evolutiva, per passare da uno stadio divenuto più articolato e complesso in una soluzione più semplice nella sua definizione; da quello dell’homo sapiens, in homo artifex ed in ultima analisi in “homo Felix”.

Uomo e Nuova Umanità che non possono fare a meno della Felicità, ancor più di quanto è stata desiderata nell’arco della Storia e dell’Evoluzione, proprio perché l’han vista correre su precisi “binari” verso la sua realizzazione come un treno veloce in quei territori dell’Anima dei viventi che corrispondono al Mistero stesso dell’Esistenza.

Ha attraversato le vallate del Desiderio, quando si cerca ardentemente d’incontrarla, le oasi ed i ridenti paesaggi dove tutto è in festa, quando in rapido transito, Ella si fa sfiorare e… tutti esultano e godono del suo brillare ed infine… i deserti malinconici dell’abbandono, quando è ormai lontana da ogni percezione.

C’è chi si ferma e aspetta che Ella ripassi e chi la rincorre, cercando di imitarne la velocità o addirittura cercando di superarla in volata e… chi si mette al lavoro, con la buona volontà, per costruire condizioni più invitanti; qualcosa di talmente bello, virtuoso, sapiente e soprattutto armonico ed “umano delle migliori qualità” tanto da spingerla a rallentare la corsa o addirittura a fermarsi tra noi, per riconoscere, nell’opera realizzata, nel nostro mondo, nella nostra casa, la propria finale destinazione.

Equilibrata e spiritualizzata ogni concezione materialistica può comunque trovare posto nel senso augurale che andremo ancora una volta ad esprimere:

Quod bonum, faustum, felix, fortunatumque sit!

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Vincenzo Cacace

Autore Vincenzo Cacace

Vincenzo Cacace, diplomato all'Istituto d'Arte di Torre del Greco (NA) e all'Accademia di Belle Arti di Napoli, è stato allievo di Bresciani, Brancaccio, Barisani, ricevendo giudizi positivi ed apprezzamenti anche dal Maestro Aligi Sassu. Partecipa alla vita artistica italiana dal 1964, esponendo in innumerevoli mostre e collettive in Italia e all'estero, insieme a Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Ugo Attardi, e vincendo numerosi premi nazionali ed internazionali. Da segnalare esposizioni di libellule LTD San Matteo - California (USA), cinquanta artisti Surrealisti e Visionari, Anges Exquis - Etre Ange Etrange - Surrealism magic realist in Francia, Germania e Italia.