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Spiritualità o Materialismo?

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Spiritualità o Materialismo?


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La Confusione tra Percorso Interiore ed Esteriore

È difficile rendersene conto ma non è affatto raro che un ricercatore spirituale confonda il cammino interiore con il desiderio di appagamento materialistico.

Per meglio comprendere quanto affermato partiamo dalla base.

Il cammino spirituale dovrebbe essere un metodo per condurre la mente da uno stato di dolore ad una maggiore felicità, pace o, quanto meno, serenità.

Una mente indisciplinata, che non obbedisce ai nostri comandi, ci condurrà ovunque, anche nella rabbia o nella sofferenza, ed è perciò raccomandabile imparare a conoscerla affinché si possa combattere l’ignoranza emotiva la quale, automaticamente, ci obbligherà a comportamenti ed atteggiamenti nocivi, per noi stessi e per gli altri.

Non importa se abbiamo una fede, se siamo atei, bianchi o neri, orientali od occidentali, poiché è necessità di tutti conoscere la propria mente, se non si vuole soffrire a causa delle “subdole provocazioni” dell’inconscio.

Avvicinarsi ad un percorso spirituale, per il piacere di esibirsi intellettualmente, o per ottenere poteri occulti, non è molto diverso dal voler comprare qualunque bene materiale allo scopo di sentirsi più importanti.

Ecco perché diventa indispensabile imparare ad investigare dentro di noi.

Non è il dichiarare di fare un percorso, piuttosto che un altro, a renderci migliori.

Dobbiamo saperci fare le domande giuste.

In che modo penso, parlo e agisco? Con quali motivazioni?

Dobbiamo avere il coraggio di analizzare noi stessi anche in dettaglio.

Ogni tanto mi sento dire:

Io pratico una meditazione molto potente, recito quel favoloso mantra!

Benissimo, dico io, ma dove ti sta portando quello che fai?

La tua pratica ti sta insegnando ad agire e ad impegnarti in modo corretto?

Ti conduce a realizzazioni davvero spirituali come l’amore, la compassione e la saggezza?

Le idee sbagliate in merito al cammino spirituale provocano un inquinamento mentale dal quale è difficile uscire, poiché le convinzioni dettate dall’orgoglio si radicano corroborate da un sottile piacere.

Tutti noi desideriamo la felicità, ma la stiamo cercando nel posto giusto?

La cosiddetta pace interiore non si trova tra le “etichette” di un percorso spirituale dal nome altisonante, bensì dentro di noi e sarà del tutto inutile vantarsi di fare questo o quello se la nostra anima non sarà realmente pacificata.

La quiete interiore potrebbe essere qui, e magari noi la stiamo cercando di là, da un’altra parte.

Crediamo di poterla ottenere con qualche potere miracoloso?

Pensiamo di affrancarla alla nostra mente solo perché meditiamo per ore e ore o perché recitiamo un particolare mantra piuttosto che un altro?

In tal caso ci stiamo lasciando abbindolare dai subdoli giochi mentali e, in questo modo, anche se qualcuno non lo vuole ammettere, non la troveremo mai; ecco perché è importante chiedersi se stiamo cercando la felicità, o una condizione migliore, dove realmente può essere trovata.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.