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‘Il Barbiere di Siviglia’ al Teatro Salvo D’Acquisto

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'Il barbiere di Siviglia'


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In scena il 23 febbraio a Napoli

Riceviamo e pubblichiamo.

Il 23 febbraio, ore 18:00, presso il Teatro Salvo D’Acquisto andrà in scena ‘Il Barbiere di Siviglia’, opera buffa di Cesare Sterbini, dalla commedia omonima di Beaumarchais,
musica di Gioachino Rossini, versione ridotta su un libero adattamento del libretto di Domenico Sodano, orchestra I Professori di San Carlo, direttore Susanna Pescetti, regia Domenico Sodano.

200 anni ma non li dimostra, diremmo senza indugio! Anziché invecchiare l’opera rimane sempre giovane riscuotendo successo ad ogni rappresentazione. “Musica ricca di sentimento e di spirito capace di penetrare nell’animo e nel cuore” quella di Rossini oltre Rossini con le “sue libere melodie”.

Il segreto è tutto nella musica e nella commedia di Beaumarchais, da cui il libretto è tratto, una fusione perfetta per un meccanismo senza tempo tra musica e parola, grande poesia e piccola umanità. Non è mia tentazione cadere nel grottesco generando una risonanza che annulla l’effetto voluto e quella giocondità che permea l’intera opera.

Se buffo dovrà esserci sarà quello che scaturisce dalla situazione, da quei personaggi meravigliosi e dall’inesauribile fantasia musicale di Rossini. Caratterizzazione dei soggetti dunque senza però il peso di gesti, sberleffi e varie moine. Vorrò attingere dall’ascolto della musica facendomi guidare dalle note divertenti e allo stesso tempo eleganti, originali, che muovono al riso riscoprendo l’ingenua gaiezza remota dentro di noi, che solleticano il riso senza un apparente motivo. Rossini stesso nell’Avvertimento premesso al libretto alludeva al “moderno gusto teatrale cotanto cangiato dall’epoca in cui scrisse la sua musica il rinomato Paisiello”.

Credo per questo che Rossini abbia letto l’animo umano dalla parte del sorriso.
Vorrò mettere in luce le innumerevoli, intelligenti sfumature mantenendo un equilibrio tra le parti più romantiche, che pur ci sono, e quelle più dichiaratamente comiche. E nei momenti di “rossiniana follia”, chissà, magari abbandonarsi a qualche idea divertente pensata come se Rossini in persona l’avesse dettata.

Così, mi piacerebbe trasferire la consueta ambientazione dell’opera da una fatiscente Siviglia in un contesto a noi più familiare di un quartiere nostrano dove si vive la quotidianità, dove la fantasia è ininterrotta e ogni fatto è sempre in piazza, senza scordare che esistono le distinzioni sociali: un padrone di casa benestante, il quale corteggia una giovane pupilla cresciuta in casa sua; anziano, fascinoso ma che a causa dell’età sarà sconfitto da un giovane Conte altolocato che, in finale, finirà per sposarla, non avendone essa snobbato il cospicuo patrimonio.

Fiorello, Berta, Don Basilio e Figaro, l’espressione allegra, con le loro faccende, di questo contesto, dove si può per mestiere costruire una calunnia o divenire un barbiere di qualità. La ricerca dunque di “soluzioni particolari” è stimolo per rendere lo spettacolo ancor più particolare.

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