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Alla finestra

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È la memoria che trasmette la conoscenza: reciderla, significherebbe non riuscire a fare un solo passo in avanti, nella pienezza della consapevolezza!

Accade, di rado, che frammenti di lacrime rotte, non si siano sciolti sul tessuto spirituale dell’anima e allora gli stessi, affilati come le lame inossidabili di quel tempo, tornano a graffiare le pareti sottili del cuore, lasciandolo nuovamente sanguinare.
Pongo a me stesso una domanda: dove arriva tutta questa materia?
Il dolore che canalizza è pari alla consistenza dell’amore. Appaiono come le due rotaie parallele di un unico binario: eppure, ad un certo punto, essi si fondono e originano un’alchimia di emozioni percettive che ti immettono nel mondo naturale.

Il fruscio del vento ha la facoltà di avvolgerti nel mantello di un ricordo che ti riporta all’origine di te; quando, con gli occhi di un bambino, il cielo lo vedevi azzurro vivo e le nuvole bianche e candide come gigli di campo vellutati.

Ascolti le voci antiche che ti passano accanto e riaprono i varchi sigillati della tua memoria, che pensavi di aver rimosso dall’ultimo strato di te, quello più recondito, lontano, nascosto e velato sotto l’ultimo dei tuoi segreti.

Accade quindi, che torni a visualizzare immagini di un passato che non ha più potere di ferirti, ma al contempo ti rende nuovamente edotto dello spessore del tuo cammino che prosegue, sempre e comunque, nonostante tutto.

Il tempo scorre inesorabile e ogni cosa appartenente all’umano e allo spirito, muta in forma e in sostanza: nulla è più identico a ciò che era un attimo prima, né mai lo sarà.
Il bivio è sempre innanzi all’uomo in cammino; il momento della scelta è costantemente presente: ogni cosa, della propria essenza, è un richiamo all’Origine.

Ci si smarrisce, a volte, in una perenne alternanza fra tenebre e luce: eppure, è soltanto in questa dualità che si riscopre il divenire nella consapevolezza di ciò che si è stati e di quello che si è proiettati a fare e a concretizzare.

“Alla finestra” mi affaccio sul mio passato, vivendo nella pienezza del mio presente: in lontananza intravedo il futuro che, allo stato, non è altro che un ologramma di un riverbero di presente che non ha altra finalità di invitarmi a proseguire nel programma del Piano Infinito del Cosmo.

Nel ricordarmi di me e da dove provengo, il sentiero si illumina di consapevolezza che incide inevitabilmente sul livello della mia personale conoscenza.

La paura, con le sue paure, assumono contorni evanescenti, e percepisci in te il senso di ringraziamento verso quell’Infinito Amore che te l’ha inviata per temprarti con fuoco e acqua, nel passaggio verso la nuova immagine di te.

Che l’apparenza combaci sempre con la sostanza: soltanto così lo sguardo che si possiede sarà talmente forte da sostenere quello altrui.
Osservo le mie mani e nella luminosità che dai loro palmi emanano, edifico il gradino successivo della scala del mio pensiero vivente.

Alla finestra del mondo osservo le nuove vie; le numerose strade che si aprono innanzi a me e che da questo mondo conducono all’altro e agli altri ancora.
In un respiro si consuma l’universo; in uno sguardo si rigenera; nel vibrato si estende dall’infinito all’immenso.

Alla finestra, programmo il mio ritorno tra le genti del mondo: tutto è pronto, anche io.

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