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I cinque sensi

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I cinque sensi


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“Oh, dolci mani, mansuete e pure” si sente cantare in un’opera, ed è il primo concetto che si ha del Tatto. Esso, nell’ordine, è l’ultimo dei sensi, ma è pari agli altri per importanza e significato.

La citazione, con i suoi tre aggettivi, lo definisce chiaramente, perché evidenzia lo strumento principale della sua funzione: le mani.

Principale, ma non unico: si ha risposta cognitiva, approccio di conoscenza, o anche conoscenza profonda con tutto il corpo. È partecipe alla funzione divina più grande e più bella, la Generazione. Questo senso, tornando alla citazione, deve essere sempre limpido e deve assecondare la risposta intuitiva e razionale che l’atto di “toccare” produce.

Il Tatto vede quando la vista manca ed in tale modo sottolinea che la percezione che anche gli altri quattro danno è, in un tempo, corporea, animica e spirituale.

Si tratta di un dono, perché con esso si può far sentire l’energia amorosa o affettiva che un uomo completo prova, emana, regala. Ed in modo più totale, perché esige una presa diretta fra il soggetto e l’oggetto.

Il Tatto partecipa all’unione di potenza e di atto ed è un mezzo fra lo spirito, l’anima, il corpo ed un senso più vasto che non è espresso altro che con un numero: “sesto”.

Giotto… fece un tondo sì pari di senso e di profilo…

dice Vasari.

Sesto vuol dire compasso, strumento con il quale si traccia un cerchio, simbolo della completezza di un pensiero.

Ed il Sesto Senso è quello che unisce in completezza tutti i cinque già perfetti in sé, è il mercurio che li coagula, il Mittler goethiano, ossia il mediatore, di un equilibrio fra i cinque, i tre, e collegato all’uno, è la presenza della sesta Sephirah della bellezza, Tipheret.

È per questo che il Tatto elencato come ultimo, è il quinto: perché precede l’ultimo, e da questo, cioè dall’intelletto che lo fa vivere, procede e comprende la corporeità più materiale per tornare poi a concludersi in quello. Quanto al vasariano profilo, è il regolo, la conoscenza a cui il compasso dà il limite.

Le mani portano alla bocca l’oggetto del gusto, che si espande nel significato di assaporare l’equilibrio che un sapiente comporsi di elementi produce.

Il Gusto dà la giusta dimensione ad un alimento e, fino a che lo si segue, evita forse che si mangi troppo, o troppo poco. Inoltre, è la prima conoscenza che si sviluppa quando si è nati, con tutto il suo ramificarsi in temperatura, qualità, dimensioni che determina i criteri di scelta e di miscuglio anche in significato spirituale.

Adoperare il gusto è fare alchimia, sia in laboratorio, che in cucina, che in sé, che in un gruppo di persone, equilibrandole come fa il fuoco, che le provoca a coagularsi, in nome dell’armonia.

“Voi siete il sale della vita”, diceva Gesù alla moltitudine. È una delle cinque vie che portano all’amore.

La Vista, di contro, è il primo nell’elenco e, per la vicinanza spirituale, porta la prima luce all’intelletto divino nel materializzarsi. Dà la conoscenza più immediata nel significato della vastità del campo con il quale ha contatto, e più profonda perché indica il vedere dell’anima, la percezione più sottile e più alta. Vedere e capire, anche oltre i contorni che la visione più corporea può dare e, quindi, vuol dire saper donare con più efficacia e chiarezza,

Ad esso è affine l’Udito, come spiritualità e come creatività, dalla musica ad un timbro vocale che ha o dona un colore particolare alla frase, per le quali vibra una corda interna e si risponde, si dà un accordo fra gli altri, un contrappunto ad un tema. Ci fa partecipi e si lega al gusto per creare un’armonia, ai numeri per inventare musica.

E ancora, udire è sentire, cioè essere sensibili e disposti a donare con discernimento, a conoscere il nostro prossimo anche in muto linguaggio, a sapere parlare e, da ciò, a scambiarsi amore. Anche in questo si accosta alla vista, perché essa crea arte, che altro non è che un messaggio visivo, come quello è uditivo, cioè voce dei raggi di luce interiore. Sentire è accettare e donare comprensione, ammirazione.

È un’arte, è l’arte è tramite, medium, è in lingue diverse: Fratellanza. Una lingua straniera a quella del soggetto che la parla è un’armonia diversa per riprodurre stessi simboli e stessi concetti in nome di quell’universale amorosa catena che lega i Fratelli Massoni.

“Aequalis inter pares”, l’Odorato. Questo senso arriva fino al cuore portando messaggi dei soggetti generati nella misteriosa e magnifica sapienza divina: il vento, i fiori, il salmastro del mare, che ci parla dell’armonia dell’Architetto con il respiro e le due sue fasi, l’armonia dei boschi montani, le pietre, così come gli effluvi più oscuri e ripugnanti perché tutto è bianco e nero.

Ciò che l’Odorato sente, anche di negativo, è asservito all’intelletto conoscitore per esperire la Creazione, per procedere in equilibrio. Il moto di conoscenza che anima i cinque sensi trova origine nell’ispirazione divina a raccolta della sua potenza e nell’espirazione che, con questa, definisce i limiti delle sue creature, lasciando loro una traccia del suo infinito.

L’Odore è individuale per ogni creatura, sovrapponibile con aromi per ornamento o decomposizione da trascurataggine, ma è comunque un simbolo dell’esistenza di un soggetto, e, come tale, va accettato, curato, sentito.

In alcuni casi, muta con il variare della salute e con l’età di un individuo, soprattutto per ciò che concerne la generazione. Si avverte la presenza più particolare e singola di una creatura, come si nota un simbolo per un concetto divino.

È l’arte fina di decodificare un simbolo, di delineare una personalità, una presenza benefica, di intuire un male. Anche questo muove verso la conoscenza ed ai fini di essa. E non vi sarebbe senza la divina sistole e diastole generatrice.

La vita ha odore, come la morte ha il suo, e questo regna durante la progressiva trasmutazione del corpo in vista di un nuovo inizio.

Nel passare l’oscurità della riflessione, non vi è Vista, né Udito, né Gusto, né Tatto, ma l’alchimia della dissoluzione che, per una novella coagulazione, emana odore proprio come fumo di fuoco amoroso.

È sgradevole come la superfluità che consuma, ma è anche il ponte che il Sesto Senso saprà passare in nome del Grande Architetto dal quale proviene.

 

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Autore Rosmunda Cristiano

Mi chiamo Rosmunda. Vivo la Vita con Passione. Ho un difetto: sono un Libero Pensatore. Ho un pregio: sono un Libero pensatore.