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Covid e danni collaterali

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I danni all’economia, ai pazienti affetti da altre patologie e sulla psiche soprattutto dei giovani superano di gran lunga quelli dovuti direttamente al virus

In un articolo precedente avevamo anticipato l’intenzione di trattare alcuni aspetti collegati al virus poco presi in considerazione, come ad esempio i risvolti psicologici, ma non solo.

Uno dei personaggi che citavamo nello stesso articolo è Reiner Fuellmich, sul cui sito si legge:

However, as is becoming increasingly clear, the government’s Corona measures have caused massive social, psychological, health, cultural and economic collateral damage. This is especially true of the lockdowns that have been imposed. Effects of these measures: Millions of additional unemployed and short-time workers, companies in bankruptcy, excess mortality among the isolated elderly, inadequate health care for the population due to a large number of postponed surgeries and doctor’s visits omitted out of fear, increased suicides, large increases in child abuse, traumatization and “new” fearful social behavior among people. Many fundamental rights were and continue to be restricted on the basis of hastily forced legal changes. The new applicable law empowers federal and state governments to restrict civil rights as needed even after this pandemic has ended, and democratic processes have been shortened and suspended (e.g., postponed elections). Our liberal democratic structures have been altered. Democracy has thus suffered great damage. Many people felt and still feel the measures to be degrading and incapacitating.

Degli aspetti relativi alla democrazia ci siamo già espressi, sia con qualche articolo, che intervistando personaggi del calibro di Massimo Cacciari, Vittorio Sgarbi, Andrea Sigfrido Camperio Ciani.

Disoccupati, sottoccupati, aziende fallite.

Assistenza sanitaria inadeguata dovuta ad interventi chirurgici e visite specialistiche posticipate oppure omesse, una maggiore incidenza di abusi sui minori, sempre più esposti a traumi psicologici.

L’ILO, l’Organizzazione mondiale per il lavoro, denuncia:

The continued sharp decline in working hours globally due to the COVID-19 outbreak means that 1.6 billion workers in the informal economy – that is nearly half of the global workforce – stand in immediate danger of having their livelihoods destroyed.
https://www.ilo.org/global/about-the-ilo/newsroom/news/WCMS_743036/lang–en/index.htm

E si tratta di una stima che risale ai primi mesi di pandemia. 1,6 miliardi di persone, circa metà della forza lavoro globale, vedono minacciati i propri mezzi di sussistenza.

L’impatto peggiore, guarda caso, riguarda l’occupazione giovanile.

The COVID-19 pandemic has hit the world’s young workers hard. While the pandemic has had an unprecedented impact across the global workforce, youth have suffered greater job losses than other age groups. According to the latest ILO statistical update on the impact of COVID, which came out just before World Youth Skills Day on 15 July, employment of young people aged 15 to 24 fell sharply in 2020. What’s more, the crisis and lockdown measures constrained young people from even looking for work, increasing the so-called NEETs – young people not in employment, education, and training—last year, leaving young people worse off for years to come.
https://www.ilo.org/employment/Informationresources/covid-19/other/WCMS_813690/lang–en/index.htm

Il report sul trend per il 2021 è un vero proprio bollettino di guerra.

Ma andiamo avanti, una recente ricerca dell’Università di Pavia, pubblicata sulla rivista scientifica Public Health, ha svolto un’analisi sui dati ISTAT di mortalità per l’anno 2020, durante il quale ci sono stati circa 750.000 decessi, 108.000 in più rispetto alla media per gli anni che vanno tra il 2015 e il 2019.

La conclusione, a prima vista, potrebbe essere ovvia, un aumento dovuto alla pandemia.

Apprendiamo, invece, che il Covid ha causato solo il 43% di queste morti.

Ovvero, il 57% deve essere attribuito ad altre cause.

Quali?

Quelle di cui parlavamo; soccorsi non prestati, indagini ritardate, interventi non eseguiti.

Inoltre, nei primi 4 mesi del 2021, sono stati registrati 192.000 decessi, con un aumento di quasi 9.000 rispetto a quanto atteso.

In questo caso l’incidenza del virus è solo del 16%.

Sì, solo il 16%.

Questo significa che l’84% è morto per l’incapacità di gestire la sanità.

Questo significa che mentre la mortalità da Covid è fortunatamente sempre più bassa, si muore sempre di più per cure non prestate.

Ovvero, quando la strategia sanitaria è peggio della malattia.

E questi sono solamente numeri che riguardano i decessi.

Impossibile stimare quante siano le persone che hanno visto la qualità della loro esistenza peggiorare drasticamente, o che si trovano comunque a vedere ridotta la loro aspettativa di vita per cure non prestate o per diagnosi non tempestive.

Per cui, ci chiediamo dove fosse il senso civico che tanti italiani sbandierano quando la politica negli ultimi decenni ha smantellato il Servizio Sanitario Nazionale.

E in quali attività fossero impegnati i tanti paladini del bene comune mentre venivano chiusi ospedali su ospedali, con il personale medico ridotto all’osso.

Un politico di paese, qualche giorno fa, attribuiva ai non vaccinati la colpa delle terapie intensive al collasso in Campania, quando il bollettino ufficiale della Regione parlava di una ventina di ricoveri.

Se davvero bastassero venti ricoverati per mandare in tilt le terapie intensive di una regione con quasi 6 milioni di abitanti allora la colpa potrebbe essere più di chi ha distrutto la sanità pubblica per favorire quella privata.

A parte l’ennesimo attacco a chi esercita il suo diritto di scelta, c’è da riflettere sul fatto che, Covid a parte, negli anni scorsi erano sufficienti le influenze di stagione per mettere all’angolo una sanità al disastro.

Ma si sa.

La colpa è di qualche cane con la dissenteria e dei loro amici a due zampe che li accompagnano a passeggio non indossando la correttamente la mascherina alle 3 di notte.

O del criminale che prende il sole sulla spiaggia deserta, da scovare, verbo molto usato di recente, con i droni e da rendere inoffensivo con uno spiegamento di forze degno della cattura di Vallanzasca.

Che il politico di turno provi a scaricare la colpa è logico.

Che sia creduto di fronte a incoerenze così marchiane è meno logico.

Probabilmente incide il fatto che siano state messe in atto strategie fondate sulla paura, diffondendo un terrore che ottenebra la facoltà di giudizio.

Vittorio Sgarbi, nell’intervista rilasciata ad ExPartibus ha dichiarato:

La maggioranza è su posizioni che sono di paura e non c’è niente di più antidemocratico che governare con la paura. Bisogna dissolverla e far riflettere. Io lo faccio. Il mio pensiero è molto chiaro e lineare. Invito tutti a seguirmi e a scegliere.
Vittorio Sgarbi – Intervista rilasciata ad ExPartibus

Ma intanto un utilizzo liberticida lascia sempre meno margine alla scelta.

Non potendo obbligare al vaccino, le dichiarazioni che vanno in questa direzione sono solo ulteriori bluff intimidatori, si limitano sempre di più le libertà personali.

Il diritto al lavoro, allo studio, alla salute come individuo, la libertà di circolazione, il diritto a fruire di servizi, anche semplicemente di ristorazione, tutto calpestato in virtù del bene comune.

Non osiamo immaginare cosa potrebbe essere per questi illuminati statisti il male comune.

Sorvoliamo.

Torniamo al discorso centrale in questa nostra riflessione.

Uno degli effetti collaterali meno presi in considerazione è l’impatto psicologico delle restrizioni, e non solo, legate al Covid.

Filippo, 12 anni, nome di fantasia, è il figlio di un carissimo amico. Nome a parte, esistono davvero. Dalla prima chiusura del 2020 ha difficolta à dormire. Mostra chiari segni di depressione e passa spesso le notti piangendo, costringendo anche i genitori a vegliarlo.

Ettore, 47 anni, altro nome di fantasia, invece soffre dal giugno del 2020 di crisi di panico. Il padre, deceduto qualche mese fa, rientra in quell’84% delle 8.000 vittime del citato studio dell’Università di Pavia.

Qualcuno potrebbe obiettare che sono casi personali, isolati. Non documentabili.

Peccato che oltre la narrazione dell’esperienza diretta ci siano le ricerche a confermare che le conseguenze psicologiche sono pesanti.

COVID-19 lockdown impact on mental health in a large representative sample of Italian adults, è uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità, delle Università di Genova e di Pavia, dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e pubblicato sul Journal of Affective Disorders nel giugno di quest’anno.

Viene stimato in un 40% il peggioramento dei sintomi di ansia e depressione negli italiani, con riduzione della qualità della vita in circa il 60% dei soggetti osservati, alterazioni del ritmo sonno-veglia nel 30% dei casi. Si registra, inoltre, un aumento dell’uso di psicofarmaci in misura del 20% e un generale peggioramento di tutti gli indicatori di salute mentale.

Una meta analisi più recente. Global Prevalence of Depressive and Anxiety Symptoms in Children and Adolescents During COVID-19, condotto da Jama Pediatrics, con l’attenzione rivolta a bambini e adolescenti rileva che l’incidenza di depressione e ansia è raddoppiata nelle relative fasce d’età, fino a raggiungere rispettivamente il 25,2% e del 20,5%.

Ovvero, più di un bambino/adolescente su 4 soffre di depressione.

Più di uno su 5 di ansia.

La ricerca ha preso in considerazione 29 studi che includevano 80.879 giovani a livello globale.

Frontiers in Psychiatry, invece, nello studio What’s Happened to Italian Adolescents During the COVID-19 Pandemic? A Preliminary Study on Symptoms, Problematic Social Media Usage, and Attachment: Relationships and Differences With Pre-pandemic Peers, rileva l’aumento di problemi di binge drinking, di comportamenti autodistruttivi, di disagi emotivo-comportamentali, di disorganizzazione dell’attaccamento oltre che di interiorizzazione, disturbi somatici e problemi sociali e legati all’identità.

Ci fermiamo.

Sebbene le risorse economiche destinati a questo tipo di ricerche siano piuttosto limitate, ne potremmo citare diverse altre.

I risultati non si discostano da queste che abbiamo riportato e parlano drammaticamente di una generazione persa.

Bambini che si affacciano alla fase di socializzazione secondaria, quando dovrebbero uscire dal guscio familiare per sperimentare nuove esperienze e ruoli, si sono visti compromessi in questo fondamentale passaggio.

Le stesse limitate possibilità di contatto con i propri coetanei penalizzate dalla proibizione di gesti che dovrebbero, nella normalità, favorire lo sviluppo di capacità relazionali, di attaccamento, acuiscono la problematica.

Alunni puniti per aver raccolto la matita del loro compagno di banco.

I casi simili sono diversi. Ci chiediamo come certe persone possano fare da educatori.

Che danni stanno facendo ai nostri figli?

Bambini che non si possono abbracciare, stringere, che non possono giocare assieme.

E perché no, non si possono nemmeno picchiare tra di loro.

Entro i giusti limiti anche la parte aggressiva che è in ognuno di noi va conosciuta per essere vissuta in modo sano.

E gli adolescenti, che secondo la psicologia dell’età evolutiva, in particolare in base alle teorie di Piaget, dovrebbero passare allo stadio delle operazioni formali, per costruire le capacità di ragionamento ipotetico – deduttivo, definire la propria identità in base a delle categorie astratte e instaurare i primi legami di natura sessuale, che danni stanno ricevendo?

Potrebbero obiettare che non ci sono alternative.

Falso!

Come abbiamo messo in evidenza in un altro articolo diversi studiosi contestano l’utilità delle misure di chiusura.

E c’è sempre il caso Svezia a far impazzire in improbabili arrampicate sugli specchi i detrattori di quel modello.

Inoltre, i bambini sono praticamente immuni al virus, con percentuali di infezioni bassissime e sintomi quasi sempre trascurabili.

Il Prof. Andrea Sigfrido Camperio Ciani, in una recente intervista rilasciata al nostro giornale ha dichiarato:

Sappiamo benissimo che i bambini, finché hanno il timo, conservano un sistema HLA molto suscettibile a difendersi da un virus. Non c’è un bambino che sia morto di Covid, perché non poteva. E questo si sa dai tempi della Peste; i virus, nei minori, non si sviluppano, quindi la soluzione non è l’isolamento sociale, ma il contatto sociale. Le nuove generazioni si disinteressano del Covid, sarà per loro un’influenza come tutte le altre.
Andrea Sigfrido Camperio Ciani – Intervista ad ExPartibus

La risposta che ci sentiamo dare di solito è che avrebbero potuto contagiare i loro parenti più anziani.

Ma perché rovinare delle generazioni quando probabilmente si doveva solamente cercare di proteggere le persone più fragili, con maggiori fattori di rischio?

Ma le domande che ci vengono sono altre.

Quanti di noi sono veramente consapevoli dei danni che stiamo facendo, soprattutto ai giovani?

Quanti di noi si rendono conto che stiamo distruggendo il futuro dei nostri figli e nipoti?

Le possibilità sono diverse.

C’è chi ne ha piena contezza e si batte per provare a cambiare le cose. Anche molto banalmente scrivendo delle proprie teorie terrapiattiste.

C’è chi semplicemente è troppo preso dalle proprie paure, ed egoisticamente prova irrazionalmente a salvarsi la pelle. Non sa che

Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.
Paolo Borsellino

C’è chi lo sa ma lo spinge in un angolo della coscienza. Si nasconde dietro un ipocrita senso civico. Ma ci chiediamo cosa può esserci di civile nell’infliggere una simile condanna alle nuove generazioni.

Poi ci sono i mostri.

Quelli che non sono abbastanza umani per sentire di dover cercare un alibi, di fronte al mondo ma soprattutto a di fronte a se stessi. Che stanno svendendo i nostri ragazzi.

Per interessi economici.

Come chi produce, tanto per fare esempi, banchi a rotelle, mascherine o vaccini.

Per grandi interessi.

Ma ci sono anche i mostriciattoli, quelli troppo insulsi, insignificanti e meschini per essere definiti mostri.

Quei padri che stanno portando consapevolmente al macello i propri figli per qualche spicciolo in più sulla busta paga o bonus ridicoli.

Sono i moderni Gregor Samsa. Di loro, come dei mostri, il Karma non avrà pietà.

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Autore Pietro Riccio

Pietro Riccio, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano online Ex Partibus, ha pubblicato l'opera di narrativa "Eternità diverse", editore Vittorio Pironti, e il saggio "L'infinita metafisica corrispondenza degli opposti", Prospero editore.