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Il Vangelo secondo Matteo, sguardo poetico di Pasolini al Cinema

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Il Cinema minimalista di un regista-poeta per raccontare la figura di Cristo

Il primo piano del falegname Giuseppe che mostra incredulità nel vedere la moglie Maria incinta apre la pellicola ed è solo l’inizio di una serie di riprese tese a descrivere emozioni attraverso i particolari di ogni singolo volto.

Volti di gente comune, comparse segnate dalle sofferenze e dalle esperienze di vita vissuta che nulla hanno a che fare con le virtuali bellezze cinematografiche da sempre in voga; quei volti che hanno contraddistinto i film di Pasolini rendendoli tanto reali quanto crudi e toccanti.

Così come ‘Il Vangelo secondo Matteo’, racconto decisamente laico della vita di Gesù descritta seguendo la parola di uno dei Vangeli sinottici: la nascita, l’arrivo dei re Magi, la fuga in Egitto, la strage degli innocenti, il ritorno dall’Egitto, Giovanni il Battista e il battesimo di Gesù, le tentazioni di Satana, i discepoli, la predicazione e i miracoli, la cospirazione del sinedrio, l’ultima cena, l’arresto, il processo, la crocifissione, l’agonia e la morte, la resurrezione e la missione data agli apostoli.

Non c’è solennità, nessuna spettacolarizzazione; il cinema minimalista di Pasolini rende la figura di Cristo, e tutte quelle che lo circondano, più umana, marginalizzando la divinità e sottolineando la severità, la combattività, la tristezza che cresce nella solitudine di colui che in quei momenti non è altro che un emarginato tanto consapevole quanto spaventato dalla sorte che lo aspetta. E, infatti, per la prima volta il Cinema ci mostra il suo pianto.

‘Grazie a Dio ci sono gli atei… e nessuno spiega le Scritture meglio di loro’, Luis Buñuel

Gli insegnamenti e la filosofia di Gesù vengono resi protagonisti da una scrupolosa sceneggiatura, adattata dal regista stesso, che si sofferma sulla predicazione e sulle parabole raggiungendo spesso momenti di pura poesia

il vangelo secondo matteo la crocifissione
la crocifissione

Non giudicate affinché non siate giudicati…. Non accumulatevi tesori sulla terra, dove il tarlo e la ruggine logorano e i ladri scassinano e rubano, accumulate tesori nel cielo, infatti dov’è il tuo tesoro, ivi è pure il tuo cuore…
Non affannatevi per il domani, perché il domani si affannerà da se stesso; basta a ciascun giorno la sua pena… Fu detto: Occhio per occhio e dente per dente, ma io vi dico di non resistere al maligno.

Anzi a chi ti schiaffeggia nella guancia destra, porgi anche l’altra, e a chi vuol contendere con te e prendere la tua tunica lascia anche il mantello. A chi ti chiede dà e non voltare le spalle a chi vuol prendere in prestito da te…

E poi gli incontri con i fanciulli e l’avvertimento agli uomini:

Se non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Chi dunque si farà umile come i fanciulli, quello è il più grande nel regno dei cieli…

il vangelo secondo matteo grotte sassi di matera
Le grotte dei Sassi di Matera

Pasolini mette in scena, a mio parere, uno dei film meglio riusciti sulla vita di Cristo e lo fa senza alcun manierismo, senza eccessi che distolgano l’attenzione da ciò che davvero conta, senza distorcere la parola tramandata dai Vangeli; lo fa da ateo profondamente rispettoso della fede cattolica, permeando le immagini di passione ideologica quel tanto per rendere pasoliniana questa storia universale.

Dedica il film alla “cara, lieta e familiare memoria di Giovanni XXIII” senza per questo tralasciare la critica alla chiesa cattolica, più in generale al mondo cattolico: la figura di Pietro come simbolo di quell’anomalia su cui si è basata la fede cristiana; Pietro è il primo a rispondere a Gesù, quando egli chiede ai suoi discepoli chi realmente sia secondo loro, dicendogli che è il Cristo Figlio di Dio in Terra, ma è anche il primo a rinnegarlo per ben tre volte per salvarsi dal linciaggio.

Ad un attento spettatore non sarà scappata una provocazione che il regista inserisce nella pellicola: in alcuni momenti si sentono in sottofondo degli uomini intonare un motivetto che non è altro che Bandiera Rossa’, tra l’altro ripresa, anche se saggiamente o machiavellicamente modificata, nel tema della colonna sonora creata da un ispiratissimo Luis Bacalov.

Lo scenario affascinante ed essenziale di Matera per un’opera cinematografica di ottima fattura

Proprio grazie ad una squadra eccellente di tecnici del cinema, a cominciare dal maestro Bacalov, la semplicità di questo film assume i contorni del capolavoro, di una gemma di celluloide: prodotto dal veterano Alfredo Bini, la pellicola si avvale dell’ingegno di Tonino Delli Colli per la fotografia, del montaggio oculatamente spirituale di Nino Baragli, dei costumi emblematicamente scarni scelti da Danilo Donati e da una emblematica scenografia naturale, regalata dalla città di Matera, ritoccata da un allora giovanissimo Dante Ferretti; il tutto diretto da un genio che non riesce a scindere mai il suo essere poeta dal suo essere regista, per fortuna!

il vangelo secondo matteo regista e attore veduta di matera
protagonista e regista ammirano Matera

Pasolini sceglie per la maggior parte attori non professionisti circondandosi di amici intellettuali, Enzo Siciliano, Natalia Ginzburg, di familiari, la madre Susanna impersona la Madonna anziana, di qualche giovane promessa come Enrique Irazoqui, che interpreta Gesù, ma soprattutto andando a cercare la gente comune per caratterizzare le immagini con la spontaneità, le imperfezioni e l’umiltà dando chiaramente un significato proletario al suo film, e soprattutto alla parola dei Vangeli:

In verità vi dico che un ricco difficilmente entrerà nel regno dei cieli… è più facile che un cammello entri per la cruna di un ago che un ricco nel regno di Dio!

il vangelo secondo matteo susanna pasolini nei panni della madonna
La madre di Pasolini interpreta la Madonna

Parlando della sua opera Pier Paolo Pasolini diceva:

La mia lettura del Vangelo non poteva che essere la lettura di un marxista, ma contemporaneamente serpeggiava in me il fascino dell’irrazionale, del divino, che domina tutto il Vangelo. Io come marxista non posso spiegarlo, e non può spiegarlo nemmeno il marxismo.

Fino a un certo limite della coscienza, anzi in tutta coscienza, è un’opera marxista: non potevo girare delle scene senza che ci fosse un momento di sincerità, intesa come attualità.

Infatti, i soldati di Erode come potevo farli? Li ho vestiti un po’ da fascisti e li ho immaginati come delle squadracce fasciste o come i fascisti che uccidevano i bambini slavi buttandoli in aria.

La fuga di Giuseppe e Maria verso l’Egitto come l’ho pensata?
L’ho pensata ricordandomi certe fughe, certi sfollamenti di profughi spagnoli attraverso i Pirenei.
Nello stesso modo in cui per un poeta la rima esiste ma è un pretesto, così l’iconografia tradizionale che io ho usato nel Vangelo è stata un pretesto per costruirci sopra qualcosa di antitradizionale.

Ho scelto una tecnica sacrale per girare il film, dove si vede e si legge una intima religiosità. Avevo il senso della sacralità tecnica dei movimenti della macchina, delle carrellate, delle panoramiche, della fotografia.

Che un marxista possa fare un film così senza rinunciare alle proprie idee mi pare significativo per i cattolici e significativo per i marxisti. Il Vangelo secondo Matteo non è altro che la manifestazione più clamorosa di una crisi di coscienza che mi accompagna da tutta la vita.

il vangelo secondo matteo locandina d'epoca
Il Vangelo secondo Matteo

È importante che opere come questa vengano restaurate e riportate nelle sale cinematografiche dando la possibilità alle nuove generazioni di visionarle, anche perché la cultura che da un po’ di anni la televisione cerca di diffondere, purtroppo riuscendoci, sembra non dar conto a più di trent’anni di capolavori del cinema italiano.

È significativo rivedere Il Vangelo secondo Matteo’ ora che ricorre il cinquantenario dalla sua uscita in sala; mentre imperversano guerre contro nemici creati ad arte, e magari uccidendo in nome di un famigerato Dio vendicatore, mentre si esportano con stragi e torture stili di vita e “tradizioni” democratiche, nel film di Pasolini si risentono le quanto mai attuali parole che duemila anni fa uno dei più grandi rivoluzionari della Storia pronunciò come presagio della sordida natura umana:

Voi udrete con le orecchie ma non intenderete e vedrete con gli occhi ma non comprenderete, poiché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile e hanno indurito le orecchie e hanno chiuso gli occhi per non vedere con gli occhi e per non sentire con le orecchie!

il vangelo secondo matteo ritaglio di giornale 1964
Manifesto del cinema Ritz del 1964

 

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Paco De Renzis

Autore Paco De Renzis

Nato tra le braccia di Partenope e cresciuto alle falde del Vesuvio, inguaribile cinefilo dalla tenera età… per "colpa" delle visioni premature de 'Il Padrino' e della 'Trilogia del Dollaro' di Sergio Leone. Indole e animo partenopeo lo rendono fiero conterraneo di Totò e Troisi come di Francesco Rosi e Paolo Sorrentino. L’unico film che ancora detiene il record per averlo fatto addormentare al cinema è 'Il Signore degli Anelli', ma Tolkien comparendogli in sogno lo ha già perdonato dicendogli che per sua fortuna lui è morto molto tempo prima di vederlo. Da quando scrive della Settima Arte ha come missione la diffusione dei film del passato e "spingere" la gente ad andare al Cinema stimolandone la curiosità attraverso i suoi articoli… ma visto i dati sconfortanti degli incassi negli ultimi anni pare il suo impegno stia avendo esattamente l’effetto contrario. Incurante della povertà dei botteghini, vagamente preoccupato per le sue tasche vuote, imperterrito continua la missione da giornalista pubblicista.