Home Rubriche L'angolo del naturalista (curioso) Il Larice – (Larix decidua L.)

Il Larice – (Larix decidua L.)

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Bosco di Larice


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Il Larice è la sola conifera indigena spontanea a foglie caduche. Il suo fusto può raggiungere altezze di 40 e più metri. È di rapido accrescimento, ha una chioma rada e leggera a forma piramidale. Le foglie sono lineari, aghiformi, lunghe da 10 a 35 millimetri, leggermente appuntite, ma non pungenti, riunite in ciuffetti di 20/40 unità su rametti molto corti, detti brachiblasti, di colore verde tenero.

Il Larice è monoico avendo ben distinti gli apparati di riproduzione maschili e femminili. L’impollinazione è operata dal vento. Lo strobilo, termine tecnico per indica la “pigna” o il “cono”, assume un colore verde per diventare, in autunno, di colore bruno dorato.

Aghi e strobilo di Larice
Aghi e strobilo di Larice

Le squame, a maturità, si aprono gradualmente per effetto della disidratazione liberando i due semi alati che, protetti, possono così essere trasportati dal vento.
La fioritura avviene nel periodi di aprile-maggio.

Il suo habitat naturale si colloca nella fascia compresa tra gli 800 e i 2.600 metri sul livello del mare, a seconda che si tratti di Alpi Orientali o Occidentali. In Italia è presente dalle Alpi Marittime alle Alpi Orientali, sia in boschi puri che in misti, nel qual caso è consociato con abete rosso. Fornisce un ottimo legno, compatto e duro, di elevato peso specifico e forte contenuto resinoso.

Oltre al legname il larice produce un’ottima resina, di colore giallo intenso, che emana un forte e gradevole odore, dalla cui lavorazione si ottiene la nota “trementina di Venezia”.

È l’albero che veglia sul sonno degli uomini. Il Larice è un albero onesto, generoso, dal portamento ottocentesco. In lui si sposano forma e sostanza.
La sua vita lassù, in costa alla montagna, sentinella affettuosa dei suoi fratelli uomini.
Mauro Corona

Aghi di Larice
Aghi di Larice
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Antonio Ceglie

Autore Antonio Ceglie

Antonio Ceglie, curioso appassionato di erbe e piante spontanee, quelle che la gente di solito e sbrigativamente, chiama "erbacce". Curatore per ExPartibus di una rubrica, non specialistica, relativa a questi "compagni di vita", le piante appunto, con cui conviviamo da migliaia di anni, senza, per questo, conoscerle veramente. Anche se non mi illudo di essere un divulgatore brillante, cercherò piuttosto, me lo auguro, di solleticare la curiosità del potenziale lettore interessato, offrendogli qualche spunto di carattere storico, culinario, o sanitario relativo alle piante stesse.