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Il governo spinge sull’Italicum

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La legge elettorale che porta il nome Italicum è diventata  non solo una questione nazionale, ma ancor più assurdo, una  questione interna al Pd. Il Premier ed il segretario Matteo Renzi, infatti, ha deciso di inviare una lettera a tutti i  presidenti di circolo del Pd nella quale, rivolgendosi direttamente agli elettori ed alle elettrici, ha sottolineato che  l’approvazione della legge elettorale è legata al futuro non solo  del governo, ma anche del Partito Democratico: «non  approvare la legge elettorale significherebbe bloccare il  cammino di riforme di questa legislatura, ma vorrebbe dire  anche che il Pd non ha la forza di cambiare il Paese, ma anzi  contribuisce a bloccare il cambiamento»L’obiettivo  primario dell’esecutivo è approvare l’Italicum percorrendo ogni strada possibile: non si dimeimagesntichi che la scorsa settimana il Ministro Boschi ha sostituito in Commissione 10 dissidenti  con altrettanti membri alleati ed ha rivendicato più volte il non utilizzo del voto segreto: il governo vuole che ” la partita” venga giocata a viso aperto, soprattutto perché il campo d’azione è quello della rappresentanza della volontà elettorale  nella quale quindi non  vengono interrogate le coscienze personali, ma dove si è chiamati a riformare il meccanismo che sta alla base di qualsiasi sistema democratico.

Dai partiti dell’opposizione e dalla minoranza dem l’Italicum però non è visto di buon occhio tanto che è stata ribattezzata come  “legge cerotto”: questa legge infatti rischia di creare una strapotere che verrà controllato solo da una singola persona o comunque da una cerchia molto ristretta che assumerà il controllo del Parlamento, del Governo e dl nuovo Senato, andando così a minare le basi della rappresentanza democratica. Inoltre questo nuovo disegno  elettorale non si discosta molto dalla precedente legge, il Porcellum, che invece fu bocciata  dalla Corte Costituzionale. La conferma di questo  dissenso è il fatto che oggi nell’aula della Camera, dove oggi  il testo è approdato per la discussione generale, erano presenti solo 20 deputati. A tutta questa situazione si aggiunge il fantasma della fiducia che Renzi minaccia di porre sulla questione: metodo  nella forma costituzionale ma che potrebbe avere delle gravi ripercussioni sul già precario equilibrio politico.

Questa legge elettorale ha creato però scalpore e dissenso anche presso gli esperti della materia ovvero i costituzionalista; molti come Stefano Rodotà pensano che «essa consista, con pochi correttivi, in una riformulazione della  vecchia legge elettorale e presenta perciò vizi analoghi a quelli che di questa hanno motivato la dichiarazione di incostituzionalità ad opera della sentenza della Corte  costituzionale».   Nel dettaglio l’Italicum  prevede:

l’elezione di 630 deputati , 12 vengono eletti dagli italiani all’estero mentre gli altri 618 sul territorio nazionale.

– Le regioni sono divise in collegi, ad ognuno spetta un determinato numero di seggi, stabiliti dal Presidente della Repubblica, in proporzione ai suoi abitanti.

-La singola lista deve superare lo sbarramento dell’8%, mentre la coalizione ha uno sbarramento del 12% ( nel Porcellum lo sbarramento era fissato al 10%, mentre il singolo partito non coalizzato deve raggiungere la soglia del 4%). La lista singola all’interno della coalizione deve superare uno sbarramento del 4,5% e queste contribuiscono tutte al raggiungimento della soglia stabilita per la coalizione.

– Lo sbarramento per l’attribuzione del premio di maggioranza è del 37%, quindi in una eventuale tornata elettorale i risultati potrebbero essere tre: se nessuna lista o coalizione raggiunge il 37% si va al ballottaggio, si raggiunge il 37% ma ottiene meno di 340 seggi e le viene attribuito il premio di maggioranza ovvero una percentuali di seggi pari alla percentuale dei voti aumentata del 15% oppure  si raggiunge il 37% e le vengono attribuiti almeno 340 seggi, ovvero il numero maggiore possibile( la situazione rimane invariata rispetto al Porcellum, infatti anche qui i seggi erano 340).

– I seggi vengono distribuiti sul territorio proporzionalmente ai voti ricevuti nelle singole regioni e nei collegi plurinominali.

 

 

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