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‘Certi bambini’ – dal romanzo di De Silva un film sull’infanzia bruciata

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'Certi Bambini'


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Rosario ha undici anni e vive in una casa popolare con la nonna Lillina, ormai anziana e non più autosufficiente. Le sue giornate passano in compagnia di altri bambini del quartiere tra partite di pallone e scorrerie in giro per la città: un balordo diabetico di nome Casaluce sfrutta la piccola gang indicandole le case da svaligiare e prendendosi la refurtiva liquidando i piccoli con poco e niente. Ritrovo della banda è la sala giochi Las Vegas, il loro piccolo regno, e a circondarli una città in balia di camorra e malavita.

Un giorno Rosario, dopo aver sistemato la nonna per il pranzo e dopo aver preparato una quanto mai particolare borsa da calcio, si avvia a prendere la metropolitana per un viaggio che gli cambierà la vita.

Durante il percorso gli tornano in mente le vicende che ha vissuto nel suo recente passato: l’ambiente in cui è cresciuto, la sua vita divisa tra i piccoli amici e i volontari di Casa Letizia, il centro di accoglienza per disadattati in cui lo ha portato Santino, un ragazzo che vuole togliere il bambino alla strada. In questo centro Rosario, per la prima volta, prova un forte sentimento nei confronti di una ragazza, Caterina, che lo emoziona e lo attrae perché, come dice lui, è ‘ncazzosa.

Ma le cose belle nella vita si pagano, ed anche un’emozione così piacevole diventa dolorosa quando Rosario scopre che Caterina è incinta ed ha una relazione con il suo amico Santino. Come se questo non bastasse, la ragazza, con un probabile passato di violenze e soprusi subiti, si sente male al punto di arrivare in fin di vita, dopo un’estenuante corsa, in ospedale, morendo, sotto gli occhi del piccolo amico in lacrime, nella prolungata attesa di un dottore che arriva troppo tardi.

Rosario medita vendetta e si ricorda di una rivoltella trovata nel borsello scippato con i suoi amici ad uno che li voleva abbordare: lui non ha mai sparato, non ha neanche mai tenuto una pistola tra le mani.

La sua vendetta, infatti, non va a buon fine e per rimediare torna in ospedale a minacciare il medico dicendogli di appartenere a persone con cui è meglio non avere a che fare; ma questo gesto il giovane lo pagherà caro visto che le voci girano e lui ne ha fatta girare una che ha dato fastidio “a persone con cui è meglio non avere a che fare”.

È così che conosce Damiano, un ragazzo poco più che ventenne che filosofeggia sulle regole della strada, sulla legge del più forte, sulle paure codarde della gente, sul come trattare le donne: è un killer della camorra e gli dice che gli errori che si commettono si possono sempre riparare così come l’errore che ha commesso Rosario. Ma a quale prezzo?

Il viaggio finisce, il treno arriva alla stazione prestabilita per l’incontro: Rosario fa quello che gli è stato detto di fare – va al bar – prende un succo di carote – aspetta – gli viene detto che le luci si spegneranno – quello sarà il segnale. Allora s’incammina nel sottopassaggio – si guarda attorno – incrocia un gruppo di ragazze – poi resta solo – le luci si spengono – in lontananza vede il suo uomo – il panico lo assale – dalla borsa estrae la rivoltella, quella rivoltella – prende la mira e poi… va a giocare a pallone.

I fratelli Frazzi, alla seconda regia cinematografica, si rifanno al neorealismo rosselliniano dirigendo questa pellicola, tratta dal romanzo omonimo di Diego De Silva, con un occhio al cinema a tinte forti di Capuano e a film duri e crudi come City of God.

La scelta dei flashback durante il lunghissimo viaggio in metropolitana risulta un’affascinante trovata che esalta il montaggio e le doti dei due registi, arrivati tardi al cinema dopo una pluridecennale carriera nell’ambito televisivo.

Bellissime le canzoni e la musica, quanto mai azzeccata, che accompagnano le immagini: gli Almamegretta di Suddd, ‘O cielo pe’ cuscino, Sole e Terra descrivono Napoli senza oleografia o compromessi che nascondano le storture dei dolorosi paradossi che contraddistinguono questa straordinaria città.

Il cast sembra aver avuto qualche esagerata forzatura: il napoletano stentato di un paio di personaggi, compreso il bravo Rolando Ravello nel ruolo dell’ambiguo obiettore di coscienza, falsa alcune situazioni rasentando la parodia dei partenopei che, chi è nato e cresciuto in questa città, conosce fin troppo bene.

Questo non oscura la bella interpretazione di Gianluca Di Gennaro, nel ruolo di Rosario, tanto spontaneo che non sembra che reciti, e il gioiellino che ci regala Nuccia Fumo interpretando la nonna arteriosclerotica in quel modo familiare che ha contraddistinto tutto il suo percorso d’attrice.

Ad incorniciare il quadro delle interpretazioni oltre ai ragazzini tutti bravi nella loro spontaneità ci sono Carmine Recano e Sergio Solli in due ruoli fondamentali come il serial killer della camorra che plagia Rosario con i suoi insegnamenti sulla crudeltà della vita, e Solli nei panni di Casaluce un pedofilo diabetico che sfrutta i bambini facendogli fare rapine per poi intascare refurtiva e proventi.

Tutte brave le attrici che interpretano le ragazze disadattate di “Casa Letizia” tra cui va segnalata Miriam Candurro, affascinante e verace nella sua Caterina bella, malinconica e ‘ncazzosa.

‘Certi bambini’ è una storia amara che, giustamente, non ha lieto fine ed anzi il finale, apparentemente tranquillo, è impietoso e fa ancora più male: l’infanzia bruciata tra pedofili, criminali, sfruttatori diventa la normalità per “certi bambini”, e se non vengono aiutati in tempo il loro diviene un futuro inevitabilmente segnato.

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Paco De Renzis

Autore Paco De Renzis

Nato tra le braccia di Partenope e cresciuto alle falde del Vesuvio, inguaribile cinefilo dalla tenera età… per "colpa" delle visioni premature de 'Il Padrino' e della 'Trilogia del Dollaro' di Sergio Leone. Indole e animo partenopeo lo rendono fiero conterraneo di Totò e Troisi come di Francesco Rosi e Paolo Sorrentino. L’unico film che ancora detiene il record per averlo fatto addormentare al cinema è 'Il Signore degli Anelli', ma Tolkien comparendogli in sogno lo ha già perdonato dicendogli che per sua fortuna lui è morto molto tempo prima di vederlo. Da quando scrive della Settima Arte ha come missione la diffusione dei film del passato e "spingere" la gente ad andare al Cinema stimolandone la curiosità attraverso i suoi articoli… ma visto i dati sconfortanti degli incassi negli ultimi anni pare il suo impegno stia avendo esattamente l’effetto contrario. Incurante della povertà dei botteghini, vagamente preoccupato per le sue tasche vuote, imperterrito continua la missione da giornalista pubblicista.