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Mariangela e Vincenzo Cacace, l’Arte nel DNA

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Mariangela Cacace e Vincenzo Cacace


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Intervista ai due pittori, figlia e padre, in esposizione a ‘La Via della Seta dell’Arte a Himeji’

Da venerdì 2 a domenica 11 luglio 2021, ore 10:00 – 17:00, ore 15:00 l’ultimo giorno, presso lo splendido Castello di Himeji, Patrimonio dell’Umanità, si terrà la VII Biennale di Arte Moderna ‘La Via della Seta dell’Arte a Himeji’, suggestivo progetto inaugurato nel 2008 da Shikama Koziro.

Nato a Takasago City Hyogo nel 1941, laureato al Kanazava Art College in scultura nel 1964, vanta una carriera di ricerca estetica di oltre 50 anni ed ha esposto ovunque nel mondo, dall’Europa al Sud America. Nel Paese del Sol Levante è presente alle più importanti mostre ed è membro della Japan Art Association, del Comitato Niki e rappresentante della Biennale di Arte Moderna del Castello di Himeji.

Ciò che Shikama Koziro lamenta, anche a detta del pittore Michiko Fukumoto, membro del comitato della Biennale che espone dalla prima edizione del 2008, è che la società contemporanea sta alterando le usuali modalità di fruizione dell’arte. Troppo spesso, infatti, le opere vengono mostrate online o in video, perdendo, di fatto, la possibilità di creare quel flusso magico, empatico, immediato che, naturalmente, si instaura tra il fruitore e il capolavoro stesso.

Al contrario, è di fondamentale importanza ammirarli di persona ed interagire, magari, anche con gli stessi creatori, che sono così in grado di chiarire il loro messaggio e soddisfare tutte le curiosità dei visitatori. Saranno utilizzate sei stanze del prestigioso maniero, che tolti i tramezzi, diventeranno due grandi ambienti, dove saranno esibiti dipinti, sculture, stampe e fotografie.

Come ci spiega ancora Michiko, Shikama è solito recarsi frequentemente all’estero e dai suoi incontri con alcuni artisti in Stati Uniti, Corea, Russia, Messico, Germania, Bangladesh, Belgio e Italia, ha scelto i protagonisti di questa edizione.

Il suo intento è cercare di scoprire nuovi talenti e dare il giusto rilievo a quelli già affermati. Innovazione è una delle parole chiave della sua poetica: far luce anche sulla gente comune, trovarsi nello stesso spazio, sentire la stessa atmosfera, divertirsi ed inviare l’arte in tutto il mondo.

'La Via della Seta dell'Arte a Himeji'
‘La Via della Seta dell’Arte a Himeji’

In merito alla VII Biennale di Arte Contemporanea del Castello di Himeji Patrimonio Mondiale 2021, Shikama afferma:

Inizialmente programmata per il giugno 2020, è stata inevitabilmente annullata a causa della diffusione del Coronavirus. Non abbiamo idea di come evolverà il virus quest’anno. Tuttavia, come esseri umani abbiamo superato molte volte crisi potenzialmente letali.

Lo sviluppo della scienza e della tecnologia e il progresso della medicina sono necessari per superare questa situazione. Ciò che ci rende diversi dagli altri organismi viventi è che siamo costituiti di pensiero ed emozione, forze vitali molto più grandi dell’energia fisica. Per noi l’Arte e la Scienza sono essenziali.

La VII Biennale d’Arte Contemporanea del Castello di Himeji si tiene ormai da 14 anni. Sentiamo spesso dire ai visitatori: “Quanta originalità!”

Gli artisti sono sempre alla ricerca della fase successiva, lontano dai valori e dalle forme esistenti. Qualcosa che catturi il cuore, stimoli e lavori sul cervello.

L’energia della creazione è perenne e le attività non si fermano mai. Himeji è una preziosa opportunità, poiché il numero di luoghi in cui presentare le proprie opere sta diminuendo. Il dialogo nell’arte è la porta verso il futuro che sta per iniziare.

'La Via della Seta dell'Arte a Himeji'
‘La Via della Seta dell’Arte a Himeji’

Tra gli esteti di questa VII edizione otto i rappresentanti del Belpaese: Antonella Magliozzi, Francesco Pernice, Francesco Zaccone, Kika Bohr, Maria Amalia Cangiano, Stefania Fantone, Mariangela Cacace e Vincenzo Cacace.

La nostra attenzione si focalizza sui campani Mariangela e Vincenzo Cacace, figlia e padre a cui ci lega un rapporto privilegiato e di affettuosa condivisione d’intenti, residenti nel casertano.

Oltre alle squisite doti stilistiche, capaci di squarciare infiniti universi emotivi facendo scaturire un insieme di interrogativi esistenziali, ne apprezziamo sensibilità, arguzia ed infinita cultura.

Partiamo proprio da Mariangela. Sollecitata amorevolmente dal genitore che ne ha scorto, da subito, il grande potenziale, si è laureata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Osvaldo Petricciuolo e Giulio Baffi ed attualmente lavora come docente di Arte e Disegno.

Mariangela Cacace, Esser Sorta e poi Scomparsa, cm.106x120
Mariangela Cacace, Esser Sorta e poi Scomparsa, cm.106×120

Mariangela, come mai tra tutti i tuoi lavori hai deciso di esporre proprio Esser Sorta e poi Scomparsa’, olio su tela, cm 106×120, realizzato nel 2014? Perché questo titolo? In genere si parla di morte e di rinascita, tu, invece, fai il contrario, ‘sorgi’ per ‘scomparire’, perché?

‘Esser Sorta e poi Scomparsa’ ci racconta dei luoghi mitologici. Tra tutte le terre leggendarie, il mito di Atlantide – come La Via della Seta – è quello che più ha sollecitato la mia fantasia. Naturalmente, a rafforzare sempre di più il mistero avvolto intorno alla leggenda, è stata la persuasione che un luogo scomparso sia davvero esistito e che sia difficile ritrovarne le tracce, perché sprofondato nel mare.

Che sul nostro pianeta ci siano state terre emerse poi sparite non è certo ipotesi stramba. 225 milioni di anni fa esisteva la Pangea, che poi ha iniziato a scindersi dando lentamente origine ai continenti che conosciamo oggi. Questo è quanto ci dice la scienza. Il Mito, invece, ci racconta di superfici che potrebbero Esser Sorte e poi Scomparse. Naturalmente Atlantide rappresenta il racconto di tutto ciò che, per periodi più o meno lunghi nella nostra vita, ci circonda e che, da ‘inconoscibile’, si trasfigura in ‘fenomeno’, varca, cioè, la linea di confine che separa il mondo ignoto da quello che costituisce il nostro ‘ambiente’, di cui siamo parte.

La linea, l’orizzonte: Orizzonte degli Eventi, Mito.

Niente di più fuorviante che usare il termine mito come sinonimo di evento irreale o fantastico o leggendario; è, piuttosto, ciò che aggrega un pulviscolo di fatti nel profilo di una figura leggibile. In un certo senso è ciò che porta l’indistinto di ciò che accade, la cosa in sé, alla forma compiuta di ciò che è reale. È sì è un prodotto dell’uomo, ma scambiare artificiale per irreale è sciocco. Per questo, è forse la creatura più vera che ci sia.

Il gesto con cui grandi comunità di umani riescono a costruire un mito risulta in larga parte misterioso. Difficili da decifrare sono le ragioni per cui lo fanno e i tempi che scelgono per farlo. Tuttavia, la precisione, e spesso la bellezza, del prodotto finale, unitamente all’impressionante complessità di cause che lo generano, dà alle creature leggendarie una tale statura che, non di rado, sono state trattate come Divinità. In questa dinamica è inscritto che nel produrne uno gli uomini divengono più di ciò che sono.

Dove non c’è creazione mitica gli umani si arrestano. Come bloccati da un incantesimo.

Si tratta di una tela in cui il tripudio di colori, giocando su sfumature al limite dell’ossimorico, rende a primo acchito, quasi impercettibili le forme, permettendo una molteplicità interpretativa che lascia aperte più chiavi di lettura. Quanto questo effetto è stato voluto e ricercato, quanto, invece, è stato il frutto di una sorta di ‘estasi mistica del sacro fuoco dell’Arte’?

È stato il frutto di studi, di ricerche e di esperienze compiute negli anni, fin dall’infanzia. Non credo nell”estasi mistica del sacro fuoco dell’Arte’, ma sono convinta che l’Arte sia il risultato di approfondimenti ed esperienze maturate nel corso del tempo, attraverso la frequentazione e la vicinanza di Opere e Artisti.

È la Vita che ci prende per mano e ci conduce verso un altro arcano, quello della coscienza, che, come uno scorrere ininterrotto, varia senza tregua e ricrea, indefinitamente, se stesso.

È questo il senso del Tempo, in cui il pensiero si disgela e prende corpo in immagini che attraversano lo spazio come lamine di luce. Sono paesaggi pervasi dal mistero in cui l’esperienza sorprendente del divenire si consuma in una solitudine quasi ascetica. ‘Paesaggi’ che nascono nel fluire libero del colore sulla tela, in strati serrati.

Nei miei lavori il segno assume un ruolo fondamentale, per il venire dietro immediato della mano alla mente, e, allo stesso tempo, il sorprenderla. Il prevalere del fare. Scaturisce dalla volontà di esprimersi liberamente, a partire da un momento iniziale, dal quale si dispiega nei ritmi e nelle cadenze di un linguaggio polisemico, in una distillazione di tratti, tra l’evanescenza e la dilatazione, la fragilità e l’evidenza. Non è mai casuale, né automatico, si irradia nello spazio come un cifrario dell’anima. Un ‘miraggio’.

Più punti di fuga, più prospettive, più dimensioni, più universi, più percorsi: impossibile trovare un inizio e una fine. Prismi che diventano vulcani ma anche tende di un circo se non addirittura mappamondi, una figura impalpabile che cinge sul capo una corona che sembra ricordare quella di Nefertiti, che soffia come stesse spiegando le vele al vento, ma anche omaggi al genio di Leonardo. Gli elementi naturali ci sono tutti e declinati all’infinito, secondo una disposizione che solo apparentemente è accidentale, ma che, invece, trova fondamento nella tua attività di scenografa teatrale, sbaglio?

È vero. Anche la mia formazione da scenografa ha contribuito allo sviluppo del mio modo di fare e pensare Arte. Come ho già accennato, ogni esperienza o studio concorre alla realizzazione di un’opera. In ogni lavoro è presente tutto ciò.

Il dinamismo dovuto alla molteplicità dei punti di fuga, nasce come espediente tecnico in ambito teatrale, ma è senz’altro la ricerca di una pittorica ‘complessità dialogante’.

Quello della ricerca costante è, di fatto, un mio vero e proprio progetto. Mi affido al segno astratto e informale, non solo come espansione di una pura sensitività o come trascrizione di una progressiva suggestione intuitiva, ma come tensione fondante e consapevole verso un equilibrio tra forma e sguardo.

La ricerca, per molti versi leonardesca, della perfetta proporzione, dà forma all’Opera. Sicuro strumento per la definizione degli spazi e la disposizione delle figure, numeri e geometrie ne costruiscono il senso profondo. Un viaggio appassionante nella ‘regola d’arte’ dell’antico sapere attraverso un percorso operativo che trattiene, nella componibilità delle cifre, consonanze armoniche.

Appena accennata, in lontananza, la figura di un colosso mitologico, che ricorda molto quelli dipinti da tuo padre. Quanto devi a lui professionalmente? Quanto ti ha lasciata libera di assecondare le tue innate doti artistiche e come e verso cosa ti ha indirizzata, invece? Quale il suo più grande insegnamento?

A papà devo tutto. Il Colosso che tu intravedi all’interno del dipinto è sicuramente lui: mio padre. Come un vero maestro mi ha educata, fin dalla più tenera età, al piacere della bellezza, guidando la mia sensibilità verso gli orizzonti dell’Arte.

Sono fermamente convinta che la mia formazione sia figlia di tutto ciò, figlia matura e indipendente di una scuola nobile e felice, del “magistero” di un padre – pittore, scrittore, critico e storico dell’arte – raffinato maieuta di molti nuovi, coltissimi dipinti dove le finezze citazioniste, i rimandi alla tradizione storica, gli affondi letterari, poetici, sacrali, esprimono una continuità viva con il passato, se non l’unica possibilità di sondare, in profondità, le angosce o i più pacifici silenzi del tempo vissuto, di essere pienamente contemporanei, di vivere l’arte come intima persuasione.

Il suo più grande insegnamento? Vivi la Vita.

Cosa impariamo dai maestri? L’amore per lo studio, per la ricerca… sicuramente l’Amore per la Bellezza.

Passiamo ora al primo e focale cardine del cammino intrapreso da Mariangela, Vincenzo appunto. Diplomato all’Istituto d’Arte di Torre del Greco (NA) e all’Accademia di Belle Arti di Napoli è stato allievo di Bresciani, Brancaccio, Barisani, ricevendo giudizi positivi ed apprezzamenti anche da Aligi Sassu. Partecipa alla vita artistica italiana dal 1964.

Vincenzo Cacace, Eidetiche riduzioni e sogno, olio su tela, cm. 70x50
Vincenzo Cacace, Eidetiche riduzioni e sogno, olio su tela, cm. 70×50

Vincenzo, nell’arco della tua prolifica carriera, che dura con successo da 57 anni, hai esposto in innumerevoli mostre e collettive, in Italia e all’estero, insieme a Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Ugo Attardi, vincendo numerosi premi nazionali ed internazionali. A questo punto del tuo percorso professionale, come si colloca la tappa della Biennale di Arte Moderna del Castello di Himeji? Perché portare in Giappone proprio ‘Eidetiche riduzioni e sogno’, olio su tela, cm. 70×50?

Devo però chiarire, rispondendo a questa tua domanda, che apre una parentesi ampia e documentata sulla mia vicenda umana ed artistica… umana per il sentimento dei giorni vissuti che sempre camminano paralleli al modo di organizzare il proprio fare… ed artistica per definizione specifica al mio impegno massimo nella pittura, che è stato sempre quello di accorpare dati della Conoscenza, anche da quegli eventi che mi accumunavano,  vuoi per caso, vuoi per scelta di quella critica che ha voluto premiarmi con l’inserimento in grandi mostre e quindi con la vicinanza a quegli Artisti… Grandi, che erano il mio mito sin dall’età in cui muovevo i primi passi nell’Espressione artistica e nei suoi svariati linguaggi… e de Chirico, tra quelli che tu hai citato, è per me la punta massima… ritenendolo ancora talmente geniale e… da scoprire interamente, in un mondo che corre troppo catalogando… e seppellendo tutto sotto la polvere, con la propria superficialità!

L’invito che mi è stato fatto attraverso un canale così autorevole come la Galleria di Arte contemporanea di Gaeta (LT), intitolata recentemente ad Antonio Sapone, mi onora e, quindi, accettandolo con grande entusiasmo, ho pensato di partecipare alla Biennale con un’opera che fra tutte più mi rappresenta, come linguaggio pittorico e sapienziale, apice di una ricerca percorsa convintamente, in assoluta solitudine, estraniata dalle mode.

Sempre ammirato, affascinato dalla calligrafia che emerge già all’origine dell’espressione. Cerco di essere un apprendista, che, assimilata la lezione dei Grandi, ora tenta di conciliarsi come maestro per se stesso… ma sempre in modo severo… inflessibile.

Il filo animico interiore “È” la mia vera avanguardia… il Sogno il mio spazio… l’Amore per la Bellezza il mio Traguardo.

Che rapporto hai con Shikama Koziro, che, tra l’altro, ha tenuto una personale nella Pinacoteca che hai citato, luogo a te molto caro, e con Michiko Fukumoto, che espone con te nel Castello Patrimonio dell’Umanità?

Ci siamo conosciuti a Gaeta in un incontro gestito dal carissimo amico Antonio Lieto, il sensibilissimo Direttore della Galleria d’Arte Contemporanea cittadina, che si spende sempre senza tregua per creare momenti di Aggregazione e di Cultura per arricchire, con tendenze senza confini, una terra già straripante di tradizioni, alla quale offre, inoltre, la sua illuminante opera di osmosi.

In quell’occasione si inaugurava la mostra di Sikama Toshiro e da Michiho Fukumoto abbiamo avuto l’anticipazione della Biennale, che poi è stata rimandata a causa della pandemia.

Ora finalmente questo entusiasmante progetto riparte… E possiamo, tutti gli artisti di tutte le tendenze, offrire il nostro contributo di Arte e di Pensiero al Patrimonio Generale dell’Umanità… ognuno con un suo personale, piccolo mattone… coscienti d’esser parte di una Grande Costruzione.

L’Arte è davvero senza frontiere!

I tuoi lavori, indicativi della dimensione che si va ad esplorare, indagano il senso nascosto delle cose, la ‘sub linea’, la visione di chi sta ‘dentro le arterie arcane’ a percepire una dimensione invisibile sotto la pelle dei dati apparenti, oggettivizzati dalla nuda cronaca, per provare ad aprire le serrature della sapienzialità, descrivendo la Bellezza del viaggio nella Conoscenza ma proteggendone l’Anima Interna. Filosofia che sfocia nella pittura, intrecciando miti e movimenti allotropici, metafisica che si sublima nel Duende di Lorca o Alchimia pittorica di universi paralleli? Tutto questo o forse niente di questo?

Sono lusingato dal fatto che tu abbia visionato attentamente il mio lavoro, in quest’opera della Biennale ed altre della mia produzione artistica… che sarei tentato di non aggiungere altro alla tua domanda.

Infatti, è proprio l’incentivazione per tutti, nell’aprire un dialogo con l’Arte e gli aspetti reconditi della Realtà e non solo quelli dell’evidenza, ad essere attenti e “speculativi” il fine che mi impegno sempre a sostenere.

Un’Arte che non sia una mera decorazione stilistica, ma un percorso per l’Anima a consolidarsi in un progetto di Spiritualità Universale.

Lo so… sono parole importanti ma, a loro, appunto, si deve tendere per riuscire ad afferrare anche solo una piccola parte del pulviscolo che lascia sulla terra il cammino dell’Eternità!

L’Amore permea tutte le tue tele, che sia rivolto all’Universo, in senso assoluto, o alla tua Musa, compagna di vita da 50 anni, l’incantevole Cira. Quanto sarebbe diversa la tua Arte, se lei non ti fosse accanto lungo la strada che conduce alla crescita e al perfezionamento di Sé? Quanto e come il vostro intenso legame influenza ogni pennellata, ogni Trasmutazione, ogni flusso animico, ogni immagine rischiarante di possibilità inespresse, ogni uscita dal labirinto dell’anima, ogni libero pensiero, ogni abbraccio che ricongiunge cielo e terra, alto e basso?

Il nascere alla vita è sempre un atto d’amore… non dovremmo mai dimenticarlo… anche quando ciò avviene a causa di un atto di violenza… solo l’Amore può coordinare armonicamente tutte le forze, anche quelle che agiscono nella natura interna, organica e quindi si manifesta nell’impastare la materia, prima informe e poi modellata dalla Grande Arte della Natura, che è il sorgere alla Vita… della Vita stessa… perché ognuno di noi ne è parte integrante.

È il dantesco “Amor che tutto move”… lo stesso che “move il Sole e l’altre stelle”… ma riportato in terra!

E soprattutto la Donna, in maniera palese ed Arcana, misteriosa… è tutto questo… e aggiungo che, specialmente le donne stesse dovrebbero soffermarsi di più a dare valore a tale aspetto.

Sono grato al mio ‘disegno – destino’ per il fatto di avermi regalato una fortuna incredibile nell’accompagnarmi, farmi vivere, esistere al fianco di questo meraviglioso motore del mondo… che mi ha spinto ancora di più a “sondare” l’Essenza che cerco di trasfondere nelle mie opere, cosciente che in quelle tele, in quei pigmenti, non sono solo io a donare qualcosa agli altri ma, anche lei, la mia polarità… non opposta, come comunemente viene definita da una cultura di parte, bensì congiunta.

Una parte del mondo non divisa, non separata, ma saldamente intrecciata in comuni e quindi…”Nostre” radici.

Cira… per me è musa… modella… Essenza indivisibile… e mentre ne parlo… sento che voglio ritrarla ancora… per percepire un suo mistero… l’eterno femminino che, ad ogni istante, evolve e sfugge sempre di più, facendo capolino come una ninfa nel fogliame di un ‘Bosco Parrasio’ e, invitante, lancia il suo richiamo: ‘… ehi, guarda… sono qui!’

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Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.