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Le opere di Mariangela Cacace ‘dialogano’ tra Gaeta (LT) e Berlino

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Mariangela Cacace, Rapporti di Consonanza, cm.200x150


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La brillante intuizione di Ruźa Spak dà vita a ‘Dialogo’, mostra che, in tempi diversi e con opere differenti, coinvolge 6 artisti italiani e 6 tedeschi

Che l’Arte valichi i confini mentali, prima ancora che quelli spazio – temporali, non è certo una novità, ma quando i sodalizi ormai collaudati riescono a scuotere l’interesse dei più restii fruitori di Bellezza e ad attirare l’attenzione della stampa internazionale, in un periodo in cui il termine “Cultura” ha quasi del tutto perso il suo ancestrale significato, allora il cuore, traboccante di emozione, è capace di irradiare ovunque la sua luce più pura.

Ed è così che si spiega il sorriso stampato sul volto della pittrice casertana Mariangela Cacace, che continua a far apprezzare le sue opere in Italia e all’estero.

Dopo il grande successo della VII Biennale di Arte Moderna ‘La Via della Seta dell’Arte a Himeji’ dal 2 all’11 luglio 2021, di cui ci ha fornito un resoconto dettagliato la nipponica Michiko Fukumoto, membro dello stesso comitato della Biennale e che espone dalla prima edizione del 2008, dove Mariangela propose la tela ‘Esser Sorta e poi Scomparsa’, e il padre, il Maestro Vincenzo Cacace, presentò una delle sue opere più rappresentative, ‘Eidetiche riduzioni e sogno’, circostanza in cui li intervistammo, Mariangela torna a far parlare di sé anche grazie al sodalizio ormai collaudato con la Pinacoteca Comunale ‘Antonio Sapone’ di Gaeta (LT).

L’occasione è data appunto dall’intenso legame culturale tra la succitata galleria latinense, gestita dal Direttore Antonio Lieto, e il Verein Berliner Künstler di Berlino e dalla brillante intuizione dell’artista e critica d’arte tedesca Ruźa Spak, che ha proposto e curato l’iniziativa.

Dal 25 settembre, infatti, presso lo spazio espositivo della splendida cittadina laziale, è in corso la mostra ‘Dialogo’ in cui sei italiani – Carlo Fantasia, Francesco Pernice, Kika Bohr, Mariangela Cacace, Mario Marrocco, Stefania Fantone – e altrettanti tedeschi – Barbara Duisberg, Ina Lindemann, Marianne Gelen, Peter Lindenberg, RuźaSpak, Simone Kornfeld – per un mese esporranno delle loro tele e che, dall’8 ottobre, proporranno nella galleria d’arte della capitale tedesca, una diversa opera.

Particolare dolcissimo: i sei italiani ricambieranno la splendida cortesia ricevuta al vernissage di Gaeta, con la loro presenza all’inaugurazione della mostra a Berlino. Se non è un ‘dialogo’ questo…

Ci rivolgiamo nuovamente alla talentuosa Mariangela perché ci illustri i quadri che si potranno ammirare grazie a questo nuovo interessante progetto.

Attualmente stai esponendo a Gaeta Sogno di voluttà – La camera doppia’ e ‘Rapporti di consonanza’.  Raccontaci l’idea alla base che ha portato alla loro realizzazione.

Partiamo da ‘Sogno di voluttà – La camera doppia’. Una camera che somiglia a un sogno, una camera veramente spirituale, dove l’atmosfera stagnante – e allo stesso tempo fluida – è leggermente tinta di rosa e di blu.

Come i grandi pittori del passato cerco di vedere non ‘con’ gli occhi, ma ‘attraverso’ gli occhi, quasi fossero una finestra aperta sull’aspetto più vero, segreto e significante delle cose.

Penso che raramente in tutta la storia della pittura, così come nelle mie opere, sia possibile avvertire la sensazione che il dipinto, l’oggetto per eccellenza, possa invece apparirci come soggetto, come ‘altro da noi’, che diventiamo, nei suoi riguardi, oggetto riflettente.

Quei laghi di materia, di luce e di complessità, illuminati dallo spirito, indicano significati imprecisabili, vaghi, così come è imprecisabile e vaga l’essenza stessa dello sgomento, del disagio, dell’attrazione, dell’incanto, anche dell’amore, ma che sono tuttavia significati che toccano gli stati profondi della commozione.

Mariangela Cacace, Sogno di voluttà - La camera doppia, cm.120x120
Mariangela Cacace, Sogno di voluttà – La camera doppia, cm.120×120

Simmetria, sezione aurea, ‘Rapporti di consonanza’, invece, sono solo una chiave per aprire una porta che si affaccia, a sua volta, sull’inconosciuto.

Armonia e disarmonia, Caos, coesistono e relazionano le opere ed è con l’inconosciuto che vivono in un costante confronto, diapason della condizione umana.

Nel silenzio, nell’attesa, nella sospensione incantata di un attimo che è fuori dal tempo, in quel LA iniziatico che è l’eterno.

Mariangela Cacace, Rapporti di Consonanza, cm.200x150
Mariangela Cacace, Rapporti di Consonanza, cm.200×150

A Berlino, invece, sarà in mostra Chiedete che ora è’, dove è esplicito il riferimento al geniale Baudelaire, esponente chiave del simbolismo. Come e in cosa ti ha ispirato?

L’invocazione baudelairiana riportata nella trama del dipinto è il fulcro dell’opera stessa:
“È l’ora di ubriacarsi! Per non essere più gli schiavi martorizzati del tempo, ubriacatevi senza fine! Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare”.

L’ora che il ritmo senza posa dell’opera invoca è quella che sprofonda il tempo nell’oblio. Sì, è in quell’atmosfera che bisogna respirare, sognare e allungare le ore con l’infinito delle sensazioni. Sì, è in quell’atmosfera che vivere farebbe bene, laggiù dove le ore più lente contengono più pensieri.

‘Chiedete che ora è’: questo convergere rapido e turbinoso di energie ‘vitali’ scaturite da una rivoluzione intima e confluite in una poetica pittorica presuppone la coscienza della missione mediatrice dell’Arte, di una sua realtà magica ed ermetica, che è connaturata nella sua essenza mercuriale ed intermediaria tra mondi diversi, fra l’idea che è dentro di noi ed il fenomeno che appare ai nostri sensi in una mobile e variopinta fantasmagoria di immagini e presta, se così può dirsi, le forme alle nostre visioni.

E presuppone anche il riconoscere la natura lunare, femminile, ambigua dell’Arte, che è riflesso dell’inconoscibile, così come la luna riflette la luce del sole, ma che è, nello stesso tempo, la manifestazione più pura e incorruttibilmente spirituale nella sfera delle cose terrestri.

Probabilmente, in questo senso, non c’è riflessione migliore che renda questo concetto come la meravigliosa frase del pittore tedesco Caspar David Friedrich, esponente dell’arte romantica:

“Ogni opera autentica è concepita in un’ora sacra… un interno impulso la crea spesso all’insaputa dell’Artista”.

Mariangela Cacace, Chiedete che ora è, cm.300x100
Mariangela Cacace, Chiedete che ora è, cm.300×100

Ci spieghi la tecnica pittorica che usi, la materia e il colore che prediligi?

Da sempre il tempo, o meglio, l’idea di tempo, ha guidato la mia ricerca e quindi il mio fare pittorico. È l’idea di tempo che ci introduce nel mistero della coscienza, fluire vitale ininterrotto che varia senza tregua e ricrea indefinitamente se stesso.

Le mie opere sono dominate da questo senso del tempo, nel quale il pensiero si disgela e prende corpo in immagini che attraversano lo spazio come lamine di luce. Sono paesaggi pervasi dal mistero: l’esperienza sorprendente del divenire vi si consuma in una solitudine quasi ascetica. Paesaggi che nascono nel fluire libero del colore sulla tela, in strati serrati.

Nei miei lavori il segno assume un ruolo fondamentale, scaturisce dalla volontà di esprimersi liberamente, a partire da un momento iniziale, dal quale si dispiega nei ritmi e nelle cadenze di un linguaggio polisemico, in una distillazione di tratti, tra l’evanescenza e la dilatazione, la fragilità e l’evidenza. Non è mai casuale, né automatico, si irradia nello spazio come un cifrario dell’anima. 

Il tempo avvolge strettamente le immagini, che sono appunto immagini di un’attesa, di un fluire, di un consumarsi; un tempo lineare che non ha un prima ed è senza un poi, l’affiorare simultaneo di memorie e speranze.

Il segno esplicita le cose attraverso una serie di contatti materiali e immateriali, nel suo fluire senza argini libera immagini sotterranee che anelano al recupero di una spontaneità originaria.

Non c’è pacificazione nelle tensioni: equivarrebbe alla perdita irreparabile di energia vitale, alla rinuncia a penetrare in universi remoti, dove la vita ha la consistenza di un magma indifferenziato.

È qui che mi immergo, nella complessità del reale, che raduna e ricompone in sé le classiche opposizioni della filosofia e della storia, dell’astrazione e della concretezza, del sentimento e della ragione, della mente e del corpo per uscirne compiendo una scelta che mi spinge oltre il tempo.

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Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.