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Storicità del diritto 1 – Seconda parte

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Paolo Grossi (marzo 2006)

Secondo Grossi, il vero referente del diritto resta la società, anche se nella complicata civiltà moderna esso ci appare collegato con lo Stato o con entità sovra-statuali. Complessità del diritto speculare alla complessità della società con la riscoperta preziosa di quel pluralismo giuridico cancellato dallo stesso monismo giuridico illuministico e rivoluzionario. Il monismo giuridico, infatti, riduceva la giuridicità nel solo cono d’ombra dello Stato, relegando nell’irrilevanza giuridica tutto ciò che non provenisse dal suo seno e con il suo avallo. La stessa Chiesa di Roma è stato sminuito all’infimo rango di una delle tante associazioni all’interno dello Stato e sottoposta in tutto alla sua volontà normativa; lo stesso diritto è stato ridotto in una “sistemazione immobilizzante chiamata “Codice”, un testo tendente alla completezza e all’autosufficienza, un corpo statico di regole generali, astratte e rigide, controllabili dal potere, certe e chiare da dover essere obbedite senza elusioni”. Naturale che oggi si discuta tanto di Codici ponendosi il problema dell’adeguatezza o meno di una fonte così datata, speculare ad paoloun certo momento storico, ad una certa civiltà ed ideologia giuridica. Il tempo odierno si colloca per il giurista, in una sorta di spartiacque: una crisi profonda dello Stato e, conseguentemente, della legge. La complessità straripante ed il rapidissimo mutamento sociale, economico, politico, tecnico provocano un’instabilità che inevitabilmente insidia le vecchie certezze, dissacra i dogmi venerabili e venerati, dischiudendo però anche nuovi scenari e nuovi protagonisti. “Ne è scosso – rimarca Grossi – soprattutto il sacrario delle fonti, sacrario perché assolutamente intoccabile nel corso della monastica civiltà giuridica borghese”. Le fonti, prima rigidamente disposte secondo una specifica scansione gerarchica, diventano un’incontrollata realtà plurale accostabile a quella nuovissima della rete, dove i nuovi giuristi “trovano una perfetta corrispondenza con il nuovo tipo di relazioni fra le fonti che è di interconnessione e non di gerarchia”. Si arriva così al rinvigorimento di fonti: il giudice, l’applicatore per eccellenza, il personaggio immerso nella vita del diritto, torna al suo ruolo primario e la legge si immerge nell’esperienza diventando norma di vita; il maestro, lo scienziato, relegando in un passato dimenticabile la prigionia sterile dell’esegesi, è chiamato ad individuare e definire i “principi”, fonte duttile di cui la società ha bisogno; il pratico, accezione ampliata fino all’uomo d’affari, diviene artefice di strumenti dettati dal buonsenso e da necessità economiche. Il paesaggio giuridico, evidenzia Grossi, ora è complesso proprio perché deve esprimere la complessità sociale, la cui ricchezza si trasmette all’ordinamento giuridico. Presuntuoso sì lo Stato nel pretendere il monopolio del giuridico, ma altrettanto arroganti  i nuovi potentati economici che, puntando tutto sul maggior profitto possibile, non si curano affatto del rispetto della persona umana o della solidarietà fraterna, “prescindendo disinvoltamente dai costi sul piano etico e sociale”. Il diritto sta ritrovando quella dimensione naturale della storicità che le scelte strategiche della modernità borghese avevano impietosamente sacrificato, limitatndolo, grazie al mito della legalità più stretta, a strumento di controllo sociale. “Lo storico -conclude Grossi – guarda all’indubbia crisi contemporanea come ad un momento fertile di futuro, che impone insieme vigilanza e coraggio, ma in cui il ruolo del giurista appare insostituibile per impedire la rissa degli egoismi e una confusione dannosa all’ordinato maturarsi di una società rinnovata”.

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Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.