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I giovani monaci buddhisti

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Monaci buddisti


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Un modo diverso di educare

Io li ho visti i giovani monaci buddhisti, adolescenti, tutti presi nello studio dei sacri testi, e devo dire che il loro approccio è molto diverso da quello dei ricercatori occidentali.
Immaginate un grande salone, all’interno del quale ogni studente legge ad alta voce pagine diverse dello stesso testo, se non addirittura testi differenti.

Immaginate poi piccoli gruppi di monaci che, dopo avere declamato simultaneamente i testi sacri nel salone, si affrontano verbalmente nel cortile della scuola, dando luogo ad un dibattito sulle teorie studiate.

I gruppi sono separati, ma poco distanziati tra di loro.
I dibattiti vengono scanditi con una movimentata gestualità rituale, con un tono di voce molto alto.

Mediante questo sistema i ragazzi apprendono l’arte della concentrazione mentale e del rigore logico, poiché, pur essendo immersi nel “caos acustico” si allenano a non perdere il filo del discorso, a non lasciarsi prendere dall’emotività, tanto che quando si sfidano verbalmente lo fanno spintonandosi per gioco e cercando di ridicolizzare i propri oppositori.

Gli adolescenti, proprio anche grazie ai dibattiti, e alle letture svolte ad alta voce, a distanza ravvicinata e tutte diverse tra loro, forgiano il proprio carattere, il proprio equilibrio e la propria attenzione mentale.

Oltre a tutto questo, però, ho anche visto molti ricercatori occidentali avvicinarsi al buddhismo dopo aver ricevuto un’educazione moderna, magari acquistando taluni libri, scritti con un linguaggio molto distante dalla visione originale.

Credono di poter imparare unicamente leggendo, o ascoltando qualche discorso su YouTube, senza bisogno di un confronto, senza la necessità di discutere con qualcuno più preparato, e ciò li rende inadatti ad assimilare i concetti essenziali.

Non riescono a memorizzare a lungo ciò che studiano e, nella maggior parte dei casi, in assenza di stimoli provenienti dall’esterno, sono soggetti a repentini cali di interesse.

Ho incontrato anche occidentali che coltivano l’ambizione di sentirsi dei novelli guru, senza però considerare tutte le dure prove a cui si sottopongono i veri maestri d’Oriente.

Nessun tibetano si sognerebbe di considerarsi un guru senza averne ricevuto l’idoneità, dopo anni e anni di sacrifici sui libri e nelle grotte meditative.

In genere il ricercatore spirituale occidentale non sopporta di apprendere lentamente e ciò deriva dalla nostra vita, spesso piena di impegni, ma nonostante ciò c’è chi si autoelegge guru, sentendosi una specie di Milarepa.

Quello della fretta è davvero un grave problema per noi, poiché qualunque ciarlatano, cosciente dei nostri bisogni di celerità, può presentarsi con la promessa di donarci tutto e subito, stimolando il desiderio di diventare prima discepoli e poi, in tempo ristretto, maestri, se non addirittura guaritori.

Molti furfanti si presentano come grandi guru dai super poteri, avvalendosi di professionisti del mondo del marketing i quali studiano campagne pubblicitarie ben organizzate per promuovere i loro libri, i loro corsi e le loro conferenze in tutto il mondo.

La soluzione per non farsi raggirare?

Conoscere i modelli di riferimento originali aiuta ad evitare le bieche imitazioni create ad arte per coinvolgere gli sprovveduti e le menti più fragili.

Ricordo una risposta di un Monaco Buddhista, anni or sono:

Ognuno deve imparare ad essere responsabile di se stesso. Dipende da noi scegliere se essere o no seguaci dei ciarlatani.

Quali sono le tue motivazioni?
Cosa vuoi diventare?
Hai fretta?
Vuoi ottenere qualcosa che alimenti il tuo potere e la tua vanità?

Verifica le tue aspirazioni prima di iniziare un qualunque percorso. Solo così potrai evitare di essere attratto da chi ti vuole ingannare.

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Autore natyan

natyan, presidente dell’Università Popolare Olistica di Monza denominata Studio Gayatri, un’associazione culturale no-profit operativa dal 1995. Appassionato di Filosofie Orientali, fin dal 1984, ha acquisito alla fonte, in India, in Thailandia e in Myanmar, con più di trenta viaggi, le sue conoscenze relative ai percorsi interiori teorici e pratici. Consulente Filosofico e Insegnante delle più svariate discipline meditative d’oriente, con adattamento alla cultura comunicativa occidentale.