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Marocco: Rabat respinge accuse ultimo rapporto Amnesty International

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Amnesty International


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Strumentalizzate attività d’inchiesta di un giornalista

Le autorità marocchine hanno confutato le accuse contenute nell’ultimo rapporto di Amnesty International, AI, invitando quest’ultima a fornire prove a sostegno delle sue affermazioni.

Le autorità di Rabat hanno spiegato in un comunicato stampa di aver ricevuto oggi Mohamed Sektaoui, Direttore di Amnesty International in Marocco, e hanno espresso sorpresa per le accuse contenute nell’ultimo rapporto di questa Organizzazione, datato 22 giugno 2020, menzionando i contatti con le autorità marocchine prima della sua pubblicazione.

Negando di essere stati contattati da Amnesty, le autorità, in un comunicato stampa, sottolineano che la pubblicazione di questo rapporto e la mobilitazione di 17 organi di stampa in tutto il mondo, portata avanti al fine di diffondere accuse infondate, fanno parte di un’agenda mirata contro il Marocco, che parte dai circoli per odiare il Regno, mentre altri fanno parte di una logica di concorrenza tra gruppi economici attorno alla commercializzazione delle attrezzature utilizzate nel campo dell’intelligence.

La stessa fonte specifica che durante l’incontro è stato portato all’attenzione del Direttore esecutivo dell’AI a Rabat che tale rapporto non fornisce prove tangibili sul presunto collegamento tra il Marocco e l’intercettazione di telefoni di determinate persone, dimostrando, così, che gli autori del dossier non hanno prove tangibili a conferma di queste accuse. Di conseguenza, le autorità marocchine hanno chiesto al Direttore esecutivo di Amnesty International di inviare al più presto le presunte prove al fine di consentire al Marocco di fare quanto necessario per proteggere i diritti dei suoi cittadini.

Poco dopo la diffusione di questo comunicato la stampa di Rabat ha ipotizzato che il giornalista Omar Radi, utilizzato da Amnesty International, fosse stato usato come una pedina nella guerra contro la società israeliana NSO Group.

La relazione di Amnesty International sulle attività del gruppo NSO in relazione al Marocco rientra in una serie di azioni intraprese negli ultimi 5 anni dall’organizzazione per i diritti umani impegnata in un braccio di ferro con l’azienda israeliana specializzata in software di sorveglianza.

L’organizzazione internazionale per i diritti umani ha rivelato in un rapporto pubblicato il 22 giugno che il giornalista marocchino Omar Radi era presumibilmente soggetto a sorveglianza, utilizzando software sviluppato dalla società israeliana NSO Group. Una tecnologia che consentirebbe l’accesso a tutti i dati sul telefono cellulare di un individuo e anche l’attivazione della fotocamera e del microfono.

Nel rapporto di 18 pagine, nella sua versione francese, Omar Radi sarebbe quindi l’obiettivo e lo sponsor le autorità marocchine, che, secondo Amnesty International, sarebbero i clienti del gruppo NSO dal 2018. Questa tesi viene però smentita oggi dalla stampa di Rabat secondo la quale l’impegno del giornalista nel movimento 20 febbraio 2011 o nelle denunce contro la corruzione sono gli stessi di quelli che altri suoi colleghi hanno potuto assumere in quel momento, le sue indagini sulle cave di sabbia non sono esclusive in relazione a coloro che l’hanno preceduto nel 2011 grazie, in particolare, ad un ricercatore dell’Università Ibn Tofail di Kenitra e alla pubblicazione, nel novembre 2012, dell’elenco esaustivo di tutti gli operatori di cave di sabbia e pietra in Marocco.
I temi di corruzione, spoliazione o espropriazione della terra, presentati da Radi, sono stati ampiamente trattati in rapporti critici, tra cui i media pubblici.

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Autore Redazione Arabia Felix

Arabia Felix raccoglie le notizie di rilievo e di carattere politico e istituzionale e di sicurezza provenienti dal mondo arabo e dal Medio Oriente in generale, partendo dal Marocco arrivando ai Paesi del Golfo, con particolare riferimento alla regione della penisola arabica, che una volta veniva chiamata dai romani Arabia Felix e che oggi, invece, è teatro di guerra. La fonte delle notizie sono i media locali in lingua araba per dire quello che i media italiani non dicono.