Van Gogh: la lettura introspettiva di Mirko Di Martino

Van Gogh: la lettura introspettiva di Mirko Di Martino

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Vincent Van Gogh 'Autoritratto'
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Il nuovo lavoro di Di Martino convince all’esordio

Ieri, venerdì 24 novembre 2017, ore 19:00, presso la Basilica di San Giovanni Maggiore, Rampe San Giovanni Maggiore, Napoli, nell’ambito della mostra multimediale ‘Van Gogh Immersive Experience’ Suoni&Scene ha esordito lo spettacolo ‘Vincent Van Gogh nel manicomio di Saint Paul’, regia di Mirko Di Martino, con Claudio Fidia e Laura Pagliara.

Scene Gilda Cerullo, con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Giorgia Lauro, Chiara Rodriquez, Giovanna Barbato, Sergio Busacca, Stella Calculli, costumi Annalisa Ciaramella, in collaborazione con Teatro dell’Osso e Vissi d’arte Festival. Durata 30 minuti.

Un’immersione a tutti gli effetti nella vita di uno dei pittori più discussi, inquieti e amati della storia dell’arte quella di ieri presso la Basilica monumentale di San Giovanni Maggiore. Solenne la commistione tra percorso espositivo, a cominciare dalla ricostruzione subito all’ingresso de ‘La camera di Van Gogh ad Arles’, lo spettacolo di proiezioni in musica e immagini delle opere dell’artista e la magnificenza del complesso religioso che ha accolto e accoglierà l’intera manifestazione. Una tensione emotiva in crescendo fino a traboccare nel perfetto lavoro di narrazione e sintesi di Mirko Di Martino sugli aspetti più intimi e contrastanti della personalità di Vincent Willem Van Gogh.

Lo spettacolo immersivo si svolge all’interno della navata centrale del Complesso monumentale a cominciare con la proiezione, in ordine cronologico, delle opere dell’artista dagli esordi. ‘I mangiatori di patate’, 1885, è una di queste, i suoi autoritratti, in un climax che raggiunge il suo apice emozionale con ‘Notte Stellata’, 1889, fino ai lavori ultimi come ‘Campo di grano con volo di corvi’, 1890. Il tutto supportato da musiche suggestive ad accompagnare l’intero viaggio nella vita di Van Gogh attraverso la sua arte.

Vita e Arte erano diventate per il pittore un’unità indissolubile. Fare arte non significava altro per Lui che dipingere ed esprimere la vita. Non a caso Van Gogh viene definito dalla critica il primo Espressionista. Aveva fallito in tutto per la società dell’epoca e, probabilmente, sarebbe stato lo stesso anche per la società attuale.

La follia ha rappresentato l’angolo a portata di mano in cui relegare un reietto, una personalità scomoda e poco traducibile come la sua. Angolo che, alla fine, è risultato più confortevole della realtà anche per l’artista stesso.

È questo ciò che viene fuori dall’opera teatrale di Mirko Di Martino in un racconto rivolto al disvelamento dei valori, dei principi e del pensiero che caratterizzarono l’artista, alla conoscenza della sua indole introspettiva, analitica ed espressiva allo stesso tempo.

Nel maggio 1889, Vincent si fa ricoverare spontaneamente nel manicomio di Saint Paul de Mausole, nei pressi di Saint Rémy de Provence. Theo, il fratello minore, paga per lui stanze e soggiorni. L’Artista può dipingere e uscire soltanto sotto sorveglianza.

Lo spettacolo è un continuo rimando ad aneddoti della vita personale di Van Gogh attraverso il rapporto dialettico costante con gli altri personaggi, tutti magistralmente interpretati dalla sola attrice Laura Pagliara che è suora che gli somministra cure, lo assiste, lo istiga al confronto e alla riflessione; cugina di cui si innamorò fino a chiederne la mano e Theo, fratello al quale sarà profondamente legato per tutta la vita.

Claudio Fidia nei panni di Van Gogh metterà in luce gli aspetti fondamentali che determinarono lo sviluppo personale dell’artista. Il rapporto conflittuale con il padre, Theodorus, pastore protestante, e con la Chiesa tutta definendone gli uomini appartenenti

Materialisti senza cuore.

Ne esalta egregiamente gli ideali socialisti a proposito delle esperienze tra contadini e minatori, ne eleva il bisogno di spiritualità più che di religione a movente della sua pittura.

Vincent Van Gogh ottenne il dovuto riconoscimento solo dopo la morte. Il pubblico borghese di cui in vita aveva negato i valori riuscì a recepirne l’opera. In fin dei conti, incarnava in modo esemplare quel disagio che, di tanto in tanto, coglie tutti di fronte alla realtà.

Il primogenito del pastore protestante Theodorus Van Gogh e di sua moglie Cornelia era nato morto. Esattamente un anno dopo, il 30 marzo 1853, la donna diede alla luce un altro maschio al quale fu imposto lo stesso nome del precedente, Vincent Willem Van Gogh. Questo evento segnò il suo destino prima ancora che nascesse.

Straordinaria, come sempre, la scrittura di Mirko Di Martino così come anche le scelte registiche.

Bella ed essenziale la scenografia con solo un letto al centro della scena. Complimenti a Gilda Cerullo, con gli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Giorgia Lauro, Chiara Rodriquez, Giovanna Barbato, Sergio Busacca, Stella Calculli.
Meraviglioso il gioco di luci e suoni all’interno della cornice suggestiva della Basilica di San Giovanni Maggiore. Accuratissimi i costumi di Annalisa Ciaramella.

Lo spettacolo sarà in scena ancora il 1° e l’8 dicembre, ore 19:00, sempre presso la Basilica di San Giovanni Maggiore di Napoli.

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Marilena Scuotto

Autore Marilena Scuotto

Marilena Scuotto nasce a Torre del Greco in provincia di Napoli il 30 luglio del 1985. Archeologa e scrittrice, vive dal 2004 al 2014 sui cantieri archeologici di diversi paesi: Yemen, Oman, Isole Cicladi e Italia. Nel 2009, durante gli studi universitari pisani, entra a far parte della redazione della rivista letteraria Aeolo, scrivendo contemporaneamente per giornali, uffici stampa e testate on-line. L’attivismo politico ha rappresentato per l’autore una imprescindibile costante, che lo porterà alla frattura con il mondo accademico a sei mesi dal conseguimento del titolo di dottore di ricerca.
Da novembre 2015 a marzo 2016 ha lavorato presso l’agenzia di stampa Omninapoli e attualmente scrive e collabora per il quotidiano nazionale on-line ExPartibus.