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Como: CFP, il ‘ponte’ che collega formazione e lavoro

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CFP Como


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Presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi al seminario per i cinquant’anni della formazione professionale in provincia di Como

Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio Stampa del Consiglio regionale della Lombardia.

In questi cinquant’anni il CFP Como ha sempre perseguito la propria ‘mission’: formare e indirizzare gli studenti verso il percorso professionale più adatto, per aiutarli a decidere cosa vogliono essere, non solo cosa vogliono fare.

E oggi, in un quadro globale dominato dall’incertezza, o si investe in formazione o il Paese non riuscirà a restare competitivo.

Le parole chiave sono: merito, valutazione, collegamento tra scuola e lavoro e innovazione.

È questa la strada tracciata in mezzo secolo dalla formazione professionale e che, ancora oggi, rappresenta un punto di riferimento.

Con queste parole il Presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi è intervenuto questa mattina, 2 dicembre, a Villa Gallia al seminario per i cinquanta anni della formazione professionale in provincia di Como.

La Lombardia è nelle regioni di testa per l’efficienza del mercato del lavoro, con un tasso di disoccupazione al 5,1% nel secondo trimestre del 2022. Resta, però, la difficoltà a reperire lavoratori da parte dei datori di lavoro, nonostante tra disoccupati e ‘scoraggiati’ siano circa 450mila le persone in Lombardia da inserire nel mercato del lavoro.

In questo scenario Alessandro Fermi ha sottolineato:

La vera emergenza occupazionale è il mismatch tra domanda e offerta: l’Italia è il settimo Paese al mondo per il più alto disallineamento tra i percorsi scolastici e ciò che richiede il mercato del lavoro, una situazione che ci è costata 20 punti di competitività rispetto alla Germania negli ultimi 15 anni.

Molti passi in avanti sono stati fatti in questi anni, dall’orientamento alle strutture fino alla digitalizzazione. Un percorso che ha fatto dei CFP uno degli strumenti più importanti per combattere la disoccupazione giovanile e per colmare la distanza tra scuola e mondo del lavoro che è uno degli elementi più critici per le imprese.

E i dati lo dimostrano: oggi il 75% degli studenti che escono da corsi di formazione professionale trovano lavoro dopo sei mesi. I CFP rappresentano, dunque, una scelta vincente per i nostri giovani perché permettono di acquisire competenze immediatamente spendibili sul mercato e perché operano in forte sinergia con il mondo delle imprese.

Si tratta di un modello di relazione ‘win-win’: da un lato permette di aprire le porte del lavoro ai nostri giovani, dall’altro aiuta le aziende del territorio a trovare personale adeguatamente preparato. Ma non basta. Abbiamo bisogno di un salto culturale.

Dobbiamo far capire alle famiglie e ai ragazzi che la formazione professionale non è una scelta di serie B, ma una valida alternativa ai licei, alle scuole superiori e ai percorsi universitari. Formare per assumere: è questa la ricetta della formazione professionale.

Nel suo intervento, infine, Alessandro Fermi ha voluto ricordare la figura di Luigi Grisoni che, all’inizio degli anni Settanta, ‘inventò’ il Centro Formazione Professionale di Como:

Luigi Grisoni aveva capito l’importanza di collegare il percorso formativo con il mondo del lavoro. Per lui la scuola non è mai stata solo un ‘contenitore di nozioni’. È sempre stata un ‘ponte’ tra la formazione degli studenti e il loro futuro professionale.

Un’intuizione ancora più importante oggi, in un territorio dinamico come quello del comasco e quello lombardo e in un contesto storico segnato da grandi difficoltà per il mercato del lavoro dove è decisivo orientare i giovani in maniera consapevole verso la scelta degli studi in funzione delle proprie attitudini e delle prospettive occupazionali.

Al termine del seminario il Presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi ha partecipato alla cerimonia di intitolazione della sede di via Bellinzona del CFP di Como a Luigi Grisoni, scomparso il 10 marzo del 2001 all’età di 64 anni, considerato, come si legge sulla targa commemorativa:

Precursore a partire dagli anni sessanta sul territorio comasco dall’addestramento ai valori della formazione professionale finalizzata alla crescita sociale dei giovani ed al loro inserimento lavorativo.

Grande divulgatore a livello nazionale, europeo ed internazionale di progetti formativi di forte innovazione didattica e tecnologica.

CFP in numeri

Nel 2022 sono stati 2.050 gli studenti nell’area che hanno ottenuto una qualifica professionale nei percorsi triennali o quadriennali di istruzione e formazione professionale, erano stati 2.150 nel 2021.

Nel 2021/22 i flussi in uscita dal sistema CFP rappresentano il 24% del totale dei diplomati e qualificati. Nel sistema professionale, sia comasco che lecchese, la maggior parte dei qualificati ha terminato un percorso triennale: nel 2022 circa il 65%, con una punta più elevata a Lecco rispetto a Como. Il restante segmento ha conseguito, invece, una qualifica al termine di un percorso quadriennale.

Considerando il dato medio dell’ultimo triennio, l’indirizzo ‘agricolo e trasformazioni alimentari’ registra il flusso in uscita più consistente: è pari al 18,1% a Lecco e al 17,2% a Como.

Sempre con riferimento al dato medio del triennio, si osservano flussi consistenti di qualificati negli indirizzi ‘meccanico e automazione industriale’ e ‘riparazione e veicoli’ in complesso, il 24,9% a Lecco e il 17,6% a Como, e ‘ristorazione’, 15,6% a Lecco e 15,3% a Como.

Significativo è il ‘peso dell’insieme delle qualifiche nell’indirizzo ‘turistico, promozione, accoglienza’, 6,6% a Lecco e 4,4% a Como, e, ancora, nell’indirizzo ‘grafico’, 4,7% a Lecco e 8,2% a Como.

A Como sono numerosi gli studenti qualificati nell’indirizzo ‘benessere’, con una incidenza sul totale del 14%, in provincia di Lecco è solo del 6%.

Oltre il 7%, in provincia di Como, sono i qualificati nell’indirizzo ‘legno e lavorazioni artistiche’, a Lecco 4,4%)

Nel lecchese è invece più ampio il flusso in uscita dall’indirizzo ‘elettrico – elettronico’, che incide per l’8,2%, mentre a Como è pari al 4,7%.

Poco significativi risultano, invece, i flussi dei qualificati nell’indirizzo ‘amministrativo’, in quello commerciale, ‘servizi di vendita’, e negli altri indirizzi presenti sul territorio.

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