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Massimo Masiello dà vita a Bindi al teatro Sancarluccio

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La suggestione delle note di Bindi rivive nell’opera di Cesario e Mocciola

Da ieri sera e fino a domenica 31 maggio al Nuovo Teatro Sancarluccio andrà in scena un’opera che ripercorre la sofferenza del grande Umberto Bindi, emarginato dal mondo dello spettacolo perché omosessuale, “Gli amici se ne vanno – Le note ineguali di Umberto Bindi”.  

masielloI nostri più vivi complimenti agli autori, Gianmarco Cesario e Antonio Mocciola, che con estrema delicatezza, equilibrio e tatto hanno toccato argomenti spinosi come omofobia, pregiudizi, ostracismo. Complice nella perfetta riuscita della rappresentazione è il regista nonché protagonista dell’opera, Massimo Masiello, che impersona appunto Bindi. Un gran lavoro di squadra, a cominciare dalle scene di Francesco Esposito, per passare al disegno luci di Magaride, per concludere poi con l’aiuto regia di Gingy Comune. Un’ora è volata via tra riflessioni amare e drammaticamente attuali di Bindi che, in prima persona, si racconta nello scorrere del tempo. Qualche data necessaria per collocare gli eventi narrati, mentre dal dopoguerra si passa ai favolosi anni ’60 per arrivare ai giorni nostri con lui che si augura che nel 2015 questa chiusura mentale possa essere solo ormai un lontano ricordo. Si accenna all’evento tragico della morte della madre, uccisa da un colpo di fucile in casa, così come alla sua incostanza nel mettere radici e alla continua frenesia nei trasferimenti di casa in casa. Si citano poi alcuni amici veri: Mina, altrettanto discussa nella sua condizione di madre prima ancora che moglie, Gino Paoli, Bruno Lauzi, Fabrizio De André. Più che ripercorrerne solo la vita, si è attenti a tramettere le emozioni personali e la magia perenne della musica.

Il tutto è riportato senza inutili pesantezze o sterili polemiche, piuttosto con dolcezza e intensità. Splendido il contrasto tra la bellissima e poderosa voce dal vivo di Massimo Masiello e le melodiche registrazioni in sottofondo. Si respirano amore, malinconia e sensibilità quando racconta dell’esilio forzato dalle scene, ma anche voglia di un riscatto che purtroppo non arriverà mai del tutto, nonostante la sua ultima presenza al Festival di Sanremo risulti comunque una vittoria, indipendentemente dal fatto che nella competizione sia arrivato ultimo.

Lo spettacolo ci ha regalato una serie di spunti riflessivi. Ottima la scelta del testo e delle canzoni interpretate, così come le atmosfere ricreate dei “ricordi e del bianco e nero”, “sperando che la vicenda umana ed artistica di Umberto resti solo un tragico esempio di un’Italia che non c’è più”.

Il pubblico apprezza e molto. Ma l’ultimo applauso, il più caloroso, quello va, senza dubbio, ad Umberto Bindi.

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