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Primo si per il nuovo Senato

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La riforma costituzionale del bicameralismo e del titolo v incassa il si del Senato. Dopo 2 settimane di sedute, grazie ad una “maggioranza allargata”  che conta 183 voti favorevoli, arriva il primo via libera al testo che trasformerà il Senato.  ” Nessuno potrà più fermare il cambiamento iniziato oggi”  ha esultato il Premier Renzi, sottolineando come l’evento ha una portata storica incredibile: è la prima che il Senato vota per cambiare se stesso.

Il fronte degli oppositori ha fatto sentire la sua presenza: il capogruppo M5s ha dichiarato: ” non vogliamo essere complici di questo abominio”, seguito dalla Lega che ha negato la volontà di essere complice con chi ” affossa il Paese”; anche Sel si aggiunge alla lista insieme ad una parte del Pd, dichiarando: ” non vi illudete di aver vinto, questo è solo l’inizio della battaglia”. Il partito che è tornato alla ribalta, come ha dichiarato d’altronde il suo stesso leader, è stato Forza Italia che insieme al Nuovo Centro Destra di Alfano hanno contribuito a creare questa ” maggioranza allargata. Se non fosse stato per Augusto Minzolini, unico dissente che ha lasciato l’aula in segno di protesta, Berlusconi avrebbe riportato alla luce il suo enturage tutto intero. Il punto fondamentale, però, su cui entrambi questi partiti battono sono le preferenze, discussione che però è stata rinviata a settembre quando la riforma riprenderà il suo iter.

La riforma prevede, innanzitutto, che il Senato sarà composto non più da 315 membri, ma da 100 che non saranno eletti dai cittadini ma selezionati tra sindaci (21) e consiglieri regionali (74) e 5 nominati dal Capo dello Stato; resteranno in carica 7 anni ed andranno a sostituire i Senatori a vita, ad eccezione degli ex capi di Stato che continueranno a mantenere seggio ed indennità. Scompare l’indennità parlamentare anche se continueranno a godere dell’immunità. Cambiano anche i poteri dell’aula: non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, non avrà parere vincolante sulle leggi di bilancio. Il voto invece lo conserverà per le riforme costituzionali, per le leggi costituzionali, per le leggi elettorali degli enti locali e per le notifiche dei trattati internazionali. Non avrà il potere di dichiarare lo stato di guerra e non deciderà su amnistia e indulto. Diverso sarà anche il modo in cui verrà eletto il Capo dello Stato: eletto da 630 deputati e 100 senatori; nei primi quattro scrutini serviranno i 2/3 dei voti, nei successivi quattro i 3/5, dal nono sarà sufficiente la maggioranza assoluta. Serviranno 150 mila firme per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare, mentre continueranno a rimanere necessarie 500 mila firme per indicare un referendum abrogativo. Scompariranno le Province e verrà soppresso il Cnel ( Consiglio nazionale dell’economia e  del lavoro).

Monica De Lucia

 

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Autore Monica De Lucia

Monica De Lucia, giornalista pubblicista, laureata in Scienze filosofiche presso l'Università "Federico II" di Napoli.