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Social e politica

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Social e politica


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È infatti evidente il rilievo preminente assunto dal servizio di Facebook (o di altri social network ad esso collegati) con riferimento all’attuazione di principi cardine essenziali dell’ordinamento come quello del pluralismo dei partiti politici (49 Cost.), al punto che il soggetto che non è presente su Facebook è di fatto escluso (o fortemente limitato) dal dibattito politico italiano, come testimoniato dal fatto che la quasi totalità degli esponenti politici italiani quotidianamente affida alla propria pagina Facebook i messaggi politici e la diffusione delle idee del proprio movimento.

Il brano che avete letto è estratto da un provvedimento con il quale, già nel 2019, il Tribunale di Roma ordinava a Facebook Italia di rimettere online la pagina della nota associazione Casa Pound, oscurata perché, a dire della società di gestione della piattaforma, pubblicava contenuti in violazione delle Condizioni d’Uso e degli Standard della Community, che vietano espressamente le organizzazioni che incitano all’odio, e avrebbero divulgato contenuti di incitazione all’odio e alla violenza attraverso la promozione degli scopi e delle finalità dell’Associazione stessa.

Con una motivazione giuridicamente interessante, i giudici della capitale hanno posto in evidenza come Facebook e l’utente, ma lo stesso vale per tutte le piattaforme, hanno rapporti contrattuali disciplinati dalle regole generali del diritto civile. Ma non è questa la sede per dibattere di commi e cavilli.

Ciò che emerge è come il tribunale abbia sancito, con un provvedimento passato in giudicato e posto quindi le basi di un precedente importante, che i social sono diventati la piazza principale del dibattito politico.

Forse già lo pensavamo quando abbiamo visto un partito politico, poi salito al governo, nascere proprio sui social. E non avevamo ancora assistito alle polemiche successive al ban di Donald Trump da parte di Twitter evento che, in base a questa pronuncia, in Italia non sarebbe potuto accadere.

I social media sono diventati un luogo importante per il dibattito e l’attività politica. Piattaforme come Facebook, Twitter, Instagram e altri hanno fornito un ambiente in cui le persone possono condividere opinioni politiche, partecipare a discussioni, seguire notizie e interagire con rappresentanti politici.

E, ovviamente, i primi a cavalcare ciò sono stati proprio i politici, che li hanno scelti come veicolo ideale per portare i propri messaggi. La campagne elettorali sono gestite da social media manager e altri esperti di comunicazione che sanno come muoversi online per rendere virali i contenuti migliori per i propri candidati

I social media offrono un’ampia visibilità e accessibilità, consentendo a politici, attivisti e cittadini di raggiungere un vasto pubblico in tempo reale.

Tuttavia, va notato che l’uso dei social media nella politica può anche presentare criticità come la diffusione di disinformazione, la polarizzazione e la creazione di “bolle informative” in cui le persone sono esposte principalmente a opinioni simili alle loro, andando così a influenzare i processi decisionali.

Non possiamo, inoltre, escludere che si possano creare campagne social allo scopo di screditare l’altra parte, magari proprio con la diffusione di fake news create ad arte e diffuse grazie all’anonimato che può essere garantito sulla rete.

Sono scomparse le piazze dove, una volta, si tenevano comizi o adunate “oceaniche” in cui anche il numero dei presenti aveva un significato.

Sono sparite le tribune politiche ed elettorali di una volta nel corso delle quali i candidati dei vari partiti dibattevano in maniera veemente ma rispettosa dell’avversario, non certo come accade nei talk show e nei programmi in cui vince solo chi strilla più dell’altro.

Oggi, la vera campagna elettorale si fa online e i social media hanno sicuramente cambiato il modo in cui la politica è condotta e come le persone partecipano al dibattito pubblico, offrendo un’arena digitale per esprimere idee, condividere notizie e influenzare l’opinione pubblica.

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Autore Gianni Dell'Aiuto

Gianni Dell'Aiuto (Volterra, 1965), avvocato, giurista d'impresa specializzato nelle problematiche della rete. Di origine toscana, vive e lavora prevalentemente a Roma. Ha da sempre affiancato alla professione forense una proficua attività letteraria e di divulgazione. Ha dedicato due libri all'Homo Googlis, definizione da lui stesso creata, il protagonista della rivoluzione digitale, l'uomo con lo smartphone in mano.