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Nosferatu, e un giorno arrivò il “terrore” nella Settima Arte

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Nosferatu


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Antesignano del genere horror, ‘Nosferatu’ ebbe una storia travagliata fatta di cause legali e sentenze non del tutto rispettate… per fortuna

Negli anni venti, l’espressionismo tedesco diede vita ad una delle stagioni più floride ed originali per la cinematografia mondiale: grazie a tre pellicole sconvolgenti nacque il cosiddetto filone dei “film di mostri”. Il gabinetto del Dottor Caligari di Robert Wiene, 1919, Il Golem-Come venne al mondo di Paul Wegener, 1920, ma soprattutto ‘Nosferatu – Il vampiro di Murnau’, 1922, mutarono la concezione psicologica dello spettatore cinematografico creando non pochi problemi all’uscita nelle sale.

Da questi capolavori è giusto estrapolare una vera e propria gemma di celluloide come ‘Nosferatu’, il più importante e geniale film vampiresco di tutti i tempi.

Nel 1922 Murnau, allora giovanissimo con alle spalle una sola prova registica, rimase folgorato dal romanzo di Bram Stoker, ‘Dracula’, e decise senza troppe esitazioni di dare vita a questa folgorazione.

Ma i problemi a quei tempi non erano pochi: all’epoca del cinema muto i fondi messi a disposizione dai produttori erano esigui e quasi mai bastavano per pagare i diritti agli autori delle opere letterarie che già allora acquistavano valore inestimabile nel momento in cui questi morivano, come nel caso del ‘Dracula’ di Stoker.

Non bastò questo ostacolo a frenare l’entusiasmo del regista che, pur di cominciare il film, escogitò con lo sceneggiatore Henrik Galeen, non tanto astutamente, un trucco: cambiò i nomi dei personaggi ed alcune situazioni del romanzo. La precauzione fu insufficiente tanto da provocare una causa legale intentata dalla vedova di Stoker che, per plagio, ottenne dal tribunale, nel 1925, la distruzione di tutte le copie esistenti della pellicola.

L’inaccettabile decisione e l’amore per la sua opera costrinsero Murnau ad ignorare il decreto nascondendo una copia del film ed è per merito di quel gesto disobbediente se anche a noi è concessa l’opportunità di vedere un’opera tanto impressionante.

Con il fascino del bianco e nero e la capacità ipnotica del cinema muto, ‘Nosferatu‘ racconta la storia di un agente immobiliare, di nome Hutter, che parte per i Carpazi per vendere una proprietà ad un tanto ricco quanto famigerato Conte Orlok.

Durante il viaggio sono innumerevoli i segnali che indicano al giovane la straordinarietà dell’esperienza che sta per vivere, ma è solo quando si trova di fronte al conte che si accorge di essere alle prese con una forza sovrannaturale. La paura aumenta con il trascorrere del tempo nel castello di Orlok e con gli incubi che si fanno sempre più reali: la scoperta terrificante arriva quando, inoltratosi nelle stanze del conte in pieno giorno, Hutter trova una bara che scoperchiata rivela la vera identità del padrone di casa.

Assalito dal terrore il giovane si rifugia nella propria stanza e risvegliandosi all’improvviso vede la creatura prepararsi per un viaggio in maniera quanto mai insolita: trainato da una carrozza il conte lascia il castello all’interno di quella bara scoperchiata dal suo ospite poche ore prima. Così Hutter decide di tornare a casa, a Brema.

Stessa destinazione per il conte Orlok, che a bordo di un veliero, il Demeter, arriva in porto non prima di aver cancellato ogni traccia di vita da quell’imbarcazione. Con l’imbarcazione a Brema arriva una tremenda peste, con l’imbarcazione a Brema è giunto il conte Orlok; servirà un sacrificio a sconfiggere il vampiro, ad eliminare la peste.

Le sperimentazioni di Murnau diventano elementi fondamentali per il coinvolgimento emotivo dello spettatore

L’ombra di Nosferatu presenta allo stato più puro l’effetto della minaccia. L’ombra si prolunga all’infinito…

questa frase riassume l’idea del terrore emanato da questa storia e tutto il cinema di genere che verrà in seguito non potrà prescindere dal lavoro di Murnau.

Ombra di Nosferatu

Il regista rinuncia alla manipolazione dello spazio scegliendo la concretezza degli scenari naturali ricorrendo a un denso apparato di richiami metaforici e simbolici.

Alla figura impressionante di Nosferatu, raffigurato da un diabolico intreccio di pipistrello ed insetto, sono dedicati i momenti più agghiaccianti del film che, grazie alla maestria di Murnau, entreranno di diritto nell’immaginario collettivo rappresentando gli incubi di tantissime generazioni: l’occhio sbarrato che s’intravede tra le assi della bara violata, la sagoma spettrale che si solleva rigida dal sepolcro, l’ombra terrificante che sorge dal nulla per avvolgere le sue vittime.

Diverse e molteplici le scelte geniali ed innovative, per quei tempi, che il regista fece durante la lavorazione della pellicola a partire dalle tecniche usate per girarla: montaggio rapido ed inquietante che tende a velocizzare alcuni fotogrammi per rendere angosciosamente fluida la visione; primi piani quanto mai esasperati, molti dei quali creati facendo avanzare gli attori verso la macchina da presa per impaurire lo spettatore; contrasti di luci ed ombre che, in epoca di bianco e nero, risultano una vera e propria invenzione di classe registica; e per la prima volta vengono marcate le psicologie di tutti i personaggi, non esclusivamente dei protagonisti.

Molto significative le didascalie che accompagnano le immagini, alcune bastano da sole a mettere paura

e quando attraversò il ponte i fantasmi gli andarono incontro.

Essenziale e psicotica la musica composta da Hans Erdmann ed è bene ricordare che allora veniva eseguita dal vivo durante la proiezione, anche se nel ’97 James Bernard ha creduto necessario comporne un’altra per modernizzare la colonna sonora, purtroppo non all’altezza dell’originale.

Il mito di Nosferatu e dello spaventoso Max Schreck

Il film, per decenni, è stato caratterizzato da una leggenda sull’attore protagonista: molti dicevano che Max Schreck, Nosferatu, non esistesse e che l’interprete principale non fosse altro che lo stesso Murnau travestito; altri fecero girare strane storie su Schreck arrivando a dire che era un vero e proprio vampiro scovato in Cecoslovacchia dal regista.

Tutte fandonie, almeno così dicono, che però hanno stuzzicato l’inventiva di diversi personaggi tra cui il regista Merhige che, nel 2001, ha girato un film, L’ombra del vampiro, che raccontava la vita della troupe di Murnau nei giorni in cui si girava Nosferatu, sottolineando l’ambiguità diabolica di Max Schreck, in questo caso magistralmente interpretato da Willem Dafoe.

La verità è che Schreck prima di dedicarsi al cinema fu uno stravagante attore di cabaret, che si sentì talmente coinvolto dal personaggio che doveva interpretare nell’opera di Murnau da adoperare in maniera ossessiva il metodo Stanislavskij per prepararsi, creando attorno a sé un’angoscia permanente soprattutto in chi gli era vicino.

Certo le leggende che quest’attore si è portato dietro non hanno trovato facile smentita anche per un nome che tradotto in italiano non lascia tanto tranquilli:

Max Schreck = Massimo Orrore!

I registi, in questi anni, oltre a seguire le orme di Murnau utilizzando le sue tecniche oramai facilitate dalla tecnologia, gli hanno reso omaggio e hanno reso omaggio al suo Nosferatu, in vari modi.

Werner Herzog nel 1979 ha girato un remake del capolavoro espressionista dando il ruolo di protagonista ad un fenomenale Klaus Kinski; Tim Burton, per esempio, nel suo Batman – il ritorno ha battezzato Max Schreck il personaggio del sinistro sindaco di Gotham City interpretato da Christopher Walken; Stanley Kubrick, invece, si è ispirato alla cavalcata selvaggia del carro funebre di Nosferatu per girare le scorribande notturne di Alex e dei suoi drughi protagonisti diArancia meccanica, oltretutto è da sottolineare la straordinarietà della sequenza in questione che Kubrick girò interamente in retroproiezione.

Un’opera “preveggente” figlia dell’espressionismo tedesco

‘Nosferatu’ in oltre novant’anni di vita ha generato innumerevoli chiavi di lettura, si sono sprecate definizioni che hanno attinto tanto dall’esoterismo che dalla filosofia pura: letture in chiave psico-sociologica, metafisico-esistenziale, romantico-dostoevskiana, psicoanalitica.

La complessità di quest’opera ha portato alcuni critici a dare una valenza socio-politica alla pellicola arrivando a considerare il personaggio di Nosferatu come “un tiranno assetato e gonfio di sangue, un miraggio dei paesi da cui nascono i miti e le storie di fate”, imputando al regista una volontà metaforicamente critica nei confronti del suo paese… critica quanto mai opportuna per un paese che da lì a qualche anno si ritroverà in balia di quella peste ideologica che è stato il nazismo.

A parte i significati che si vogliono trovare in questa storia, ‘Nosferatu’ resta la radice di tutte le paure che il Cinema cerca di raccontarci da oltre un secolo e non c’è ombra che non inquieti dopo aver visto questo film.

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Paco De Renzis

Autore Paco De Renzis

Nato tra le braccia di Partenope e cresciuto alle falde del Vesuvio, inguaribile cinefilo dalla tenera età… per "colpa" delle visioni premature de 'Il Padrino' e della 'Trilogia del Dollaro' di Sergio Leone. Indole e animo partenopeo lo rendono fiero conterraneo di Totò e Troisi come di Francesco Rosi e Paolo Sorrentino. L’unico film che ancora detiene il record per averlo fatto addormentare al cinema è 'Il Signore degli Anelli', ma Tolkien comparendogli in sogno lo ha già perdonato dicendogli che per sua fortuna lui è morto molto tempo prima di vederlo. Da quando scrive della Settima Arte ha come missione la diffusione dei film del passato e "spingere" la gente ad andare al Cinema stimolandone la curiosità attraverso i suoi articoli… ma visto i dati sconfortanti degli incassi negli ultimi anni pare il suo impegno stia avendo esattamente l’effetto contrario. Incurante della povertà dei botteghini, vagamente preoccupato per le sue tasche vuote, imperterrito continua la missione da giornalista pubblicista.