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‘Io e la mia scimmia’: intervista a William Silvestri

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William Silvestri


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In attesa della prima presentazione il 14 dicembre al Circolo degli Ufficiali della Marina Militare di Napoli, l’autore ci anticipa il suo nuovo romanzo

È disponibile da oggi, 8 dicembre,Io e la mia scimmia, il nuovo libro di William Silvestri, Argento Vivo Edizioni, acquistabile online. L’autore, nonché direttore editoriale della casa editrice, che è anche un’Academy a partecipazione gratuita per giovani creativi, ha accuratamente scelto la data di lancio del romanzo per farla coincidere con il trentanovesimo anniversario dall’uccisione di John Lennon.
Difatti il testo, frizzante, irriverente e spassosissimo, vede come protagonisti Paul, un antieroe bipolare fallito, pieno di difetti e capace di ogni nefandezza, a cui, però, ci si affeziona subito, e la sua scimmia, che parla, suona la chitarra elettrica e lo accompagna in ogni avventura dissoluta, facendogli anche da guida spirituale, reincarnazione niente di meno che dello stesso leader dei Beatles.

Una lettura divertente, intelligente, pungente, sulle note dei più grandi successi musicali del quartetto di Liverpool, che offre molti spunti di riflessione e regala un finale dolce che non stona affatto con il registro volutamente dissacratorio usato per sottolineare le bassezze dell’essere umano.

In attesa di assistere alla prima presentazione del libro, in programma il 14 dicembre, ore 11:00, nella prestigiosa sede del Circolo degli Ufficiali della Marina Militare di Napoli, in via Cesario Console 3/bis con un parterre d’eccezione – capitanato dal Maestro Peppino di Capri, tra l’altro citato nel libro come colui che nel 1965 ebbe il grande onore di aprire i concerti italiani dei Beatles, e dal Maestro Mimmo di Francia, geniale compositore che ci ha regalato immortali canzoni d’amore, entrambi straordinari interpreti del panorama musicale italiano; Alessandro Derviso, regista in lizza per il David di Donatello con il suo ultimo film, L’amore ai tempi di Sh. Rek., di cui abbiamo parlato sempre da questa stessa testata; Raffaella Iuliano, giornalista e figlia dello storico capo ufficio stampa del Napoli, Carlo; e i meravigliosi Artisti impegnati nel reading, a partire dal Maestro Lucio Allocca, regista, attore e drammaturgo di raro talento, e gli altrettanto eccelsi attori Antonella Prisco e Danilo Rovani – ci rivolgiamo all’autore affinché ci sveli qualche chicca su ‘Io e la mia scimmia’.

Un libro diverso dagli altri che hai scritto, dal quale, però, emerge una delle tue grandi passioni, la musica. La possiamo intendere come una tua ulteriore evoluzione come autore?

Hai ragione, è una storia molto diversa dai miei precedenti romanzi. Io nasco come autore di thriller, però sui generis, infatti in tutte le mie altre opere di narrativa è sempre presente una certa ironia che in fondo caratterizza il mio stile. Ad ogni modo sì, volevo mettermi in gioco con un genere distante da quelli trattati fino a questo momento e ho provato a immaginare una storia dei nostri tempi, con tutte le nevrosi che purtroppo caratterizzano l’età contemporanea.

Perché proprio i Beatles? C’è qualche motivo particolare che ti lega a loro? Qualche aneddoto o ricordo che ci vuoi raccontare?

Per me i Beatles sono la Musica: ho imparato a suonare sui loro dischi e sono molto più di una passione.
C’è stato un periodo della mia vita, intorno ai 14-15 anni, in cui mi comportavo da talebano, ignorando tutto ciò che non fosse musica ortodossa dei Fab Four. Comprese le loro carriere soliste dopo lo scioglimento della band. Di aneddoti ne ho a bizzeffe e… li ho raccontati nella pagina “Ringraziamenti” del libro, che è quasi una bonus track, per rimanere nel gergo musicale.

Il protagonista del romanzo, Paolo, o se preferisci Paul, ha diversi tratti in comune con te, a partire dall’essere un campano che vive a Verona. Anche se, poi, è volutamente esasperato come personaggio. Quanto c’è di te in Paul?

In comune con me Paul ha due cose: l’essere un emigrante partito dalla Campania per stabilirsi in Veneto e, naturalmente, la passione per i Beatles. Purtroppo i paragoni finiscono qui, e dico “purtroppo” perché ritengo che Paul, al netto del suo essere un personaggio che ho voluto dipingere come la quintessenza della negatività, possiede molti lati che in un certo senso gli invidio. Ad esempio il suo coraggio, oppure il fatto che “cade sempre in piedi”.

Paul, in fondo, è una figura di antieroe, con le sue mille debolezze, difetti e dipendenze. Nonostante questo, però, si finisce per fare il tifo per lui, per identificarsi, fino al crescendo di un finale per niente scontato, che ovviamente non rivelo. Che messaggio vuoi veicolare attraverso di lui?

Sai Lorenza, tutti i miei romanzi alla fine parlano di amicizia. Paul è una persona che attorno a sé ha creato il vuoto: un po’ per sfortuna, ma in gran parte per le sue deliberate scelte di vita che l’hanno fatto sprofondare in una spirale autodistruttiva – alla quale la scimmia o, se preferite, John Lennon, ha contribuito in misura abbondante.

Tuttavia, la domanda che voglio porre con questa storia, o meglio, una delle domande, è: perfino per un uomo terribile come lui può esserci speranza? Naturalmente il finale non lo rivelo, anche perché confesso che a questa domanda non sono in grado di rispondere nemmeno io, che il libro l’ho scritto!

La scimmia, in particolare la “scimmia sulla spalla”, è una metafora delle dipendenze, inizialmente legata all’alcool ma poi collegabile per estensione alla dipendenza in generale. Paul ne ha diverse, la scelta della scimmia è dovuta anche a questo?

Questa è una delle concause della mia scelta, sì. Il personaggio di John – la scimmia – nasce anzitutto da una delle canzoni meno famose dei Beatles: ‘Everybody’s Got Something To Hide (Except For Me And My Monkey)’ il cui titolo la dice lunga: ‘Tutti hanno Qualcosa da Nascondere (Tranne Me e la mia Scimmia)’ da cui appunto ‘Io e la mia scimmia’. È un titolo divertente, ma c’è molto mistero attorno a questa canzone. Mistero del quale parlerò nelle prossime presentazioni.

Nel libro, a fare da contraltare a Paul, ci sono due figure femminili, Carmelina e la stessa Michelle. La donna sembra avere quasi una funzione salvifica. Che importanza hanno questi personaggi nella tua narrazione?

Questa è una domanda molto intelligente, si vede che sei una donna anche tu! Scherzi a parte, io ho un’alta considerazione delle Donne – e sottolineo la maiuscola – in quanto, semplicemente, senza di loro noi saremmo persi.
Ci sono altri personaggi femminili degni di rilievo nel libro, ad esempio Vittoria, la sexy moglie dell’odiato vicino di casa di Paul… tuttavia concordo, le figure di maggior spessore sono quelle da te citate.
E mi piace pensare che entrambe rappresentino gli archetipi delle donne di cui ogni uomo ha bisogno per salvarsi: la Madre, impersonata da Carmelina che, pur non essendo la mamma di Paul, si comporta come tale; e la Compagna, colei che può davvero fare la differenza nella vita. Persino in un’esistenza piena di bassezze come quella di Paul.

Ad un certo punto il percorso del protagonista sembra essere quasi iniziatico. Inoltre, il richiamo alla reincarnazione è costante. Quanto influisce la tua inclinazione all’esoterismo, in questo senso?

Eh eh, qui scopri il mio lato debole. Sono appassionato di esoterismo, tanto è vero che nel 2015 pubblicai anche un saggio sulla simbologia delle religioni incentrato sulla figura del Serpente, emblema fra le altre cose della reincarnazione.
E concordo con la tua lettura: la storia di Paul è anche un cammino iniziatico, l’ascesa da una condizione miserevole alla trasformazione in un essere migliore: la trasmutazione alchemica del piombo in oro. Ma questa, se vogliamo, dovrebbe essere la spinta evolutiva di ogni protagonista, di qualsiasi storia. Da Pinocchio in giù.

Un altro tema ricorrente è il pregiudizio. Paul, nei suoi tanti difetti, non si fa mancare il razzismo, paradossalmente contro quelle che sono le sue stesse origini, in una sorta di etnocentrismo invertito. Le sue convinzioni, però, ad un certo punto sono sovvertite dalla conoscenza più approfondita di Felice, ad esempio. È un modo per associare il razzismo all’ignoranza dell’altro? Da campano che vive in Veneto, qual è la tua esperienza in merito?

Va bene, ma Paul è veramente pessimo! Lui odia i meridionali pur essendo uno di loro, si fregia di essersi integrato in Veneto ma poi sotto-sotto detesta anche i “polentoni”.

Visto che mi chiedi un contributo personale, ti dirò che la mia prima volta in Veneto è stata difficile. Immagina il contesto: arrivavo da Napoli, una città cosmopolita, e vivevo in un paesino meraviglioso sul lago di Garda dove, quando arrivammo mia moglie e io, festeggiarono il millesimo abitante!

Per i primi tempi sono stato “il napoletano” ma poi devo dire una cosa: il Veneto ormai mi ha adottato da quasi diciassette anni e, inoltre, se sai campare puoi vivere in qualsiasi posto del mondo e farti apprezzare.

Permettimi però di dilungarmi in una considerazione nata dalla tua domanda. Sì, il razzismo nasce dall’ignoranza… ma proprio in senso letterale. Mi spiego meglio: il verbo “ignorare” rimanda alla scarsa conoscenza, spesso abbiamo paura dell’altro perché lo vediamo diverso da noi. In verità, la conoscenza dovrebbe partire proprio dal “nosce te ipsum”, “conosci te stesso”.
Forse, se conoscessimo meglio le profondità del nostro animo, saremmo anche più ben disposti verso il prossimo.

Il libro, già in prevendita, è stato ben accolto dal pubblico. Ti aspettavi un successo così forte già in questa fase?

Naturalmente sì! A parte gli scherzi, non trascorri cinque anni della tua vita se non credi in un progetto.
E io ho sempre creduto in questo romanzo, forse è quello che sento più mio e sicuramente quello più rischioso, più coraggioso da affidare in mano ai lettori.
Ma è bello mettersi in mano al giudizio altrui, sai? Altrimenti terrei i miei libri chiusi in un cassetto.

Presentazione in grande stile a Napoli, ormai vicinissima. Perché proprio Napoli per presentare un libro che sostanzialmente tratta delle tematiche universali?

Perché ci sarai tu! Scherzi a parte, come detto credo tantissimo in questo libro e volevo una partenza col botto: e quale scenario migliore della perla del Golfo? Abbiamo organizzato un Evento con la “E” maiuscola, e in quell’occasione ne approfitterò per ringraziare a dovere chi mi ha aiutato a realizzare questo sogno.

Così come ringrazio per la loro disponibilità tutte le stelle che saranno i miei compagni di viaggio durante la presentazione. In ordine sparso: Peppino di Capri, Mimmo di Francia, Alessandro Derviso e Raffaella Iuliano, che saranno i relatori. E poi attori del calibro di Lucio Allocca, Antonella Prisco, Danilo Rovani. E come dimenticare il moderatore, il mio amico fraterno Pietro Riccio?

A parte questo, c’è poi la spiegazione romantica. Io a Napoli sono nato quarantadue anni fa e lì ho vissuto i miei primissimi anni. Napoli è la prima fidanzata, quella che poi decidi di mollare per fare altre esperienze, ma della quale ti ricorderai vita natural durante.
Ci sarà sempre una parte di me che amerà Napoli.

E sono particolarmente entusiasta della location scelta per la presentazione, il Circolo Ufficiali della Marina Militare: la mia storia comincia letteralmente nel golfo di Napoli – sono nato all’ospedale Loreto – per cui mi sembrava giusto che anche quella di Paul iniziasse in mezzo ai riflessi azzurri del mio mare e sotto il luccichio delle stelle che parteciperanno all’evento.

'Io e la mia scimmia'

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Lorenza Iuliano

Autore Lorenza Iuliano

Lorenza Iuliano, vicedirettore ExPartibus, giornalista pubblicista, linguista, politologa, web master, esperta di comunicazione e SEO.