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‘Black Magic’, una visionaria fiaba noir

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'Black Magic' di Salvatore d'Ascia


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Salvatore d’Ascia torna alla narrativa dopo il successo di ‘Supersonico’

Salvatore Luca d’Ascia è un autore molto prolifico ed eclettico; che spazia dalla graphic novel alla narrativa, non dimenticando la sua attività di saggista.

Proprio per la sua opera Magia e Massoneria lo abbiamo intervistato precedentemente.

Ed anche quando si confronta con la stessa modalità espressiva, con lo stesso genere, lo fa riuscendo ogni volta a rinnovare la sua stessa cifra espressiva.

In effetti, ‘Black Magic’, pubblicato con Wojtek edizioni, vede una chiara rottura stilistica con il suo romanzo precedente, ‘Supersonico’.

Lo scenario della vicenda è Castel Volturno (CE), quasi sempre citato come Castello, sia quando ascoltiamo la voce narrante, che quando a parlare sono i protagonisti, prima città europea ad avere una popolazione a prevalenza africana.

Sebbene sia una realtà apparentemente nota, d’Ascia ci trasporta in una sorta di dimensione altra, distopica, permeata di violenza, morte, illegalità, ma anche attraversata dalla forza intrigante ed inquietante della magia, quella nera, ovviamente.

In cui si confrontano e, soprattutto, scontrano due culture, quella campana e quella nigeriana. Diverse al punto da sembrare inconciliabili, forse solo in apparenza, o almeno non del tutto.

Un microcosmo dove la vita vale poco, quella degli immigrati africani come quella degli affiliati alla malavita locale, sempre in guerra tra di loro, in un susseguirsi di tradimenti, agguati, ritorsioni.

Dove l’odore del sangue è violento, predomina, sembra volere, ad un certo punto, sovrastare tutto come nella celeberrima scena di ‘Shining’; sgorga da antichi rituali e dalla pelle martoriata di bambine sfregiate; dai regolamenti di conti; dai combattimenti clandestini di cani; dalle vite delle giovani prostitute costrette a vendere il loro corpo per ripagare debiti sempre più forti.

Anche se le premesse possono sembrare qualcosa di già sentito, in ‘Black Magic’, invece, è del tutto originale nella costruzione e nello stile.

Sebbene si tratti di un romanzo breve, 89 pagine, d’Ascia ricrea una tavolozza di registri linguistici ed espressivi incredibilmente variegata.

A passaggi asciutti, duri, drammatici, a volte taglienti, alterna momenti ispirati al magico, all’occulto, di cui l’autore è esperto, ma anche di poesia e di malinconica amarezza.

Di grandi e piccole epifanie distribuite in modo solo apparentemente casuale lungo il percorso e che donano la loro Luce a chi riesce ad averne intuizione.

L’atmosfera è visionaria, i luoghi indefiniti e sospesi come brandelli di sogno o di incubo, claustrofobici, come un labirinto kafkiano, metaforici e impalpabili, come quelli dei mondi creati da Saramago.

La stessa trama sembra a tratti fluttuare, fino a rendere per il lettore incerto il confine tra immaginazione e realtà.

L’intenzione dell’autore, però, è oltre la trama, che pure risulta intrigante, soprattutto se ci si cimenta nel tentativo di districarsi tra occulto e svelato; d’Ascia racconta emozioni, odori, avvolge in una cappa indistinta dalla quale ci si può liberare solo andando fino in fondo; che ci si sente addosso per ore anche dopo aver terminato il libro.

Non a caso, mentre tutto attorno è tremolante, emergono tre personaggi costruiti in modo magistrale, reali, da dare l’impressione di poterli toccare, vivi, da balzare letteralmente fuori dal foglio scritto.

Il primo che incontriamo è Mastino, un boss locale in ascesa, attivo soprattutto nei combattimenti dei cani, che organizza, e nel giro di scommesse collegato. Intuisce le potenzialità della comunità e della cultura nigeriana, su cui, addirittura, fondare la sua crescita. Per riuscire nel suo intento, fa di tutto per entrare in contatto ed esserne incluso, quasi come in un meccanismo antropologico di osservazione partecipante, di immersione, fino al punto da accettare un vero e proprio rito iniziatico in cui a rischio è la sua stessa vita.

Entra poi in scena la strega Chantal, intermediaria con il mondo degli spiriti, delle ombre, simbolo di un potere diverso da quello di Mastino, non altrettanto evidente, costruito su di una forza diversa, ma non meno importante. Quello ricevuto attraverso un’iniziazione da magia nera, appunto, che lascia sulla pelle e sul corpo un segno mutilante; che finisce per assumere la funzione di legittimazione del primo.

Infine, il dottore, che nella sinossi è definito come un uomo irreale al termine dei suoi giorni, un chirurgo intrappolato nell’inferno di Castello, che presta aiuto ad uomini e donne altrettanto irreali, senza nome e senza futuro, non importa che siano uomini dei clan locali o africani.

I contatti con il Fabio Della Ragione de ‘Il sindaco del rione Sanità’ ci sembrano troppi per non essere una citazione. Un terzo tipo di potere, in cui potremmo riconoscere dei tratti, un aspetto dello stesso narratore, visto che d’Ascia è egli stesso medico.

‘Black Magic’, dunque, non può essere letto esclusivamente in una chiave narrativa; sebbene affronti, senza mezzi termini, una realtà sociale e storica spinosa, come è palese nell’appendice dossier che rappresenta uno

scorcio sul reale dietro la scrittura.

E riesce molto bene ad aprire finestre sulla magia evocativa africana, sulla storia nigeriana, su degli spaccati del mondo campano.

Ma l’autore, da raffinato esoterista, costruisce anche una storia fortemente simbolica, metaforica, che si presta a diversi livelli di lettura, in cui gli avvenimenti stessi possono essere diversamente inquadrati e sistematicizzati compiutamente solo se si fa riferimento a significati ulteriori.

In questa chiave può essere spiegato anche il finale, che ovviamente non riveliamo, in cui tutto è rimesso in discussione, e in virtù del quale nulla potrebbe essere come sembrava.

Senza questo ulteriore livello, il plot, potrebbe benissimo accartocciarsi su se stesso, e sparire.

… e poi tutto si dissolve. Questa storia non ha voce, è solo polvere sottile, e Chantal è solo un sogno…

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Pietro Riccio

Autore Pietro Riccio

Pietro Riccio, esperto e docente di comunicazione, marketing ed informatica, giornalista pubblicista, scrittore. Direttore Responsabile del quotidiano online Ex Partibus, ha pubblicato l'opera di narrativa "Eternità diverse", editore Vittorio Pironti, e il saggio "L'infinita metafisica corrispondenza degli opposti", Prospero editore.