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Caterina d’Aragona, la regina ripudiata

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Caterina d'Aragona


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Il matrimonio con Arturo

L’infanta Caterina, quinta di sei figli, nata dai re cattolici Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, sin dalla fanciullezza giocò un ruolo fondamentale nella politica estera spagnola.

Ritrovandosi all’età di undici anni ad essere rara merce di scambio, fu promessa ad Arturo, figlio di Enrico VII Tudor, appena uscito trionfante dalla guerra delle due rose.

I “tre matrimoni” con Arturo

Dopo due cerimonie per procura i due giovani finalmente si incontrarono nel 1501 a Londra: re Enrico e il futuro sposo poterono così ammirare la bellezza dell’infanta. Dopo il matrimonio, celebrato nella cattedrale di San Paolo il 14 novembre 1501, la coppia si trasferì nel castello di Ludlow. L’unione, però, durò ben poco: all’inizio di aprile dell’anno successivo un oscuro male – alcuni ipotizzano la tubercolosi – uccise Arturo; Caterina, invece, sopravvisse alla febbre.

Un ostaggio

Dopo la morte di Arturo, re Ferdinando pretendeva indietro metà della dote già pagata. Da parte sua Enrico, che chiedeva l’altra metà, tenne Caterina in Inghilterra quasi come un ostaggio e in condizioni di indigenza nella residenza di Durham House.

Alla morte della madre Isabella, regina di Castiglia, Caterina si ritrovò in una posizione ancora più difficile, in quanto il regno di Castiglia passò a Giovanna, che già versava in precarie condizioni mentali: il re d’Inghilterra, perciò, mirava per suo figlio a un’alleanza matrimoniale più vantaggiosa.
La povera vedova dovette così attendere la morte del suocero, nel 1509, per poter sposare suo cognato, divenuto re Enrico VIII.

Gli aborti e i lutti

La vita di Caterina fu travolta da aborti e lutti: all’inizio del 1510 partorì prematuramente una bambina morta; l’anno successivo il figlio maschio, cui fu dato il nome di Enrico, morì dopo due mesi; nel 1513 non riuscì a portare avanti la gravidanza e, dopo appena un anno, generò un bambino che spirò dopo poche ore.

Nel febbraio del 1516 mise al mondo una bambina sana, Maria, cui il destino avrebbe riservato la corona d’Inghilterra. Nel 1518, infine, la regina partorì un’altra bambina, che sopravvisse pochissimo. Agli occhi del re, l’infelice regina non era stata in grado di generare l’erede Tudor.

Anna Bolena

Caterina, come la madre Isabella aveva fatto con Ferdinando, aveva sempre tollerato le numerose scappatelle di Enrico e sembrava poco preoccupata persino della nascita di figli illegittimi maschi. Tutto cambiò nel 1526 con l’arrivo a corte dell’affascinante Anna Bolena, di cui Enrico si innamorò perdutamente. La Bolena, però, non accettò di essere una delle tante amanti e pretese il matrimonio.

Il divorzio

Enrico, pur di essere libero di sposare Anna, tentò di dimostrare che l’unione con Caterina, dal momento che per la regina si trattava di seconde nozze, era peccaminosa e, quindi, nulla. Nonostante che inizialmente la stessa Chiesa avesse indotto la sovrana a ritirarsi in un convento, dinanzi ad un tribunale ecclesiastico l’orgogliosa Caterina difese la sua regalità, ricordando ad Enrico che al secondo matrimonio era arrivata «fanciulla», e i diritti al trono di Maria. Roma rifiutò il divorzio.

Enrico, che forse era più consumato dalla passione per Anna Bolena che mosso dal desiderio di un erede maschio, sciolse ogni vincolo con Roma e si proclamò Capo della Chiesa Anglicana.

Gli ultimi anni e la morte

Caterina, relegata in piccole residenze e privata delle visite della figlia, mai accettò l’annullamento del vincolo sacro, né riconobbe Anna Bolena come regina. Fervente cattolica e moglie devota, fu amata dal popolo; al contrario, Anna Bolena, che aveva ammaliato il re, era agli occhi dei sudditi una strega e una traditrice.

E con lei il destino fu ancora più crudele che con Caterina: incapace anch’essa di dare alla luce un erede maschio, ripudiata ed accusata di adulterio e tradimento, morì sotto la scure del boia.

La rivincita femminile

Ma, ironia della sorte, il tanto agognato erede di Enrico VIII, Edoardo, nato dalla terza moglie Jane Seymour, morì appena quindicenne.
La storia l’avrebbero così scritta due donne: la figlia di Caterina, Maria la Sanguinaria, e la figlia di Anna Bolena, la grande Elisabetta.

Per approfondimenti:
Antonia Fraser, Le sei mogli di Enrico VIII, trad. P. Mazzarelli, Milano 1995.
A. Weir, Caterina d’Aragona. La vera regina, trad. C. Brovelli, Milano 2019.

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Autore Carmelo Cutolo

Carmelo Cutolo, giornalista pubblicista, dottore di ricerca in Filologia classica, docente di lettere nelle scuole di secondo grado, appassionato di poesia, di ciclismo e di calcio.